Roma, Renzi dà 3 mesi a Marino: “Se non c’è cambio di rotta elezioni a primavera”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 luglio 2015 8:44 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2015 8:44
Roma, Renzi dà 3 mesi a Marino: "Se non c'è cambio di rotta elezioni a primavera"

Matteo Renzi (Foto LaPresse)

ROMA – Se non ci sarà un cambio di rotta entro tre mesi si andrà ad elezioni in primavera. Matteo Renzi commenta così la nuova giunta del sindaco di Roma Ignazio Marino, in cui “non c’è un solo assessore renziano”. Il premier prende dunque le distanze dal sindaco della Capitale e avvisa che, nonostante l’Anno santo in arrivo, se non ci sarà una inversione di rotta si tornerà alle urne con due anni di anticipo.

Goffredo De Marchis nel suo retroscena su Repubblica scrive che alla nuova giunta di Marino serve l’appoggio del governo, invece il premier ha dato un sostanziale commissariamento:

“Del Giubileo infatti si occuperà il prefetto Gabrielli con pieni poteri. Il governo glieli darà al più presto, nei prossimi giorni, «anche per evitare, visti i tempi strettissimi, il ricorso a procedure d’urgenza negli appalti, una stagione che appartiene al passato», sottolineano gli uomini del presidente del Consiglio.

I finanziamenti del governo per la Capitale verranno gestiti dal nuovo vicesindaco con delega al Bilancio Marco Causi, già pezzo forte della giunta Veltroni, conoscitore profondo di Roma e dei suoi conti. Una persona di cui Renzi si fida molto e che in sostanza riferirà più a lui che al sindaco. Ai Trasporti, assessorato chiave di una città dove muoversi è quasi impossibile, va Stefano Esposito, vicino a Matteo Orfini ma con un filo diretto a Palazzo Chigi con il premier ancora prima che con i suoi fedelissimi”.

La scommessa di Orfini si regge su questi tre pilastri, continua De Marchis, e la situazione di Roma mette alla prova anche il governo:

“Questo è quello che ha detto a Renzi: una rovinosa caduta di Marino si rifletterebbe sul governo e sul segretario dem, va fatta un’ultima prova. Parole che il premier ha accolto con scetticismo ma «mettendosi a disposizione », come ha detto sia a Causi sia a Esposito che lo hanno chiamato prima di accettare. Non a caso già martedì è stato convocato nella sede dell’esecutivo il tavolo istituzionale per le risorse da destinare a Roma. L’annuncio della nuova giunta perciò ha sbloccato la situazione.

Restano altre scommmesse in ballo. Quella di un gruppo di renziani è che Marino cadrà comunque. La sua maggioranza, dopo l’uscita di Sel, balla su un voto di scarto. E non è detto che Marino accetti senza ribellioni quella che molti chiamano già “giunta Orfini” e il commissariamento forma- le o sostanziale di tutti i dossier più delicati di Roma: Giubileo, mobilità, soldi. Tolti al sindaco e delegati a dirigenti non scelti da lui.

Il tentativo, per arrivare al 2018, è quello di creare una filiera stabile, dialogante, collaborativa che attraversa una catena composta tutta da uomini del Pd: il premier, il presidente della Regione Nicola Zingaretti, il primo cittadino Marino. La formula dovrebbe coinvolgere quindi il partito ai massimi livelli, cercando di tenere tutti insieme questi ruoli in modo che nessuno possa fare scherzi all’altro.

Ma l’opinione del capo del governo è diversa. Non vuole essere coinvolto nell’eventuale disastro perché «il sindaco è eletto direttamente dai cittadini. Io l’ho fatto e so che gli onori e gli oneri sono di una persona sola». Non è sua intenzione confrontarsi direttamente con Marino e anche in queste ore tra i due non c’è stata nemmeno una telefonata. Al tavolo di martedì siederà per conto dell’esecutivo il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti. E’ sempre capitato così, ma la presenza di Renzi avrebbe dato un altro sapore alla nuova avventura.

Non c’è, quindi, e non ci può essere l’impronta del premier- segretario sul nuovo corso della Capitale. Roma però chiederà al governo di non tirarsi indietro. Ovvero di dare un po’ di ossigeno alla città che ha presentanto un piano di rientro del debito di proporzioni giganti, che approva i bilanci in anticipo, che sostanzialmente anche per via di queste misure non ha più un euro. Alla fine, dunque, in un modo o nell’altro il premier dovrà entrare in Campidoglio garantendo una collaborazione alla giunta. Lo farà magari bypassando Marino affidandosi a una squadra i cui campioni sono Orfini, Gabrielli, Causi,Esposito”.