Sea, inchiesta sulla sentenza cambiata del Tar

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 gennaio 2014 11:36 | Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2014 11:36

Sea, inchiesta sulla sentenza cambiata del TarMILANO – Il mistero di una sentenza del Tar della Lombardia, che ha sospeso senza averne i poteri una multa di 452 milioni di euro inflitta dall’Europa alla Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Milano, è all’esame della Procura della Repubblica di Milano, a quanto riferisce Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera.

Il velo è stato sollevato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa, che ha deliberato la denuncia alla Procura della Repubblica e di trasmettere gli atti al Consiglio di Stato competente, riferisce Luigi Ferrarella,

a promuovere l’eventuale procedimento disciplinare a carico del presidente della terza sezione del Tar della Lombardia, il giudice Adriano Leo.

Tutto comincia il 19 dicembre 2012 quando la Commissione europea dichiara l’incompatibilità con il diritto comunitario dei soldi (360 milioni di euro, poi lievitati per gli interessi) che Sea Handling, società che muove i bagagli a terra a Linate e Malpensa, tra il 2002-2010 aveva ricevuto dalla capogruppo Sea spa (controllata al 54% dal Comune di Milano), ma che Bruxelles qualificava come aiuti di Stato lesivi della libera concorrenza di mercato. E imponeva dunque al governo italiano di recuperare la somma. Quando Palazzo Chigi, senza alternative, si rassegna ad avviare nei confronti di Sea il procedimento per il recupero della maximulta europea, Sea e Comune di Milano e sindacati paventano il rischio che il suo pagamento inneschi il fallimento della controllata Sea Handling, determini la perdita del lavoro per 2.300 dipendenti, produca il blocco di Linate e Malpensa e rischi non solo di affondare i bilanci della Sea ma persino di riverberarsi su quelli del Comune.

Potrebbero essere quei «gravi e irreparabili danni» che in casi straordinari consentono la sospensione temporanea, da parte del Tar, dell’efficacia esecutiva di provvedimenti governativi di recupero della maximulta. Ma il 22 maggio 2013 la terza sezione del Tar della Lombardia (presidente e relatore Leo, consigliere Silvana Bini, primo referendario Fabrizio Fornataro) va ben oltre: il dispositivo dell’ordinanza sospende addirittura la decisione della Commissione europea del dicembre 2012.

Il verdetto lascia di stucco tutti giuristi, visto che rimettere in discussione una decisione della Commissione europea esula dai poteri dei giudici nazionali e spetta invece solo alla Corte di giustizia della Ue in Lussemburgo. Sicché non stupisce che a distanza di mesi il Consiglio di Stato bocci l’ordinanza del Tar Lombardia, facendo «rivivere» la maximulta sulla quale sono tuttora in corso delicati negoziati tra Roma/Milano e Bruxelles. Ma nel frattempo nel 2013 il Comune di Milano e la Sea respirano dopo l’ordinanza del Tar Lombardia, definita da Sea «utilissima perché ha permesso di non iscrivere a bilancio il debito per gli asseriti aiuti di Stato, e di cominciare il negoziato con la Commissione europea per trasformare la sanzione da monetaria in non monetaria» (…)