Rassegna stampa. Regione Lazio, si dimettono le opposizioni. La Polverini da Monti

Pubblicato il 24 settembre 2012 9:44 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2012 9:45
La prima pagina de Il Corriere della Sera 24.9.12

Il Corriere della Sera 24.9.12

La Polverini sotto assedio. Il Corriere della Sera: “Le indagini. I partiti del Lazio votavano per spartirsi i fondi”.

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Centrodestra. Intervista di Fabrizio Roncone a Daniela Santanchè:

Berlusconi si sente profondamente tradito, è sconfortato, allibito, disgustato da tutto quanto sta accadendo… Ma siccome è Berlusconi, l’uomo che mettendosi in piedi su un predellino fu capace di fondare un partito e stravincere le elezioni, credo comprenderà che, anche stavolta, c’è bisogno di un suo colpo di genio. In fondo, vado a chiedergli solo questo”.

Le indagini. Così i partiti decidevano come dividersi i soldi. Articolo di Fiorenza Sarzanini:

Per approfondire: Regione Lazio, da 1 a 14 milioni per i gruppi: “Pd e Idv d’accordo”

“Le erogazioni ai gruppi politici della Regione Lazio sono lievitate senza che fosse fornita alcuna giustificazione specifica. Le decisioni dell’ufficio di presidenza, poi ratificate dal consiglio regionale — che hanno consentito di passare da un milione di stanziamento ratificato il 26 gennaio 2010 (la giunta all’epoca è guidata dal centrosinistra) ai 14 milioni dell’8 novembre 2011 — sono sempre state motivate con una generica esigenza di denaro. E adesso pure su questo si stanno effettuando controlli. La legge prevede infatti che si specifichino i motivi delle variazioni di bilancio, soprattutto se i fondi devono essere sottratti ad altre «voci». Nonostante la norma fissi criteri precisi per la gestione dei soldi pubblici, le delibere che determinavano i nuovi stanziamenti sono sempre passate all’unanimità, vale a dire con il consenso di maggioranza e opposizione”.

Al Senato i bilanci restano segreti. Mistero sui 22 milioni ai gruppi. Scrive Sergio Rizzo:

” La prima diga è dunque stata abbattuta e non è stato facile. I gruppi parlamentari della Camera dovranno rendere pubblico il bilancio, che sarà certificato da un soggetto esterno. Per la prima volta sapremo come viene spesa anche questa fetta di finanziamento pubblico dei partiti. Ci si attende adesso il crollo della seconda diga. Quella del Senato. Che cosa farà la Camera alta? L’assemblea di Palazzo Madama si è sempre tenuta accuratamente alla larga da questo problema, del quale il suo attuale presidente, a differenza di Gianfranco Fini, ha esperienza diretta. Per otto anni Renato Schifani è stato infatti il capo del gruppo parlamentare di Forza Italia a Palazzo Madama”.

Sisma, quattro mesi dopo quarantamila sfollati ancora senza sovvenzioni. Inchiesta di Giusi Fasano:

“C’è qualcosa di strano nella passeggiata lungo le viuzze del centro storico di Mirandola. Qualcosa di sinistro. Saranno le macerie e le crepe che si vedono ancora qua e là. Oppure saranno le transenne e i ponteggi piazzati ovunque a ricordare pericoli di crolli… Quando gli occhi planano su quel che resta del duomo tutto diventa più chiaro: è il silenzio, quel qualcosa di strano. Un silenzio irreale che fa risuonare il rumore dei passi nell’aria come fossimo in una stanza vuota. Visto dai piedi della Chiesa sventrata di San Francesco o dai mille portoni rinforzati con travi di legno, il cuore di Mirandola è un’enorme stanza vuota.
È uno dei problemi più gravi del dopo terremoto. La ricostruzione dei centri storici sfregiati dalle scosse del 20 e 29 maggio è il capitolo di un libro ancora tutto da scrivere e non c’è nemmeno un segnale che faccia sperare in un’accelerata. «Se andrà bene, ma proprio tanto bene, forse potremo parlare al passato fra cinque anni» azzarda il direttore della Confindustria di Modena Giovanni Messori. Ed è fra i più ottimisti”.

