Scandalo Cinque Terre, quasi 8 anni a Bonanini: “Sono stanco ma sereno”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Giugno 2015 13:45 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2015 13:45
Scandalo Cinque Terre, quasi 8 anni a Bonanini: "Sono stanco ma sereno"

Scandalo Cinque Terre, quasi 8 anni a Bonanini: “Sono stanco ma sereno”

GENOVA – E’ stato condannato a 7 anni e 10 mesi Franco Bonanini, ex presidente del Parco delle Cinque Terre. Il Tribunale di Genova ha condannato 11 persone e ne ha assolte tre nell’ambito del processo “Mani Unte”: i giudici hanno accolto la tesi dell’accusa: a Riomaggiore esisteva un sistema di potere che amministrava la cosa pubblica in modo arbitrario.

I reati andavano dall’associazione a delinquere ai falsi, alle truffe, alla calunnia. La sentenza più dura è quella dell’ex presidente del Parco delle Cinque Terre Bonanini. Assente alla lettura della sentenza, ha detto al Secolo XIX:

“Sono stanco. Sono molto stanco, e non mi sento di parlare con nessuno: ma sono sereno”.

Sandra Coggio per Il Secolo XIX ripercorre le tappe del processo:

L’imputato principale del processo, Franco Bonanini, non si è presentato in aula ieri. Per la prima volta. Non aveva mai perduto una sola udienza. Mai. L’ha fatto ieri. Non ha voluto ascoltare la lettura della sentenza: ha scelto di aspettare a casa, a Riomaggiore. Ed a casa è rimasto, poi, l’intero pomeriggio. A “riposare”. Bonanini ha subito un trapianto, nel 2010. E’ sopravvissuto. E proprio quell’anno, è stato travolto dall’inchiesta “Mani Unte”. Era stato arrestato, il 28 settembre di cinque anni fa. Si era sempre proclamato innocente: ed era convinto di poter essere assolto. Fino alla fine. La sentenza lo ha invece condannato, seppure ad una pena inferiore, rispetto a quella chiesta dalla Procura.

«Dobbiamo aspettare a leggere le motivazioni», spiega il suo avvocato, Carlo Di Bugno: che fino alla fine ha chiesto «l’assoluzione di un uomo perbene», un uomo «malato, che all’epoca dell’inchiesta era fuori di sé, e non in grado di capire cosa stessero facendo i suoi uffici». La Procura descriveva un cinico spregiudicato politico, capace di arditi ragionamenti di fino. La difesa sosteneva l’esatto contrario.

Accuse pesantissime, che la sentenza parrebbe non aver condiviso: anche se le motivazioni saranno note solo entro i prossimi tre mesi. Bonanini ha sempre rifiutato il ruolo del “dominus”, il “regista della mala gestio”, il “potente che a tavolino decideva ogni cosa”. I testi d’accusa, però, sono stati molto duri.

Cinque anni dopo, è arrivata la condanna. E con la condanna, anche l’addebito delle spese di lite. E l’interdizione. E presto, arriveranno anche le richieste di risarcimento delle parti lese. Il solo Comune di Riomaggiore, aveva avanzato la richiesta di un milione di euro. E la Regione, un’altra somma pesante.