Saverio Bellizzi (Msf): “Ebola? Si può fermare. Nigeria è un esempio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 ottobre 2014 9:02 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2014 9:02
Saverio Bellizzi (Msf): "Ebola? Si può fermare. Nigeria è un esempio"

Saverio Bellizzi (Msf): “Ebola? Si può fermare. Nigeria è un esempio”

ROMA – “L’ebola si può ancora fermare: o almeno evitare il peggio. Ma servono interventi tempestivi” dice, intervistato da Repubblica, Saverio Bellizzi, 37 anni, epidemiologo di Medici Senza Frontiere, ha fronteggiato il virus sul campo.

Già, Ebola si può contenere: anche la Nigeria ci è riuscita «Sì, la strategia nigeriana, la stessa che stiamo attuando in occidente, è stata tempestiva e ha funzionato. Hanno rintracciato le persone che erano state a contatto con i malati. Li hanno isolati, monitorati. Lo stesso siamo riusciti a fare a Télimélé, in Guinea: un successo riconosciuto anche dall’Oms».

In cosa consiste il suo lavoro?
«Cerco di capire da dove parte un focolaio, come si sviluppa, dove può colpire. Ma a Monrovia è impossibile»Perché?
«I casi sono troppi. Il virus è in circolazione da mesi e ancora non si fa abbastanza. Mappando i contatti dei nostri pazienti è emerso un panorama terrificante: a Monrovia non ci sono zone franche. Potenzialmente tutti sono a contatto con Ebola»

Come state agendo?
«Tentiamo nuove strategie per limitare il contagio già nelle case dei malati: con
kit igienici che distribuiamo nelle zone più povere»
Cosa contengono?
«Cloro in polvere da sciogliere in acqua per lavarsi le mani. Una maschera, un grembiule, guanti. Servono a proteggersi se si ha un malato in casa. O un morto: a Monrovia molti muoiono a casa. E i cadaveri sono contagiosi »Può bastare?
«No, è una strategia di contenimento. E l’impatto si valuterà col tempo. Intanto spingiamo affinché intervengano strutture internazionali. Noi oggi siamo costretti a respingere i malati: sono troppi» Come si fa a respingere i malati?
«Il ruolo dei colleghi che lo fanno è tremendo, sono distrutti. Sai che chi mandi via morirà in strada, infetterà altri»Non si potrebbero contenere in qualche modo?
«Noi assicuriamo dignità a chi curiamo. Fare lazzaretti significherebbe creare bombe biologiche. Per avere un impatto reale bisogna semmai estendere l’impegno. Ma mancano le risorse».