Schizzinosi con le Lega e comprensivi con i picchiatori. Vittorio Feltri, Il Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 novembre 2014 20:05 | Ultimo aggiornamento: 9 novembre 2014 20:05
Matteo Salvini

Matteo Salvini

ROMA – “La vicenda è già nota, ma comunque meritevole di una sottolineatura – scrive Vittorio Feltri del Giornale – Il segretario (rampante) della Lega è stato aggredito a Bologna da alcuni giovani dei centri sociali mentre si accingeva a recarsi in visita a un campo rom”.

L’articolo completo:

Gli sfegatati hanno tentato di fermare l’automobile dell’uomo politico, danneggiandola e, soprattutto, si sono dati da fare allo scopo di picchiare Matteo Salvini.
Il quale non ha esitato a ordinare all’autista di avviare il motore e di partire. Cosicché i simpatici ed esuberanti ragazzotti – ovviamente di sinistra – sono stati investiti e mandati gambe all’aria senza gravi conseguenze, e ciò né ci rallegra né ci rammarica.

Diciamo soltanto che il leader del Carroccio ha fatto benissimo a svignarsela per evitare il peggio (magari di essere ammazzato) a costo di fratturare qualche ossa ai minchioni che lo volevano massacrare, come si evince dalla visione dei filmati trasmessi da varie tivù.

Riassunto il fatto per motivi di chiarezza, aggiungiamo che l’episodio ci riporta alla lettura, alcuni giorni fa, sulla Repubblica , di una analisi della politica salviniana in cui si mettevano in luce, con toni aspri e denigratori, le attitudini plebee dei nordisti, il loro disprezzo per la tolleranza nonché il desiderio, improntato a razzismo, di respingere gli extracomunitari e di impedire con la forza gli sbarchi a Lampedusa, bloccando le operazioni di salvataggio in mare di qualsiasi migrante.

Su questo tema ci siamo già esercitati, ma la presente occasione è propizia per ribadire un concetto suggerito dall’osservazione della realtà. I salviniani non saranno dei baronetti, forse avranno difficoltà a maneggiare le posate da pesce e non escludo che alcuni di essi abbiano la cattiva abitudine di ruttare a tavola dopo eccessive libagioni, ma si dà il caso che non abbiano mai menato le mani sui loro avversari, non abbiano rotto scatole craniche durante manifestazioni di piazza né organizzato agguati a personaggi politici sgraditi ad Alberto da Giussano.

Ciò forse non basta a renderli degni della considerazione degli eleganti editorialisti del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, ma è più che sufficiente a renderli preferibili ai sinistrissimi scapestrati dei centri sociali (rispettatissimi dalla stampa progressista, e conformista), i quali, anziché frequentare le palestre per gonfiare i muscoli, fanno a cazzotti con una delegazione leghista, capeggiata da Salvini, impegnata pacificamente in una missione politica.

L’interrogativo è il seguente: secondo quale logica si giudicano cafoni coloro che indossano le camicie verdi, che non hanno mai torto un capello a nessuno, mentre non si dice una parola per deplorare i mascalzoni brutali che, non contenti di creare disordini in piazza, si scagliano con furore (omicida?) contro il capo di un partito dal comportamento irreprensibile sotto il profilo della correttezza democratica?

Poiché siamo duri di comprendonio, spiegatecelo voi cari colleghi gentlemen di Repubblica . In attesa di cortese riscontro, distintamente vi mandiamo a quel paese.