“Servizietto civile agli immigrati”, Maurizio Belpietro su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Luglio 2014 13:07 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2014 13:08
"Servizietto civile", Maurizio Belpietro su Libero

“Servizietto civile”, Maurizio Belpietro su Libero

ROMA – “Servizietto civile” è il titolo dell’editoriale a firma di Maurizio Belpietro sulle pagine di Libero:

Matteo Renzi non finisce mai di stupire. Uno non è ancora riuscito a riprendersi dopo l’ultima riforma annunciata, che il presidente del Consiglio ne promette un’altra. Prima c’è stata quella elettorale (finita come è noto su un binario morto), poi quella del Senato (parcheggiata in deposito nell’attesa di risolvere le beghe interne al Pd), quindi è toccato al disegno di legge sul lavoro (rimandato a settembre, ma forse anche a ottobre o più in là), infine sono venuti i provvedimenti riguardanti la Pubblica amministrazione e la Giustizia (siamo alle linee guida, che somigliano un po’ alle linee dei tram di Roma: sempre in ritardo), adesso è la volta della riforma del Servizio civile.

Pur essendo quest’ultima la meno epocale (le altre almeno nelle intenzioni dovrebbero rivoltare l’Italia come un calzino) è per certi versi la più interessante, perché dimostra l’assoluta mancanza di aderenza alla realtà del gruppo di giovanotti che a Palazzo Chigi si occupa del Paese. Come è noto, la disoccupazione è salita fino a sfiorare il 13 per cento e le persone rimaste senza lavoro sono circa 3,5 milioni, alle quali si aggiungono i cassa integrati, la cui stima non è nota perché l’Istat, invece di tenere il conto delle persone collocate a riposo, computa le ore non lavorate. Aggiungiamo in sovrappiù che i fondi per garantire a tutte queste persone i sussidi che consentono loro di tirare avanti si sono esauriti e il ministro del Lavoro è alla disperata ricerca di circa un miliardo per pagare la cassa integrazione in deroga. Inoltre dall’inizio dell’anno siamo invasi da profughi, gente disperata che fugge dalle guerre ma anche dalla fame: in totale si stima che in pochi mesi siano sbarcati in 40 mila, ma mezzo milione di persone sarebbe pronto ad arrivare (…)

A fronte di questo bel quadro, cosa si inventano Matteo e i suoi compagni di avventura? Una bella riforma del servizio civile che apra il medesimo non solo agli italiani,ma anche agli stranieri, profughi compresi, purché richiedenti asilo. Secondo quanto è dato sapere già in settimana Palazzo Chigi varerà il provvedimento, ossia una legge delega che a ottobre consentirà di selezionare i primi 37 mila volontari. A questi poi se ne aggiungeranno altri 63mila, per arrivare alla cifra tonda di 100 mila persone. E cosa dovrà fare questo esercito dei buoni propositi? Semplice: dovrà lavorare per la protezione civile, l’assistenza, l’ambiente, il patrimonio artistico e culturale, il servizio civile all’estero. Si tratterà di un impiego in uno dei tanti uffici della Pubblica amministrazione, locale e statale. In tutto faranno 30 ore, spalmate su un minimo di 8 mesi che però potrebbero allungarsi a 12. In cambio i volontari riceveranno 433 euro, che allo Stato costeranno 6 mila euro l’anno. Le fonti governative informano che da ottobre, quando la riforma dovrebbe entrare in funzione, ai primi dell’anno prossimo le coperture finanziarie per pagare i volontari ci sono. Nelle pieghe del bilancio dello Stato a quanto pare ci sarebbero inutilizzati 125 milioni proprio per il servizio civile, cui si potrebbero aggiungere 55 milioni delle Regioni. Il problema però non sono le coperture immediate, ma quelle di lungo corso, quando cio è la riforma entrerà in funzione a pieno regime. Seimila euro moltiplicati per 100 mila volontari fa infatti 600 milioni, che non sono propriamente bruscolini.

Conoscendo poi la situazione dei conti pubblici, viene da chiedersi se sia proprio necessario varare una riforma che di fatto, sebbene per un periodo limitato, va a ingrossare le file dei dipendenti a disposizione della Pubblica amministrazione invece di ridurle. Non c’è la possibilità di impiegare nel servizio civile – cioè nell’assistenza, nell’ambiente e nel patrimonio artistico – una parte di quegli impiegati dello Stato e degli enti locali ritenuti in eccesso? Oppure si tratta di un modo per creare 100 mila precari sottopagati?