La Sant’Egidio nel cuore del Papa. Antonino D’Anna, Italia Oggi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Giugno 2014 13:05 | Ultimo aggiornamento: 19 Giugno 2014 13:05
Papa Francesco (foto Lapresse)

Papa Francesco (foto Lapresse)

ROMA – “Malgrado gli acciacchi politici – scrive Antonino D’Anna di Italia Oggi – dovuti al sostegno accordato a Mario Monti quando salì in politica per Scelta Civica, e nonostante un cambio di Papato, la Comunità di Sant’Egidio resta ancora sugli scudi, pronta a svolgere il suo incarico di diplomazia parallela vaticana”.

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Lo ha sigillato la visita del Papa a quella che viene definita «Onu di Trastevere», tenutasi domenica 15 giugno.

Una visita che non è stata soltanto di cortesia ed amicizia, ma che ha rappresentato un importante riconoscimento e incoraggiamento per il gruppo fondato e guidato da Andrea Riccardi.

Nella Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, infatti, Francesco ha osservato come nel mondo moderno occorra «più preghiera e più dialogo», dicendo ai membri di Sant’Egidio: «Il mondo soffoca senza dialogo: per questo anche voi date il vostro contributo per promuovere l’amicizia tra le religioni». E ancora: «In alcuni Paesi che soffrono per la guerra, voi cercate di tenere viva la speranza della pace».

Un bell’endorsement che lascia ben sperare per il futuro. Non sono pochi, Oltretevere, a ricordare che, almeno fino al papato di Benedetto XVI, Sant’Egidio – grazie al suo ruolo di diplomazia parallela, che le ha permesso di aiutare la Santa Sede e compiere (meritorie) attività solidali nel mondo – ha avuto in gestione un dossier molto delicato della diplomazia vaticana, quello della Cina. Gestione magari è una parola grossa, ma diciamo che la Comunità ha spesso costituito un ponte alternativo e non ufficiale per connettere Roma con Pechino. L’ex Celeste Impero, infatti, dal 1951 non riconosce il Vaticano che considera una potenza straniera e ha espulso tutti i sacerdoti cattolici, colpevoli essere «asserviti» ad un capo di Stato straniero (il Papa); non solo, Pechino rimprovera a Roma di mantenere rapporti diplomatici con Taiwan, che considera una provincia ribelle (va detto però che a Taiwan opera un incaricato d’affari anziché un Nunzio, cioè ambasciatore, per non irritare i cinesi).

Risultato: nel 1958 Pechino ha fondato una chiesa parallela ufficiale, l’Associazione Patriottica, e da allora perseguita i circa 10 milioni di cattolici rimasti fedeli al Papa. Tra alti e bassi, il rapporto tra Chiesa cattolica e Cina avrebbe avuto una brusca virata con l’ascesa al soglio pontificio di Joseph Ratzinger, convinto dall’ex Arcivescovo di Hong Kong cardinale Joseph Zen Ze-Kiun ad assumere un atteggiamento meno conciliante verso il governo cinese. Sant’Edigio, quindi, sarebbe rimasta fuori dai giochi e avrebbe dovuto ritirarsi da un terreno che a quanto si dice conoscerebbe abbastanza bene. Così bene da spingere gli americani, nei cablogrammi di Wikileaks, a sottolineare nel 2006 come Sant’Egidio abbia rapporti nel mondo culturale e accademico a loro volta collegati con il potere politico cinese.

Se queste sono le premesse, l’augurio è che Sant’Egidio porti il Papa in Cina. Ma Oltretevere c’è chi nota che i rapporti con questo Pontefice saranno diversi rispetto a quelli avuti con Ratzinger:Jorge Mario Bergoglio ha sensibilità ed esigenze diverse, e non si appoggia ai movimenti come faceva, ad esempio, un altro buon amico di Sant’Egidio oggi divenuto Santo: Giovanni Paolo II.