Roma, risciò abusivi in centro: zero regole e cartello tariffe

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2014 14:01 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2014 14:01
Roma, risciò abusivi in centro: zero regole e cartello tariffe

Roma, risciò abusivi in centro: zero regole e cartello tariffe

ROMA – Doveva essere un modo per recuperare ex detenuti, si sta rivelando una fonte di economia sommersa: il servizio di risciò affidato agli ex detenuti nel centro di Roma non sta rispettando i propositi dell’iniziativa. Almeno, così scrive Riccardo Tagliapietra sul Messaggero:

Erano partiti come una giostra per turisti, gratuiti e affidabili, gestiti da ex detenuti che, sotto l’egida del Comune, pedalavano tutto il giorno portando a spasso i clienti. Piazza Venezia, Villa Borghese, Fori Imperiali. Un servizio che sarebbe dovuto diventare a pagamento, con tanto di ricevuta. Qualcuno però si è distratto. E i risciò autorizzati dal Campidoglio nel 2010, che fino a qualche tempo fa si contavano sulle dita di una mano, battezzati per dare un’opportunità alle «categorie svantaggiate», oggi si sono moltiplicati.

Tagliapietra poi parla delle tariffe:

Anche le tariffe hanno seguito la regola del fai da te. Venticinque euro per San Pietro, 15 per piazza Navona, 20 per Castel Sant’Angelo, Campo de’ Fiori, o piazza di Spagna, tariffe garantite da un cartello di «abusivi» (in materia c’è un grande vuoto legislativo) che ha in mano l’affare. A pedalare non sono più ex detenuti, ma romeni, asiatici e qualche volenteroso connazionale. Pagati una miseria, la maggior parte senza ferie e contributi. Ma anche privi di assicurazione per loro, per i mezzi e per i clienti, e le «aziende» non rilasciano scontrini.

Il cliente paga in nero e chi pedala, di conseguenza, si adatta. Sono una quarantina i risciò che operano nella Capitale. A costruire la maggior parte di questi mezzi a pedali è un’azienda lombarda che li vende a 2mila euro ciascuno. A comprarli non si sa. Comunque ne sono in arrivo altri trenta, spiega la ditta, già ordinati. Pronti a «a soffiare clienti alle nostre cooperative», dicono i tassisti romani, che non vedono di buon occhio la concorrenza che si aggiunge a quella dei noleggiatori Ncc, macchinine elettriche, auto a nolo «a tempo».

La risposta:

In Comune sbadigliano. Dal dipartimento Mobilità e Trasporti arriva una risposta al rovescio, alla domanda: quanti e quali sono i risciò autorizzati? «Risultano autorizzati taxi, Ncc, veicoli a trazione animale, autobus e autoveicoli adibiti al trasporto infermi», scrive il dirigente. Quindi, si deduce, nessun risciò. Lo stesso vale per qualche vigile davanti al Colosseo, che nonostante dal Comando di via della Consolazione venga protocollato in risposta allo stesso quesito, che «la Squadra vetture è presente quotidianamente sul territorio, effettuando controlli e sanzionando illeciti», passeggia per la piazza tra turisti e risciò che caricano a rotta di collo.

D’altronde è lo stesso documento del Comando a trarre in inganno, mettendo motocarrozzette (a motore) e risciò (a pedali) sullo stesso piano. Quella dei risciò, insomma, sta diventando una grana che il Comune dovrà governare, affinché il business dell’abusivismo romano non inghiotta anche quello delle bici a pedali. Qualche turista, prima o poi, potrebbe farsi male e la fama della Capitale finisca sulla stampa di mezzo mondo, ancora una volta con qualcosa da dimenticare.