Sfida Pd-Mauro sui vertici degli 007, Franco Bechis su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 febbraio 2014 11:13 | Ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2014 11:13
Sfida Pd-Mauro sui vertici degli 007, Franco Bechis su Libero

Sfida Pd-Mauro sui vertici degli 007, Franco Bechis su Libero

ROMA – “Sfida Pd-Mauro sui vertici degli 007”, scrive Franco Bechis su Libero: “Il centrosinistra pressa Letta per nominare l’ammiraglio Foffi nuovo direttore dell’Aise, il più importante dei servizi segreti italiani. Ma il ministro della Difesa propone il generale della Aeronautica Magrassi”.

L’articolo su Libero:

Il blitz è previsto per il prossimo consiglio dei ministri, e la scelta finale sarà quella del presidente del Consiglio, Enrico Letta. Sta arrivando la nomina del nuovo direttore dell’Aise, il più importante dei servizi segreti italiani, perché è quello che tutela interessi e vita della Repubblica e degli italiani all’estero. Alla guida dell’intelligence italiana all’estero c’è oggi il generale Adriano Santini, che fu nominato da Silvio Berlusconi su consiglio dell’allora sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, e che sulla carta sarebbe in prorogatio dal primo febbraio scorso. Probabilmente Letta nipote nel caos politico attuale avrebbe preferito istituzionalizzare quella prorogatio, allungando il mandato di Santini, nei cui confronti per altro non ci sono antipatie politiche o particolari lamentele professionali. Ma nella maggioranza si spinge per un ricambio, e le idee sono assai diverse. Non ne ha di fatto Matteo Renzi, il nuovo segretario del Pd, che sulla materia ha poca o nulla esperienza come tutti i suoi principali collaboratori. Ma buona parte del Pd spinge per la nomina dell’ammiraglio Filippo Maria Foffi su quella poltrona.

La candidatura ufficialmente in consiglio dei ministri verrà avanzata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega sui servizi segreti, che è il dalemiano Marco Minniti. Foffi è cognato (da un po’ separato) di un altro ammiraglio celebre, Gianfranco Battelli, che alla guida dei servizi segreti esterni (allora era il Sismi) approdò nel 1996, diventando poi uno stretto collaboratore del successivo presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, con cui gestì la delicata operazione di espatrio a Nairobi del leader del Partito curdo dei lavoratori (Pkk), Abdullah Ocalan. Ma questa non è la sola carta che approderà a palazzo Chigi. Perché voce in capitolo l’ha naturalmente anche il ministro della Difesa italiano, Mario Mauro. Che ha già messo in mano a Letta il curriculum di un altro candidato: il suo capo di gabinetto, Carlo Magrassi, generale della aeronautica italiana, che è stato anche con incarico dirigenziale alla Agenzia europea della Difesa a Bruxelles. La nomina di Foffi è considerata però in pole position proprio per la spinta Pd quasi sicura (non ha più valore politico invece la stretta consuetudine dell’ammiraglio con l’ex presidente della Camera, Irene Pivetti), tanto da essere già stata festeggiata la scorsa settimana da alcuni suoi amici, ammiragli in pensione. Un brindisi che ha visto protagonisti innanzitutto l’ex capo di stato maggiore della Marina e già capo di Sismi e Aise, Bruno Branciforte, e il suo antico capo di gabinetto, Michele De Pinto. È stato proprio Branciforte ad aiutare con una sapiente e legittima azione di lobbing il crescere della candidatura di Foffi. Gli uomini simbolo della Marina militare (poco conta che siano ufficialmente in pensione) fanno naturalmente il tifo per l’arrivo di un ammiraglio su quella pol- trona. In questo caso lo fanno doppiamente, perché quella nomina è anche un buono e decisivo scudo di fronte alle insidie che potrebbero ancora arrivare dalle varie inchieste sul caso dei due marò italiani detenuti in India. Quando scoppiò l’incidente della petroliera Enrica Lexie che era difesa secondo la legge italiana da sei fucilieri della Marina militare era il 15 febbraio 2012. I due marò vennero formalmente arrestati il giorno 19 febbraio. Questo accadde perché qualcuno ordinò alla petroliera di tornare nel porto indiano, invece di restare nelle acque internazionali in cui si trovava. Come si è poi ricostruito quell’ordine arrivò dai comandi militari, in stretta connessione con il governo italiano. All’epoca capo di Stato maggiore della Marina era proprio Branciforte. Capo area dell’Aise in India era un uomo di fiducia proprio di Branciforte, un militare della Marina che lui aveva inviato laggiù proprio all’epoca della sua guida dell’Aise. Branciforte è andato in pensione il primo marzo di quel tragico 2012, meno di due settimane dopo l’incidente dei marò. Il capo area Aise in India è andato in pensione qualche settimana dopo. Ma la loro uscita di scena non ha aiutato a fare luce su quanto accadde sulla Enrica Lexie. Se tutto il dossier resta in mani fidate della Marina, tutti possono dormire sonni più tranquilli.

 

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