«Sciogliete le milizie». La svolta di Tripoli. Il reportage di Lorenzo Cremonesi:

“A vedere da vicino lo sparuto manipolo di soldati della «Prima Divisione di Fanteria» che da sabato mattina presidiano la caserma appena saccheggiata si fatica a credere che la svolta sia infine arrivata. Dal governo di Tripoli ieri era giunta una richiesta secca: tutte le milizie devono smobilitare. Davvero l’esercito regolare sta finalmente sostituendosi alle squadre della rivoluzione? Davvero siamo alla fine dell’anarchia? Qui i soldati sono sdraiati su materassi impolverati in un cortile punteggiato di macerie, vestiti abbandonati, stivali sfondati, coperte luride. Il loro comandante, Hillal Mraja al Ghitani, 48 anni, ha perso la gamba destra, tranciata da una scheggia il 13 ottobre 2011, mentre combatteva nell’assedio di Sirte. Una settimana dopo Gheddafi sarebbe stato linciato in un delirio di caos e vendette sanguinarie a poche centinaia di metri da dove lui rimase ferito. Ora i suoi uomini hanno l’ordine di sparare nel caso i miliziani della brigata «Ansar Al Sharia», accusata da alcune fonti americane e locali di aver partecipato all’attacco contro il consolato di Bengasi che la notte dell’11 settembre ha portato alla morte dell’ambasciatore Christopher Stevens, tentassero di riprendersi la caserma. «Ma non credo torneranno. La popolazione di Bengasi li ha scacciati. D’ora in poi basta con le milizie», dice con un’ombra di strafottenza”.

La prima pagina de La Repubblica 24.9.12

La Repubblica 24.9.12

La Repubblica: “Scandalo Lazio, Polverini da Monti”. Gli uomini ombra che moriranno in carcere. Editoriale di Adriano Sofri:

Per approfondire: Scandalo Lazio, Alemanno furioso: “Centrodestra da azzerare”

“Perché giudicando dell’incostituzionalità di una pena che esclude a priori la rieducazione e la risocializzazione – dettate da lettera e spirito della Carta – la Corte costituzionale ha convalidato l’unica ipotesi che prevede di romperne il rigore mortale. È il caso in cui il condannato “collabori” con la giustizia facendo i nomi di altri colpevoli. Questa eccezione ribadisce il rovesciamento di senso per cui in Italia si chiamarono “pentiti” i collaboratori di giustizia, tramutando una categoria pratica, spesso utile e altrettanto spesso detestabile, in una categoria morale. Non solo l’assimilazione è indebita, ma può avvenire l’opposto: che un vero intimo e non esteriore pentimento vada assieme al rifiuto o all’impossibilità di denunciare altri. Altri che a loro volta possono aver cambiato vita per intero, sicché la denuncia varrebbe a mettere in galera al proprio posto qualcuno che non costituisce da anni e magari da decenni alcun pericolo per la società.
Ma lasciamo pure che questo resti un dilemma delle coscienze e del loro segreto; subordinare l’“indulgenza” (uso questo termine perché ricorda l’altro, della simonia) alla delazione espone il condannato a mettere oltre che se stesso la propria famiglia, a distanza di venti o trenta anni — figli, figli dei figli — nella catastrofe della “protezione”, del cambiamento di identità, di luogo, di vita, nella paura”.

Il j’accuse della Bonino “Nel 2010 il Pd mi isolò e salvò la spartizione”. Intervista di Concita De Gregorio a Emma Bonino:

“La distribuzione di pani e pesci fra tutti i gruppi consiliari del Lazio, Pd compreso, la chiama “grande spartizione inevitabile”. Su ‘inevitabile’ sorride ruvida. “Beh, sì. Alla luce della “grande spartizione inevitabile” si capisce qualcosa di più sulla sorte della mia candidatura alla Regione Lazio”. Emma Bonino, vicepresidente del Senato, sta partendo per New York: è attesa stasera a chiudere la sessione di lavoro con le leader del Benin e del Burkina Faso sulla lotta alle mutilazioni genitali femminili. Mi scusi, ma dovremmo parlare invece dei toga party con teste di suino a Roma Nord… “Prego, non si imbarazzi. Non è mica colpa sua. E’ l’Italia, la conosco”. E dunque vorremmo ricordare la sua campagna elettorale nel 2010, quando perse per pochi voti contro Renata Polverini… “Quella campagna elettorale fu davvero particolare, per così dire”.

Dilaga il Sistema Lazio, ecco gli scandali. Inchiesta di Emanuele Lauria, Carmelo Lopapa e Conchita Sannino:

“È la mappa di un’Italia del malcostume. Carta politica delle Regioni con rupe. Quella nella quale sono precipitati e scomparsi, in un solo anno, oltre 64 milioni di euro di finanziamento pubblico destinato ai gruppi che affollano i consigli regionali. Nella classifica (qui di fianco) spiccano gli oltre 12 milioni della Sicilia e i 7,5 del Piemonte. È il bacino in cui hanno potuto proliferare le spese fuori controllo del sistema “Batman” Fiorito, come sta emergendo da Nord a Sud, molto più diffuso di quanto si potesse sospettare. Una goccia, questi budget a sei zeri assegnati ai gruppi e dunque ai partiti, rispetto agli 830 milioni che servono ogni anno per mantenere giunte e Consigli, cioè le macchine istituzionali delle Regioni. Ma sufficienti — non sempre per fortuna — ad alimentare la malapolitica”.

