Scandalo Roma, Raffaele Cantone: “Sembra di essere tornati a Mani Pulite”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Dicembre 2014 9:38 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2014 9:38
Scandalo Roma, Raffaele Cantone: "Sembra di essere tornati a Mani Pulite"

Raffaele Cantone (LaPresse)

ROMA – Parla il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone: “Sembra di essere tornati a Mani Pulite, i cittadini sono indignati, ma non possiamo farci prendere dall’emotività”.

L’intervista a Repubblica:

«Non me ne parli… La gente mi ferma per strada e mi dice “arrestateli tutti… “». E lei si meraviglia? «La cosa mi preoccupa molto perché mi ricorda la voglia di forca e le monetine del ‘93».

Ci racconta della gente che la ferma, dov’è successo?
«Dovunque, a Roma, a Napoli, e in tutti i luoghi in cui mi sono recato in questi giorni».

E lei come si sente da uomo delle istituzioni, che risponde?
«Sono preoccupato della generalizzazione nel considerare tutta la politica corrotta. Ho provato a spiegare che noi dell’Anac non arrestiamo nessuno e che il nostro compito è molto meno evidente nei risultati, ma ha un obiettivo più ambizioso, provare a prevenire la corruzione » .

La gente vuole risultati immediati?
«La gente, in questa fase, fatica a ragionare. In un Paese in crisi, vedere chi ruba indigna ancora di più e quindi è difficile far ragionare la pancia delle persone. Ma il nostro compito è ragionare e non farci prendere dall’emotività ».

Come dar torto a chi è indignato contro chi ruba, quando, come dimostra il caso di Roma, ci sono politici del Pd a libro paga di un fascista?
«Vorrei che l’indignazione di un giorno delle persone e della politica fosse sostituita da un impegno duraturo. La corruzione non è un male che si vince urlando due giorni, c’è bisogno di cambiamenti radicali da parte della politica e dei cittadini».

La politica deve cambiare. Si dice a ogni inchiesta. Anziché fare il commissario anti-corruzione, non sarebbe meglio che lei fosse il commissario che seleziona gli uomini politici?
«Malgrado la difficoltà del periodo, io vedo segnali positivi…».

La tabella dei pagamenti di Carminati ai politici rivela che il problema della corruzione è lì, in chi si fa pagare…
«L’indagine va molto oltre la politica, coinvolge pezzi significativi del ceto amministrativo, dei portaborse dei politici, degli amministratori delle società miste e mette in rilievo negativo perfino uno dei vanti della nostra società, il mondo cooperativo».

Lei è al vertice dell’Anac dal 28 aprile. Ma Roma è scoppiata lo stesso. Poteva fare di più?
«Ho fatto tutto quello che umanamente era possibile fare. In questi mesi, io e gli altri 4 quattro colleghi al vertice dell’Anac, siamo entrati in santuari intoccabili, di Expo e del Mose già si sa, ma abbiamo imposto regole rigide di trasparenza alle società pubbliche, agli ordini professionali, abbiamo attivato la vigilanza su un enorme numero di appalti, abbiamo stipulato convenzioni con tutti gli organi per la formazione dei pubblici dipendenti, con Confindustria abbiamo lavorato al loro codice etico…».

Ma lei fino a oggi ha fatto arrestare qualcuno?
«Io non sono più un pm… Certamente il nostro lavoro potrà servire per inchieste future. Ma non è solo con gli arresti che si vince la corruzione. La politica deve recuperare fino in fondo il valore etico della sua funzione”.