Roma: villa rom condonata, covo banda di ladri di case

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Gennaio 2015 10:50 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2015 11:22
L'articolo del Corriere della Sera

L’articolo del Corriere della Sera

ROMA – Costruita abusivamente, condonata senza averne i titoli, acquistata dal Comune e poi, senza un motivo, riaffidata ai vecchi proprietari che l’hanno arredata con mobili rubati. Perché è il covo di una banda di ladri di case. Questa la storia, raccontata da Fulvio Fiano del Corriere della Sera, della villa di tre piani in via Gadurso a Roma, nel quadrilatero tra Casilina, Prenestina, Rocca Cencia e la Borghesiana.

Scrive Fiano: “L’edificio nasce negli anni ‘90 su un terreno agricolo. Ne segue l’ordine di abbatterlo e, in vista di ciò, il Comune lo acquisisce al suo patrimonio. Arriva una richiesta di condono, che però non sarebbe applicabile. Condono invece accettato sulla base della semplice domanda – non altri documenti che argomentino i titoli per godere della sanatoria – ed edificio restituito ai proprietari, la famiglia Markovic, rom di etnia serba.

Nello stesso palazzo la scorsa estate i carabinieri rinvengono oggetti per milioni di euro di valore, la cui provenienza è in parte già accertata come bottino del furto compiuto ai danni dell’avvocato romano Giovanni Lombardi Stronati e da quelli in altre abitazioni tra Parioli e Flaminio. Rolex e altri orologi di pregio, borse griffate, abiti Chanel, anelli con pietre preziose. Una delle autrici di questa serie di furti, identificata, viene arrestata. È Zlata Pilloni, 25 anni: abita con la famiglia nell’edificio. E nei giorni di Natale, un altro arresto ha raggiunto una 21enne, Sofia Nenadovski: abitava in una villa non lontana da quella in via Gadurso ed è ritenuta responsabile di furti vicino piazza Navona di Marella Caracciolo (nipote e omonima della vedova di Gianni Agnelli), e della stilista Guya De Vere. Le giovani sarebbero nella stessa banda.

La villa di via Gadurso risulta oggi confiscata ed è entrata nella lista dei beni da riassegnare alle associazioni antimafia. Secondo la graduatoria apposita, toccherebbe a Libera di Don Ciotti. Nel frattempo partiranno le indagini sulla catena di autorizzazioni che ha trasformato l’abuso edilizio nella grotta di Ali Babà. “.