Roma, Università La Sapienza, rettore dopo Luigi Frati: una donna? Un primario?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 settembre 2014 14:01 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2014 14:02
Roma, Università La Sapienza, rettore dopo Luigi Frati: una donna? Un primario?

Università La Sapienza di Roma

ROMA – All’università La Sapienza di Roma devono scegliere il nuovo rettore e c’è gran fermento in vista delle votazioni del 23 settembre. Lo ha registrato sul Corriere della Sera Goffredo Buccini.

“Dicono sia stanco e invecchiato [il rettore uscente] Luigi Frati. Intristito da cattivi auspici. Venerdì è pure bruciata una sala operatoria del reparto Valdoni. Che è il cuore del suo Policlinico. Che a sua volta è il cuore della sua Sapienza. «Colpa della piastra elettrica di un’infermiera, qui manca tutto e il caffè lo fanno così», mormora un chirurgo bravo ma rompiscatole.

La Sapienza è un

“corpaccione da 110 mila studenti che Frati ha riportato in attivo: da meno 48 a più 18 milioni, a costo però di un’emorragia di uomini e mezzi che intasa perfino le macchinette del caffè.

Parlare di cambio d’era non è eccessivo: vent’anni da preside di Medicina, dieci da pro-rettore vicario e da rettore, moglie e due figli piazzati dentro l’università, polemiche, inchieste, una vasta corte di vassalli tra ordinari, associati e ricercatori, ovvero un popolo di 3.872 elettori, molti dei quali gli devono qualcosa.
Nonostante la mission di dimagrire, Luigi Frati divise Medicina in tre, moltiplicandone le poltrone.
«Nessuno dei sei candidati può sostenere di non essere un uomo suo, io sono leale e lo dico», sorride Tiziana Catarci, una dei sei, che uomo non è ma fa paura a un sacco di uomini — bella, intelligente e aggressiva.

La chiamano la Zarina. «Non lo sapevo ma non mi dispiace, Caterina la Grande ha trasformato la Russia».
Tiziana Catarci domina (per ora) sull’informatica e ha in mano InfoSapienza, cervello milionario e vero centro di potere dell’università anche nell’allocazione delle risorse («i dati sono neutrali, poi la politica li… orienta»).
«Sono la prima candidata rettrice in settecento anni di Sapienza: e do fastidio». In effetti colleghi (e colleghe) non le risparmiano nessuno dei luoghi comuni su una donna di potere che ostenta il tacco dodici.
Tiziana Catarci ha il marito in facoltà, ma si sono conosciuti lì da ragazzi).

È lei una delle due carte che Frati prova a giocare perché il cambio d’era si trasformi in una transizione da lui stesso governata, magari assurgendo a presidente della Fondazione che, adesso, incassa gli introiti degli affitti dell’ateneo ma domani — chissà — potrebbe gestire direttamente il patrimonio immobiliare di lasciti e donazioni, diventando tutt’altra torta.

L’altra carta è Eugenio Gaudio, preside di Medicina: cosentino. Il dettaglio non è irrilevante, i calabresi alla Sapienza sono molti, non solo tra i professori, ma anche tra tecnici e studenti (che pure votano, sebbene con un meccanismo ponderato).

Il Quotidiano della Calabria gli fa garbata propaganda («Un medico calabrese tra i sei candidati»). Lui si schermisce: «Veramente vorrei una Sapienza più europea. Poi, se riesco a portare i calabresi in Europa…».
Immagina un’università aperta ai quattrini privati: «Basta ideologismi».
Non per ragioni ideologiche Frati aveva un tempo affidato al dipartimento di Carlo Gaudio, fratello di Eugenio, il proprio figliolo cardiochirurgo, Giacomo, che se pure fosse il nuovo Valdoni si porta addosso lo stigma dell’aiutino.
Nel dipartimento di Eugenio si può trovare poi anche la figliola di Luigi il Magnifico, Paola, a Medicina legale.
Gaudio ha a sua volta il figlio che fa dottorato di ricerca a Ingegneria (ma sono decine i rampolli di professori con dottorato in ateneo). Ovvio che con tanti intrecci familiari Frati abbia a cuore il destino del fido amico.
Nonostante ciò si narra che lo punzecchi di tanto in tanto: «Eugenio caro, mica vorrai diventare rettore al primo colpo? Persino io ho dovuto fare il prorettore di Guarini, prima».
Nei corridoi si fanno calcoli frenetici. Catarci porta di suo tra i 350 e i 550 voti, Gaudio ne ha un pacchetto di 1.200 (Medicina da sola conta un terzo dell’università). Bella somma, ma si sussurra che i due non si sopportino, al ballottaggio del quarto scrutinio si tratta, e tutto può succedere.
Tiziana Catarci storce la bocca: «Gaudio e io? Rapporti istituzionali. Sua prorettrice, io? Corro per vincere». Sa di cosa parla.
[…]

Con 500 o 600 voti di partenza, la sorpresa può essere Andrea Lenzi, endocrinologo, da otto anni presidente del Consiglio universitario nazionale: «Ho lavorato con cinque ministri».
Lenzi è più politico, il Cun dà peso. Ha una figlia ricercatrice di Storia all’università dei Legionari di Cristo, ha subìto duri attacchi: forse sopra le righe rispetto all’incarico della ragazza. «L’ho scritto pure sul profilo Wikipedia, di mia figlia».
Questa è la Sapienza di Frati, miseria e nobiltà: in bilico tra la bolla papale da cui nacque e una pagina web di Dagospia.