Sciopero Genova, Marco Doria: “Per Atm né fallimento né privatizzazione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Novembre 2013 9:33 | Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2013 9:33
Sciopero Genova, Marco Doria: "Per Atm né fallimento né privatizzazione"

Sciopero Genova, Marco Doria: “Per Atm né fallimento né privatizzazione”

GENOVA – Né fallimento, né privatizzazione di Atm. Il sindaco di Genova Marco Doria ha le idee chiare sulle cause dello sciopero di cinque giorni dei tramvieri:

«Si sono sovrapposte due questioni, una vera, la necessità di far raggiungere l’equilibrio ai conti aziendali nel 2014, pena il rischio del fallimento, e una falsa, l’idea che il Comune intenda vendere ai privati l’azienda, mentre abbiamo detto chiaramente che Amt resterà pubblica».

Ma i lavoratori, nota Nadia Campini, che ha intervistato Marco Doria per Repubblica, non hanno creduto al loro sindaco e compagno, da sempre comunista, figlio del marchese rosso Giorgio Doria, icona del Pci degli anni 60 e 70, eletto sindaco come candidato di Sel di Nichi Vendola.

La replica di Marco Doria è piccata e dura:

“I lavoratori si devono basare sui fatti, non si compiono atti per la vendita e nessuno ha mai detto che l’avremmo fatto”.

Incalza Nadia Campini: perché si è diffusa allora questa falsa convinzione, tanto che i lavoratori Amt hanno continuato a scioperare e a loro sono uniti anche quelli di Aster e Amiu, le società delle manutenzioni e dei rifiuti, anche loro preoccupati dall’ipotesi di essere venduti ai privati? Replica secca:

“Questo va chiesto a chi ha messo in giro, e non sono stato io, l’idea che fosse stato deciso di privatizzare Amt”.

Il Comune, sostiene il sindaco Marco Doria, è in larga misura obbligato a garantire lo stesso contributo del 2013, vale a dire 30 milioni di euro,

“visto che già nel 2013 il contributo del Comune è stato fondamentale per mantenere in equilibrio l’azienda assieme al contributo importante dei lavoratori”.

Il Comune deve mantenerla in equilibrio, non può

“farla fallire, perché questa azienda deve vivere, per tutto il 2014 resterà pubblica e deve arrivare in salute alle gare che dal 2015 riorganizzeranno il trasporto di tutta la regione”.

Fino a poche settimane fa Lei questa garanzia non era in grado di darla, cosa è cambiato?

“C’è stata la legge regionale sul trasporto pubblico che ha disegnato nuove prospettive e che ci permette di ragionare in un’ottica diversa. Ciò non toglie che esista un’emergenza italiana per quanto riguarda il trasporto pubblico locale. Il settore deve ricevere risorse adeguate a livello nazionale”.

In questi giorni Lei è stato contestato anche molto duramente, diventando l’obiettivo di tutte le proteste, Genova sembrava quasi la Grecia delle contestazioni contro i tagli, come sta vivendo questa situazione?

“Io non mi sottraggo mai al confronto e mi espongo di persona e anche in situazioni nelle quali è difficile confrontarsi, poi sbaglia chi pensa che il sindaco possa essere al di sopra della legge e possa fare tutto quello di bello che la gente si aspetta, o ancora che il sindaco possa erogare denari del Comune che non ci sono, io per questioni di serietà non posso farlo”.

Venerdì avete tenuto un consiglio comunale a porte chiuse per riuscire a discutere la delibera contestata dai lavoratori. Non è una sconfitta della democrazia?

“La sconfitta della democrazia c’era stata già prima, martedì, quando il consiglio comunale era stato interrotto da un atto di violenza, quando l’aula è stata invasa e le urla e le proteste non hanno permesso lo svolgimento della seduta. La decisione di tenere il consiglio a porte chiuse ha permesso di ristabilire l’esercizio della democrazia”.

Non le è venuta la tentazione di dimettersi?

“Io ritengo che un sindaco debba dimettersi nel momento in cui non ha più una maggioranza che lo sostiene e se si verificasse questa situazione lo farei immediatamente, ma credo anche che in questo caso Amt non si troverebbe in una situazione migliore e un commissario di governo probabilmente non darebbe ai lavoratori tutto l’ascolto che ho dato io. Poi ritengo che il piano personale, che pure esiste, in questa situazione passi in secondo piano rispetto al senso di responsabilità nei confronti della città”.