Scalfari: elezioni anticipate e crisi di Governo: non scherziamo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 settembre 2013 13:26 | Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2013 13:26
Scalfari: elezioni anticipate e crisi di Governo: non scherziamo

Silvio Berlusconi (Foto LaPresse)

ROMA – Nel suo editoriale della domenica Eugenio Scalfari commenta gli ultimi sviluppi della politica italiana, che si sintetizzano nel dubbio: cadrà il Governo e nello psicodramma Berlusconi. Sono temi che tengono Italia e mercati in sospeso anche se cresce il numero di quelli che non li prendono più sul serio:

“Se Berlusconi seguisse il consiglio che alcuni dei suoi collaboratori e familiari gli hanno dato e gli danno, dovrebbe dimettersi da senatore.

Guadagnerebbe un merito, agirebbe per il bene di un Paese che lui ha amato soltanto perché un vasto settore di opinione pubblica lo ha appoggiato e ancora l’appoggia da quasi vent’anni.

“Le dimissioni da senatore e l’accettazione della condanna, l’abbandono della vita politica sarebbero il primo e solo merito, tutti gli altri vantati da lui e dai suoi fedeli sono assolute bugie. Questo però sarebbe un merito notevole e denso di conseguenze positive: renderebbe necessaria la costruzione di una destra moderata e liberale rafforzando la democrazia; assicurerebbe il percorso del governo per il tempo necessario per l’adempimento del compito ricevuto a suo tempo dal capo dello Stato che l’ha nominato e dal Parlamento che l’ha fiduciato.

“Se a quel punto e nelle forme dovute chiedesse un provvedimento di clemenza, forse l’otterrebbe. Temo però che le cose non andranno in questo modo. “Temo che i suoi legulei tentino di sollevare un processo di revisione della sentenza della Cassazione interpellando la Corte d’appello di Brescia.

“Per guadagnare tempo, giorni o settimane o mesi qualora il ricorso fosse accettato”.

“C’è poi la tentazione della sinistra movimentista e para-grillina di buttar giù il governo e andare alle elezioni.

“Perfino, come vorrebbe Grillo, col “Porcellum”.

“Tentazione molto pericolosa, che troverebbe però, come da lui più volte dichiarato, l’opposizione di Giorgio Napolitano che non scioglierà mai le Camere se il “Porcellum” non sarà abolito e non prima comunque che sia approvata la legge finanziaria. Cioè non prima del febbraio-marzo 2014.

“Se questo fosse l’esito, la “tentazione movimentista” avrebbe come risultato quello di riprecipitare l’Italia nel girone dei dannati, dei sorvegliati speciali, dei peccatori congeniti. Ho apprezzato i nobili intenti espressi da Vittorio Sermonti nella lettera aperta pubblicata da Repubblica [e che pochi hanno preso sul serio comunque], ma vedo anche lì una mancanza di realismo estremamente pericolosa. Se Berlusconi riuscisse a non andare in galera, dobbiamo rispondere nei prossimi giorni buttando giù il governo Letta.

“Questo discorso, inutile dirlo, vale anche per il Partito democratico nelle sue varie componenti, correnti, fazioni.

“Il Congresso va certamente fatto, ma la questione preliminare è se l’appoggio al governo Letta si limiti a “qualche cosuccia” cui deve provvedere nel giro di pochi mesi, oppure alla durata almeno fino al semestre europeo con presidenza italiana, cioè il tempo minimo per la realizzazione degli obiettivi che gli sono stati affidati.

“Se il Congresso non risolverà preliminarmente questo problema, sarà certo importante per ricostruire l’identità d’un partito ancora molto ammaccato e scegliere un leader che la impersoni nel quadro d’una nuova ed efficiente struttura organizzativa, ma affiderà al prescelto una cambiale in bianco su un tema che condiziona la posizione internazionale, sociale ed economica del Paese. Non mi sembra il momento delle cambiali in bianco quando si percorre un sentiero accidentato che attraversa precipizi nei quali si può cadere. Ci pensino bene le componenti, le correnti, le fazioni del Pd e chi le rappresenta. La scelta che sono chiamati a fare li rende corresponsabili di cambiali in bianco rilasciate senza aver chiarito la questione preliminare ed essenziale”.

Scalfari conclude con il riferimento a

un’ultima contraddizione, attuale ma storica perché vecchia di secoli: come mai gran parte degli italiani è politicamente indifferente e perché un quarto almeno dei non indifferenti vota da vent’anni per Berlusconi? La risposta l’abbiamo data già molte volte ma è bene ripeterla in un Paese di corta memoria: indifferenti o berlusconiani o grillini, odiano lo Stato, le istituzioni, la politica. Per secoli hanno visto la loro terra governata da Stati stranieri e tirannici, Signorie, altrettanto tiranniche, una borghesia inesistente, una cultura ristretta a ceti privilegiati, un’economia di rapina.

“Di qui il ritrarsi nel proprio interesse particolare, il disprezzo dell’interesse pubblico, la fragilità d’ogni tentativo di modernizzazione affidato ad élite presto trasformatisi in caste.

“Questa è stata la storia del Paese e di questa paghiamo il prezzo, sperando in una svolta che ci consenta di uscirne.

“Talvolta queste svolte ci sono state, ma sono durate poco e il vecchio andazzo è ricominciato. Speriamo che il buon momento stia arrivando anche se i presagi sono ancora tempesta”.