Sergio Cofferati: “Il Pd è alla frutta. Il modello Renzi compra i voti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Gennaio 2015 15:55 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2015 15:55
Sergio Cofferati: "Il Pd è alla frutta. Il modello Renzi compra i voti"

Sergio Cofferati (LaPresse)

ROMA – Sergio Cofferati, sconfitto da Raffaella Paita alle primarie del centrosinistra per eleggere il candidato alla presidenza della Regione Liguria, dice addio al Pd. Lasciare il Pd è “una decisione non facile, soprattutto perché sono uno dei 45 fondatori, ma necessaria. Perché il voto alle primarie è stato inquinato. E il mio partito ignora quello che secondo me è un grande problema etico oltre che politico, che riguarda i nostri valori di riferimento”. Umberto Rosso, per Repubblica, ha intervistato Cofferati.

Onorevole Cofferati, si è così polemicamente dimesso dal Pd in realtà perché ha perso le primarie in Liguria, come l’accusano i vertici del suo ormai ex partito?

«Vedo che Renzi va in televisione a darmi dell’ipocrita, che i vicesegretari bollano come inspiegabile e ingiustificato il mio addio al Pd. Solo insulti e offese. Se un partito, invece di chiedersi le ragioni delle dimissioni di uno dei suoi fondatori, reagisce così, siamo alle frutta. Anzi, ormai al digestivo».

Ha denunciato irregolarità e brogli nelle primarie a favore della sua concorrente Raffaella Paita. Perché solo a fine gara, non prima?

«Ma io per un mese e mezzo ho informato la Serracchiani e Guerini, i due vice di Renzi, dello scempio che si stava consumando in Liguria, dei rischi di inquinamento del voto, della partecipazione organizzata del centrodestra con l’Ncd e anche Forza Italia alle nostre consultazioni per votare e far votare la Paita, con la partecipazione attiva di certi fascistoni mai pentiti, e la presenza perfino di personaggi in odor di mafia ai gazebo e ai seggi».

E dal vertice del Pd, di fronte ad uno scenario simile, davvero non hanno fatto una piega?

«Mai. Nessuna risposta. Così i pericoli che temevo, si sono puntualmente avverati. Il risultato in tredici seggi, dove per una manciata di euro sono stati convogliate file di poveri stranieri, è stato annullato dalla commissione di garanzia. Sta indagando la procura di Savona e forse anche quella di Genova si muoverà. Ed è scesa in campo anche la Dda, la direzione distrettuale antimafia».

Tutto organizzato contro di lei? Da chi e perché?

«Era stata pianificata una vittoria a tavolino, con l’appoggio del centrodestra. Alcuni suoi esponenti, come il segretario regionale Ncd Saso, l’ex senatore forzista Orsi, il fascista Minasso, lo avevano pubblicamente dichiarato. Quando io ho dato la mia disponibilità e sono entrato in campo, ho scompaginato i loro disegni. E l’organigramma di potere era già pronto».

Vuol dire che avrebbe vinto, senza le irregolarità che ora denuncia?

«Non lo so. Io ho preso circa 24 mila voti. Chi ha vinto, circa 28 mila. Però nel 2011 a Napoli per irregolarità denunciate in tre seggi, dico tre, Bersani annullò le primarie. Perché a Genova deve essere diverso che a Napoli?».

Cos’è, una conventio ad excludendum contro Cofferati pilotata dalla segreteria nazionale?

«Da quella ligure, di sicuro. La segreteria nazionale è stata, diciamo, assente, distratta, lontana. Salvo negli ultimi giorni, quando è piombata il ministro Pinotti a sostenere la Paita e una formula politica per la regione che mai si era discussa qui, e che io mai avrei appoggiato: le larghe intese con il centrodestra, l’esportazione anche in Liguria del modello nazionale renziano».

Però questa è appunto una linea politica, che si può o meno condividere, che c’entra con i brogli?

«Certo, ma per imporre, realizzare questo modello politico si è fatto ricorso in modo spregiudicato al sostegno del centrodestra nelle primarie del nostro partito. E anche all’inquinamento con voti comprati. Sta tutta qui la ragione delle mie dimissioni, la ferita politica che si è aperta nel Pd, e non solo in Liguria. Sono stati cancellati i valori stessi su cui è nato il Partito democratico. E io che ne sono stato uno dei 45 fondatori, e non c’era certo Renzi, me ne vado con dolore. Sono stati ormai distrutti i principii e gli strumenti per la loro affermazione, e cioè proprio le primarie (…)».