Sciopero avvocati a Milano: “Giudici puniscono imputati per nostre scelte difensive”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Luglio 2014 12:21 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2014 12:21
Sciopero avvocati a Milano: "Giudici puniscono imputati per nostre scelte difensive"

Sciopero avvocati a Milano: “Giudici puniscono imputati per nostre scelte difensive” (LaPresse)

MILANO – I giudici tendono a scaricare sugli imputati le scelte di strategia difensiva decise dai loro legali, secondo la Camera Penale di Milano che ha proclamato per oggi, giovedì 17 luglio, uno sciopero degli avvocati, che si asterranno dalle udienze.

Nel mirino dei penalisti milanesi ci sarebbe la tendenza dei magistrati a concedere attenuanti a chi aiuta i giudici ad abbreviare il tempo dell’istruttoria, ovvero del processo in aula.

Sarebbero così puniti con le aggravanti quegli imputati difesi da avvocati che contestano i verbali raccolti nelle indagini o che portano “troppi” testimoni a deporre. Scrive Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera

“Nel «comportamento processuale» dell’imputato, che i giudici valutano per misurare il trattamento sanzionatorio e decidere ad esempio se concedergli o meno le attenuanti generiche, devono rientrare anche le scelte del suo avvocato e le strategie con le quali esercita il mandato difensivo, e la sua disponibilità o meno ad accorciare i tempi dei processi per concentrare l’istruttoria sui testimoni e sui punti davvero cruciali per la causa?

È il punto d’attrito che spinge la Camera Penale di Milano ad astenersi oggi dalle udienze per protesta, dopo aver raccolto le doglianze dei legali che il 20 giugno, in un processo per associazione a delinquere finalizzata al traffico di opere d’arte contraffatte, non avevano gradito una frase del presidente Filippo Grisolia, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Paola Severino.

Finita la deposizione dell’unico di 4 testi del pm presentatisi, il giudice aveva «ripreso il discorso che non mi stancherò mai di ripetere, che secondo me, quando in un processo si insiste a sentire dei testi che si rilevano inutili, ovviamente si può essere assolti, ma se si è condannati sicuramente il Tribunale ne tiene conto ai fini del comportamento processuale, e mi dispiace che sugli imputati a volte ricadano le scelte dei difensori».

Per la Camera Penale presieduta da Salvatore Scuto, «il frequente richiamo e il pressante invito ad una contrazione dei tempi dell’istruttoria, accompagnato dalla previsione di intemerati aumenti di pena al fine di ottenere un consenso all’acquisizione dei verbali resi nel corso delle indagini, svilisce il ruolo del giudice e comprime la libertà del difensore». Dalle trascrizioni di udienza si ricava che il giudice aveva rivolto analogo concetto anche al pm: «…sì, per me (questo approccio, ndr ) riguarda tutti quanti, ovviamente ho fatto l’esempio del caso dei difensori perché non posso condannare il pm, mi sembra ovvio»: e il pm aveva rinunciato a due testi, l’avvocato acconsentito ad acquisire il verbale di un terzo.

L’approccio di Grisolia, comunque lo si giudichi, è peraltro teorizzato nelle motivazioni di sentenze di sezione: ad esempio in un processo a gang sudamericane ha rimarcato che «la disponibilità dimostrata dai difensori ad acconsentire a buona parte delle richieste del pm di acquisizione di atti d’indagine, e dal pm a tenere nel giusto conto le legittime esigenze difensive sulle richieste probatorie, ha giovato alla qualità dell’istruttoria, inducendo il pm a formulare richieste molto equilibrate, in gran parte accolte dal Tribunale a cominciare dalle attenuanti generiche agli imputati»”.