La prima pagina de Il Giornale 24.9.12

Il Giornale 24.9.12

Il Giornale: “Polverini vicina all’addio”. E adesso serve un decreto salva-stati. Editoriale di Vittorio Feltri:

Per approfondire: Caso Sallusti, avviati i contatti per il ritiro della querela

“La solidarietà dei colleghi fa piace­re, certi loro articoli in appoggio alla tesi che sia ingiusta la galera per i reati a mezzo stampa – reati di opinione – sono di grande conforto; l’in­teressamento di vari politici alla sorte di Alessandro Sallusti, vittima di una vicenda giudiziaria con pochi precedenti (Giovan­nino Guareschi e Lino Jannuzzi, e basta), in­duce a sperare in una mobilitazione genera­le per evitare il dramma dell’arresto. Grazie a tutto ciò, siamo passati dal più cupo pessimismo circa il destino del diret­tore del Giornale a un minimo di ottimi­smo. Ma bisogna fare di più, e bisogna farlo in fretta, subito, oggi stesso. Si dà infatti il caso che dopodomani, mercoledì, la sen­tenza di secondo grado sia esaminata dalla Corte di cassazione. E qui può succedere di tutto: che sia ordinato il rifacimento del processo d’appello, che si stabilisca un rin­vio del giudizio finale o – Dio ce ne scampi e liberi – che venga confermato il verdetto in base al quale il giornalista sarebbe condan­nato a 14 mesi di reclusione, senza il benefi­cio della condizionale, quindi da scontarsi in prigione”.

Così la morsa fiscale di Monti vanifica gli sforzi di Draghi. L’inchiesta di Renato Brunetta:

“Sono interventi decisivi, per una nuova politica economica. Per far tornare il nostro Paese a crescere assieme all’Europa. Ba­sta, dunque, con i ricatti della Germania, che ha portato gover­ni e parlamenti ad approvare ri­forme sbagliate, basate su analisi parziali e distorte della crisi, che tendevano alla colpevolizzazio­ne degli Stati­piuttosto che alla so­luzione strutturale in sede comu­nitaria degli squilibri macroeco­nomici nella costruzione dell’eu­ro.
È questa l’ultima sfida cui è chiamato il governo. Sarà questo l’inizio di una nuova fase in Italia e in Europa. È questo lo stretto sentiero che Monti e le forze poli­tiche che si confronteranno nella prossima campagna elettorale hanno davanti. Altro che conti­nuità con il maledetto imbroglio dello spread“.

Il Fatto Quotidiano: “Non dissero no agli sprechi. Rivolta contro i consiglieri Pd”. Il ladro e il palo. Editoriale di Marco Travaglio:

“Ogni volta che uno scandalo travolge uomini del centrodestra, cioè sempre, dal centrosinistra si leva il solito vocìo: “Non siamo tutti uguali, noi non siamo come loro”. La qual cosa, talvolta, è vera: ma solo perchè l’indecenza del centrodestra tocca livelli così elevati da risultare fuori concorso. Il “non siamo come loro” andrebbe tradotto in un più modesto “loro sono peggio di noi”. E’ accaduto con le scalate bancarie, sponsorizzate da Forza Italia e Lega, ma anche dai vertici Ds. Con lo scandalo Tarantini, che portava la sue girl a Palazzo Grazioli nei giorni pari e al vicepresidente Ds della giunta Vendola, Frisullo, in quelli dispari. Con il caso Lusi. E con la vergogna della Regione Lombardia, dove ancora troneggiano Formigoni e i suoi 10 compari inquisiti, ma anche l’ottimo Penati, già braccio destro di Bersani (mai espulso dal Pd, ma solo “autosospeso”)”.

Napolitano e Monti tacciano. Scrive Antonio Padellaro:

“Fate schifo”, gridano nei mercati rionali di Roma i pensionati da 480 euro al mese a cui l’Inps chiede di restituire la quattordicesima erroneamente versata, mentre Fiorito-Batman “si mangia i nostri soldi” (31 mila euro al mese). “E’ la legge, e noi dobbiamo rispettarla”, dicono diligenti i funzionari del presidente Mastrapasqua, lesti a ripristinare la legalità violata con 24 rate da 12 euro l’una (perché non ci va lui a riscuotere?). Guarda caso è la stessa legalità a cui si appella proprio il Fiorito-Batman che da Vespa erutta l’indimenticabile frase: “Ho gestito mole ingenti di denaro ma nel rispetto della legge”. Di quale legge si parla? Di quella del più forte, naturalmente, di quella della giungla che le belve (e i porci) sanno bene adattare ai loro appetiti”.

