Silvio Fanella-Giovanni Di Leonardo. Messaggero: “Una foto lega due delitti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 febbraio 2015 12:11 | Ultimo aggiornamento: 3 febbraio 2015 12:12
Silvio Fanella-Giovanni Di Leonardo. Messaggero: "Una foto lega due delitti"

La foto trovata sul posto dell’agguato

ROMA – Una pista sul delitto alla Camilluccia di Silvio Fanella, cassiere di Mobkel porta a un agguato terroristico di 30 anni fa a Castel Madama. Nella Polaroid trovata sul luogo in cui fu freddato un poliziotto della Stradale, Giovanni Di Leonardo, forse uno dei componenti delle stesso commando.

Scrive Lorenzo Di Cicco sul Messaggero:

Un commando a cui però non è mai stato associato un nome, un volto. Un giallo rimasto senza colpevoli, che sembrava finito su un binario morto. Tre decenni dopo però, potrebbe esserci una svolta. Gli investigatori della Digos, secondo quanto trapela in Questura, stanno «rivisitando» il vecchio fascicolo d’indagine, alla luce degli elementi raccolti nell’inchiesta sull’omicidio del cassiere di Mokbel, maturato in ambienti «compatibili» con quello in cui trent’anni fa avvenne il delitto Di Leonardo: gli ambienti eversivi dell’ultra-destra eversiva romana.

Non è un caso se proprio uno dei tre membri del commando che sparò a Fanella, Egidio Giuliani, fosse stato un esponente di punta dei Nuclei armati rivoluzionari. L’esperto di documenti falsi, in affari anche con le Br, legato a Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. E sempre nei Nar militava Emanuele Macchi di Cellere, considerato dagli inquirenti uno degli ideatori del blitz, vicino a Pierluigi Concutelli, capo militare di Ordine Nuovo, che Macchi ospitò nel 2011, quando l’ex terrorista tornò in libertà per gravi motivi di salute. Gli investigatori sono convinti che proprio in questo circuito di ex terroristi di destra possa trovarsi chi, il 1 maggio di trent’anni fa, sparò all’agente della Polstrada di 34 anni, e a un suo collega di 20, rimasto ferito lievemente, per impossessarsi delle armi a bordo della volante su cui viaggiavano i due agenti.

Uno degli elementi chiave potrebbe essere una Polaroid che era stata rinvenuta sul luogo dell’agguato.

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Uno scatto che ritraeva un ragazzo e una ragazza. Proprio il buono stato di conservazione dell’istantanea al momento del ritrovamento, secondo gli inquirenti, lascerebbe supporre che l’immagine fosse stata abbandonata o smarrita in un arco di tempo prossimo a quello dell’omicidio. Fino a oggi i due ragazzi ritratti non sono mai stati identificati. Ma i nuovi elementi di indagine, e le connessioni con il circuito politico-criminale in cui è stato organizzato il rapimento Fanella, potrebbero diradare la nebbia che per trent’anni ha avvolto l’omicidio.