Sharon Stone, Pupi Avati veleno. “Un ragazzo d’oro” in sala a Roma, lei in Usa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 settembre 2014 11:22 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2014 11:22
Sharon Stone, Pupi Avati veleno. "Un ragazzo d'oro" in sala a Roma, lei in Usa

Sharon Stone (LaPresse)

ROMA – Pupi Avati distilla veleno contro Sharon Stone e si affida alla abile penna (così si diceva una volta) di Gloria Satta sul Messaggero di Roma.

L’ultima battuta, per ora, è di Pupi Avati:

“In America ci sono attrici più brave e più ricche di talento, ma ho voluto Sharon perché mi serviva un personaggio carismatico e solo lei ha un impatto tanto forte sul mondo intero”.

A dire la verità, ricorda Gloria Satta,

“era stata proprio Sharon Stone a cominciare raccontando alla rivista GQ l’esperienza sul set italiano: «Non c’era alcun tipo di organizzazione, mi hanno costretto a girare mentre entravano giornalisti, fan, c’era il caos più completo». E oggi Pupi e il fratello Antonio Avati, produttore del film con la Combo di Flavia Parnasi, raccontano con sorniona ironia i presunti “capricci” della diva, rimasta a Los Angeles ma talmente evocata da tutti da risultare una presenza tangibile”.

L’occasione è la presentazione del film di Pupi Avati Un ragazzo d’oro, interpretato da Sharon Stone con Riccardo Scamarcio, Giovanna Ralli e Cristiana Capotondi.

Ricorda Pupi Avati:

“Solo il carteggio intercorso prima della firma del contratto tra noi e i suoi avvocati basterebbe per scrivere un romanzo”.

Il fratello di Pupi Avati, Antonio, fa un po’ un autogol definendo Sharon Stone una

“attrice in leggero declino”,

senza chiedersi perché, altrimenti, Sharon Stone avrebbe accettato di fare un film con Pupi Avati invece che con Steven Spielberg, accanto a Scamarcio invece che Brad Pitt e Cristiana Capotondi invece di Nicole Kidoman.

Invece Antonio avati ha proprio il dente avvelenato,

“rievocando gli atteggiamenti «sempre più da star» della Stone e la fuga l’ultimo giorno delle riprese: «Si era accorta che sul set c’erano i paparazzi e un tipo con una videocamera, e mentre noi la cercavamo dappertutto ci ha fatto chiamare dall’America dai suoi agenti per annunciare che sarebbe tornata solo se avessimo cacciato gli estranei».

“E’ tanto strano? Sul set devono essersi scontrati il rigore hollywoodiano, in cui la sceneggiatura «è blindata come un rogito notarile» (parole di Avati) e il cinema artigianale all’italiana che non disdegna l’improvvisazione. Comunque siano andate le cose, un fatto è certo: la Stone, 56 anni e sex appeal ancora da vendere (nel film ha accettato di accavallare le gambe in omaggio alla scena-cult di Basic Instinct) ha lasciato un ricordo positivo.

«Tornerei domani a lavorare con lei, soprattutto ora che la conosco e so cosa posso chiederle», ammette Avati. «E’ intelligente, spiritosa, autoironica…».

“Un ragazzo d’oro racconta la storia di un uomo (Scamarcio) che dopo il suicidio del padre, un cineasta di serie B, termina il suo romanzo incompiuto e lo fa pubblicare dalla conturbante editrice Sharon Stone di cui ovviamente s’innamora prima di finire in manicomio. «Il protagonista», spiega Avati, «ha avuto un rapporto conflittuale con il padre e perde la salute mentale nel generoso tentativo di risarcire i suoi insuccessi. Questo film, che ho scritto con mio figlio Tommaso, è il più autobiografico della mia carriera: ho perso papà a 12 anni»”.