La prima pagina de La Stampa 24.9.12

La Stampa 24.9.12

La Stampa: “Lazio, si dimettono le opposizioni. Polverini da Monti”. Il federalismo funziona se responsabile. Editoriale di Luca Ricolfi:

“Sì, penso anch’io – come Mario Calabresi e Franco Bruni che ne hanno scritto nei giorni scorsi – che lo scandalo Lazio faccia retrocedere molte nostre illusioni. Ad esempio l’idea, coltivata per decenni, secondo cui il decentramento amministrativo e il federalismo siano cose buone e giuste. Si vede bene in questi giorni che avere i governanti «a portata di mano dei cittadini» è un’arma a doppio taglio: i sempre lodati «rapporti con il territorio» raramente si traducono in controllo da parte dei cittadini, più spesso significano clientele, solo ossessiva ricerca del consenso, spudorato sfruttamento dei propri privilegi e delle proprie posizioni di potere. Di qui anche il dubbio di molti, adombrato nell’articolo di ieri di Franco Bruni: non sarebbe meglio tornare al centralismo statale? E se abolissimo non solo le Province, ma anche le Regioni? Siamo sicuri che, sul federalismo, non sia meglio fare macchina indietro?”.

Uno tsunami di ghiaccio fa strage sull’Himalaya. Scrive Enrico Martinet:

Per approfondire:  Tragedia sull’Himalaya: valanga travolge campo base, 13 morti. Anche un italiano

“Onda candida di neve e ghiaccio, nera di morte: 13 vittime, 8 dispersi. Valanga sul Manaslu, 8163 metri, Himalaya, al confine tra Nepal e Cina. Uno tsunami all’alba di ieri che ha annientato il campo 3, a 6800 metri, dove c’erano 35 alpinisti, tra cui tre italiani. E uno di loro, Alberto Magliano, 67 anni, nato a Trieste e residente a Milano, ex dirigente d’azienda, è fra le vittime. In salvo i suoi due amici, Silvio «Gnaro» Mondinelli, guida e militare della Finanza di Alagna, fra i pochi alpinisti ad aver raggiunto senza ossigeno tutti gli Ottomila e Christian Gobbi. La valanga è piombata sul campo 3 dove c’erano dieci tende, poi la sua «coda» di blocchi di ghiaccio ha devastato anche il campo più in basso di 400 metri senza uccidere”.

Il Sole 24 Ore: “Tasse sulla casa, processo all’Imu”. Molte attenuanti ma ora arriva la prova d’appello. Editoriale di Salvatore Padula:

“Assoluzione o condanna? Posta in questi termini, la “questione-Imu” rischia di finire schiacciata in una dimensione di propaganda pre-elettorale che non consente di cogliere a pieno la rilevanza della questione. Non si tratta di mettere sul banco degli imputati la logica di sistema che sta alla base del prelievo immobiliare, sul quale – salvo rare eccezioni – tutti concordano, anche quando in gioco c’è la prima abitazione. Eppure, è evidente come nella fretta dello scorso dicembre, quando l’imposta municipale pensata dal precedente Governo fu “adattata” all’esplosiva emergenza sui conti pubblici, qualcosa – molto, in verità – non abbia funzionato a dovere”.

 Il Messaggero: “Lazio nel caos. Polverini da Monti”. Regioni, basta scandali. Editoriale di Franco Garelli:

“Non si vede mai il fondo della crisi politica in cui il Paese è da tempo avvitato. È questa la reazione più diffusa allo spettacolo vergognoso che oggi stanno dando di sé alcune Regioni italiane e i loro gruppi parlamentari, che invece di essere istituzioni prossime ai cittadini nella difficile congiuntura economica che l’Italia sta vivendo, si rivelano «luoghi» privi di coscienza e di responsabilità pubblica. 
Questa accusa non coinvolge ovviamente tutte le Regioni, ma ciò che emerge di questi tempi nel Lazio e in Campania (ma anche altrove), unito alle storie dolorose di più lungo periodo che riguardano la Sicilia e la Lombardia, sta ad indicare che la crisi e l’involuzione ha ormai interessato anche questo livello del nostro sistema politico. È un ulteriore colpo alla fiducia dei cittadini, perché non solo c’è lo scoramento per una situazione politica nazionale che si presenta sempre più come deprimente, ma perché non si riescono a individuare delle vie di uscita, in quanto non sembrano esservi delle aree della politica o dei luoghi istituzionali su cui fare affidamento per un rinnovamento delle modalità di governo della nostra società”.