“Rottamare Renzi in tre mosse” e metterci Landini. Paolo Flores d’Arcais, non rivincita ma vendetta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2015 13:45 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2015 13:47
"Rottamare Renzi in tre mosse" e metterci Landini. Paolo Flores d'Arcais, non rivincita ma vendetta

Renzi (LaPresse)

ROMA – Per Matteo Renzi è venuto il momento di essere a sua volta rottamato. Paolo Flores d’Arcais, fondatore e direttore di Micromega, indica le “tre mosse” su come “rottamare Renzi”. Come dire: chi di rottamazione ferisce di rottamazione perisce. O almno così vorrebbe Paolo Flores, che oggi crede in Maurizio Landini come ieri credeva in Stefano Rodotà e Beppe Grillo.

Ecco il master plan del blitzkrieg di Paolo Flores d’Arcais:

1: far cadere Renzi in una delle numerose fiducie che sarà costretto a porre per far passare in parlamento le sue pimpanti controriforme.

2: chiedere allora un immediato congresso del Pd, con le stesse modalità e procedure che portarono Renzi a impadronirsi del partito, partecipazione/iscrizione dei cittadini anche al momento del gazebo, ecc.

3: in contrapposizione a Renzi candidare per la segreteria del Pd Maurizio Landini, e parallelamente chiedere al Presidente Mattarella che al posto del governo sfiduciato, anziché sciogliere le camere, venga insediato un governo di “tregua repubblicana”, affidato tutto a personalità della società civile e capace di ottenere le convergenze autonome di parlamentari Pd, M5S e altri “volenterosi” sul programma e la credibilità dei ministri preposti a realizzarlo”.

Urge intervenire, sostiene Paolo Flores d’Arcais, perché

“1. Matteo Renzi si accinge a completare la distruzione del Pd mutandolo in comitato elettorale personale, intenzione che del resto non aveva mai occultato. La sua politica, per profonda convinzione, è quella di realizzare la contro-rivoluzione di liberismo autocratico vagheggiata da Berlusconi ma restata in panne per i conflitti d’interesse e i crimini nell’armadio e soprattutto per l’ondata di lotte civili, sociali, d’opinione, con cui la parte migliore della società civile ha saputo fare argine. […]

“2. Renzi è in questo momento debolissimo, malgrado il fumo negli occhi della quasi totalità dei mass media (mai come oggi a “bacio della pantofola” verso l’establishment: ma il “marchionnismo” non è anche questo?). In un anno ha perso la metà dei consensi. La metà, il 50%, un voto su due rispetto al bottino elettorale delle europee, ci rendiamo conto?! Si è letto che sono due milioni di voti, ma nelle sette regioni in cui si è votato. In proiezione nazionale sono cinque milioni e mezzo. Non un’emorragia, un dissanguamento da mattatoio. […]

Che quanto resti di “opposizione” nel Pd non colga l’attimo dimostrerebbe definitivamente che è ormai ridotta al livello del saracino Alibante di Toledo che “del colpo non accorto/Andava combattendo ed era morto” (Francesco Berni, L’Orlando innamorato, LII, 60). […]

Alla vecchia nomenklatura non è data la rivincita, la vendetta sì. A Landini, l’unica vendetta a disposizione di questi burocrati che nessuno rimpiange, può riuscire, da posizioni opposte, di società civile “giustizia e libertà”, l’Opa sul Pd che è riuscita a Renzi or non è guari. La nemesi è nelle possibilità della situazione attuale, ma implica lucidità in tutti i soggetti qui evocati, e razionalità e coraggio sono i pregi che da più tempo latitano presso quanti si dichiarano di sinistra”.

(copyright © Paolo Flores d’Arcais)