Marianna Madia, se la ministra è di sinistra paparazzarla è vietato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 novembre 2014 14:16 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2014 14:19
Il servizio di Chi su Marianna Madia

Il servizio di Chi su Marianna Madia

ROMA – “La prima lezione – scrive Annalisa Chirico del Giornale – è che il gelato piace proprio a tutti. E a sinistra lo leccano esattamente come a destra. Tale e quale”.

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Se non fosse che a intestarsi lo «scoop» è il settimanale della Mondadori Chi , si potrebbe sospettare persino una finta paparazzata ben orchestrata. È un’immagine dirompente quella del ministro Marianna Madia che si gusta il cono gelato. È l’elogio della normalità racchiuso in uno scatto profondamente «democratico». Il ministro che assapora, insaziabile, la crema gelata, esattamente come farebbe ciascuno di noi, è la quintessenza del renzismo. Pensavate che gli eredi di Togliatti e Berlinguer si accontentassero del cucchiaino? Vi sbagliavate.

Forse Rosy Bindi non si sarebbe spinta oltre la coppetta, almeno in strada. La Madia, invece, se ne infischia. È Marianna prima di tutto. Così il fotogramma di un cono manovrato con goduriosa sapienza rottama definitivamente vent’anni di sterile cianciare attorno alla presunta diversità antropologica della sinistra. Niente complessi di superiorità, niente pose austere da finte illibate. Marianna è una di noi. «Ci sa fare col gelato» è il titolo irriverente, di quelli che il settimanale Chi sforna a iosa per condire le sue paparazzate. Del resto, non parliamo dell’enciclopedia Treccani ma di un periodico gossipparo che, come comanda il gossip in tutto il mondo, sfotte i suoi protagonisti, cerca di coglierli in fallo, li umanizza, offrendo in cambio una vetrina pop che non guasta mai.

Peccato che i moralisti di casa nostra non sappiano cogliere certe finezze. «Titolo osceno», sentenzia Repubblica . «Perverso e squallido», sono le parole della senatrice pd Laura Puppato. «Un’informazione che discrimina le donne», sostiene la deputata dem Giovanna Martelli, consigliera per le Pari opportunità di Palazzo Chigi. Il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti lombardo apre un procedimento disciplinare nei confronti del direttore del settimanale Alfonso Signorini «per palese violazione delle norme deontologiche sulla privacy e per fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale». Un putiferio. Dal canto suo, Signorini, rimasto con il cono in mano, lancia su Twitter l’hashtag #duepesieduemisure e, intervistato da Giorgio Mulè nella tappa catanese del tour Panorama d’Italia, spiega: «Chi oggi s’indigna per il titolo che ho fatto ha marciato per anni sul calippo della Pascale».

Siamo alle solite: indignati solo se conviene. Quelle che oggi strepitano sono le stesse che tacevano quando giornali, tv e siti web analizzavano al microscopio le giarrettiere della Brambilla o il calendario sexy della Carfagna. Sia chiaro: allora come oggi le accuse di sessismo sarebbero state un inutile esercizio di pruderie . Perché mai una donna che posa davanti a un obiettivo o che indossa un reggicalze dovrebbe sentirsi per questo sminuita? Perché non può pretendere autorevolezza quella che rifiuta le ballerine e resta ben piantata sui suoi stiletti? Leccare il cono, con la foga che merita, è un diritto esistenziale. Che non toglie nulla al ruolo del ministro, anzi aggiunge. Prendersi troppo sul serio è un peccato mortale. Saperci fare col gelato è un titolo di merito, saperne ridere ancor di più. Ci sono piuttosto altri argomenti su cui gli indignati speciali potrebbero cimentarsi con maggior successo.

Voglio dire: il corpo martoriato di un morto è esibito cinicamente in ogni dove, al solo scopo di vendere qualche copia in più. E tutti tacciono, anzi sono conniventi. Poi un settimanale di gossip sfata il mito della coppetta e viene giù il finimondo. Rassegnatevi: il gelato si lecca a sinistra come a destra. Con la stessa passione e senza sensi di colpa. O quasi.