Savona, profughi lavorano per il Comune: “Faranno manutenzioni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 luglio 2015 11:37 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2015 11:37
Savona, profughi lavorano per il Comune: "Faranno manutenzioni"

Savona, profughi lavorano per il Comune: “Faranno manutenzioni”

SAVONA – I profughi lavoreranno per il Comune di Savona, facendo manutenzioni degli immobili comunali. Ad annunciarlo via Facebook è Federico Berruti, sindaco di Savona, che ha coinvolto nell’esperimento di integrazione 20 migranti.

Mario De Fazio e Federica Pelosi sul Secolo XIX scrivono che l’esperimento potrebbe diventare un esempio da seguire anche per altri comuni italiani:

“«Il principio di legare aiuto e lavoro è assolutamente condivisibile – scrive il primo cittadino -. Da tempo siamo impegnati con Isabella Sorgini per applicarlo concretamente. E’ necessario infatti che i lavori di pubblica utilità vengano svolti in condizioni di sicurezza e nel rispetto delle norme». Un primo esempio dovrebbe concretizzarsi in tempi stretti.

«Circa venti profughi hanno già svolto per questo un corso sulla sicurezza offerto dalla Scuola Edile, ente che ringrazio – continua Berruti -. Potranno iniziare quindi prossimamente un’attività di manutenzione di immobili comunali. Vogliamo proseguire su questa strada, magari anche per altre attività»”.

Intanto il flusso di migranti non si arresta e in Liguria dovrebbero arrivare altre 150 persone:

“Ad oggi, in base alle stime aggiornate a ieri pomeriggio della Prefettura (che non tengono conto dei 20 nuovi arrivi di oggi), i profughi ospitati in strutture del Savonese sono 520. Senza considerare il capoluogo, la situazione varia a seconda dei comuni coinvolti: Cairo Montenotte e Calizzano ne ospitano una quarantina a testa, seguiti da Varazze (32), Ceriale (15), Albenga (8) e Roccavignale (4).

Di questi sei comuni, su un totale di circa 140 “ospiti”, solo 38 sono impegnati in lavori socialmente utili organizzati da alcuni comuni. E’ il caso dei 15 stranieri che, a Varazze, si sono offerti come volontari per piccole opere di manutenzione, che vanno dalla riparazione di panchine alla cura del verde pubblico. L’accordo siglato da Comune, Croce Rossa (che gestisce il centro di accoglienza della città) e Prefettura prevede turni da 4-5 ore e nessuna ricompensa aggiuntiva (oltre i 2 euro e 50 centesimi del pocket money giornaliero, ricavato dai 34 euro giornalieri versati per ognuno dallo Stato alle associazioni o cooperative che li ospitano).

Un esempio che ricorda l’iniziativa di due anni fa a Borgio Verezzi, quando l’amministrazione Dacquino aveva impiegato 16 profughi per opere di pubblica utilità. «Si è dimostrata un’idea vincente – ricorda il sindaco di Borgio – I nostri ospiti, invece di trascorrere le giornate con il naso all’insù, avevano ripulito l’ex caserma dell’Arma di Verezzi, da tempo inutilizzata, e avevano rifatto la pavimentazione esterna del teatro Gassman. Credo sia la strada giusta».

E a crederlo, oggi, sono anche i sindaci di Cairo (una decina gli immigrati al lavoro),Calizzano (8 su 40), Roccavignale (4) e Altare (che sta pensando a un’iniziativa simile), con il paradosso di Bardineto che, pur essendo “orfana” di profughi, ha cercato di adottarne qualcuno dai paesi vicini senza riuscirvi. Ad Albenga gli arrivi sono gestiti invece dalla cooperativa Jobel, legata anche alla Caritas: gli otto stranieri ospitati da un paio di mesi nello stabile di piazza Fraudero, in pieno centro storico, arrivati da Pakistan, Afghanistan, Togo e Sudan, non svolgono alcuna attività di pubblica utilità”.