Scuola, tutte le novità della riforma di Renzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Febbraio 2015 9:47 | Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio 2015 9:47
Scuola, tutte le novità della riforma di Renzi

Scuola, tutte le novità della riforma di Renzi

ROMA – “La domenica della festa di governo – scrive Corrado Zunino di Repubblica – con il fisiologico sovrappiù di propaganda, è servita agli orchestratori della Buona scuola — il ministro Stefania Giannini, che per rompere l’accerchiamento del Partito democratico ha aderito al Pd, il sottosegretario Davide Faraone, che sta portando sul testo del decreto legge la voce di Renzi e un po’ quella degli studenti, la responsabile scuola Francesca Puglisi che coordina tutto ricordandosi che il partito trova tanti voti nel bacino degli insegnanti — per fare il punto su una bozza ancora lunga e non definita in ogni articolo. Sarà portata a misura nei cinque giorni che mancano al Consiglio dei ministri di venerdì”.

L’articolo di Zunini: LE ASSUNZIONI E L’ANNO DI PROVA. La stabilizzazione dei 148 mila precari di lunga data resta il cuore e lo snodo del decreto. Dice il premier Matteo Renzi: «Non assumiamo solo per dare serenità ai supplenti, assumiamo perché far vivere gli insegnanti tra l’incubo degli spezzoni, le chiamate ad agosto, le rinunce concordate, alla fine danneggia gli studenti». C’è una scelta di prospettiva, intende, non una stabilizzazione “a pioggia”. Ma le stratificazioni ventennali delle graduatorie (a esaurimento, d’istituto, di merito, sette fasce oggi esistenti) hanno lasciato incrostazioni difficili da sciogliere senza aprire un nuovo fronte di ricorsi ai Tar (…).
L’AUMENTO DEL TEMPO PIENO. Il testo, in diversi punti, è già a un buon grado di raffinazione. Dei 148 mila assunti in ruolo per il prossimo settembre, 88 mila saranno ex supplenti (in graduatoria) che andranno a coprire i ruoli vacanti. I restanti 60 mila andranno a sviluppare le “nuove materie” e amplieranno il tempo pieno nel primo ciclo garantendo 2-3 ore di doppio maestro compresente. Consentiranno poi l’avvio della “flessibilità del curriculum”, ovvero la possibilità per uno studente delle superiori di costruirsi un piano di studi proprio su un ventaglio di discipline offerte dalla scuola. Per tutti i docenti sarà necessario un anno di prova, durante il quale l’insegnante sarà valutato da un tutor, dal Consiglio d’istituto preside in testa e anche dagli studenti. Dal 2016 gli aspiranti docenti delle scuole italiane prenderanno una cattedra solo per concorso.
I PROGRAMMI RAFFORZATI. Nel decreto legge ci sarà la reintroduzione di un’ora di Economia e di Diritto in terza e quarta superiore, licei e istituti tecnici. Si chiamerà “Competenze di cittadinanza”, versione ristrutturata di educazione civica. Storia dell’arte sarà estesa con un’ora aggiuntiva nei cinque anni di liceo, nei tecnici e professionali potrebbe essere inserita in modo facoltativo. È in fieri — insieme a una più ampia riforma dell’alta formazione musicale — l’introduzione di due ore a settimana di educazione alla musica nelle classi IV e V della scuola primaria. Quindi, un’ora di educazione fisica per tutti dalla seconda alla quinta elementare: in molte scuole già si fa.
Ci sarà una crescita dell’informatica e del coding, il codice informatico che crea le basi per il pensiero algoritmico: nei prossimi tre anni in ogni aula delle primarie gli alunni dovranno imparare a risolvere problemi complessi applicando paradigmi informatici (…).
L’AUTONOMIA E GLI SCATTI DI MERITO. La senatrice Francesca Puglisi dice che la novità di sostanza, alla fine, sarà l’applicazione di un’autonomia scolastica varata da tempo e mai vista: consentirà «di rivoluzionare i programmi, gli orari, la didattica». L’organico funzionale porterà a ogni istituto tra i due e i cinque insegnanti in più. Sarà abolita la figura del preside vicario. Saranno inaugurati, invece, gli scatti di merito: 60 euro netti ogni tre anni, dicono le simulazioni. Sopravvivono, ridimensionati, gli scatti d’anzianità. Nessun tetto massimo di docenti da premiare, piuttosto un tetto finanziario. I professori saranno valutati ogni anno, anche dagli studenti, attraverso un questionario.