Siria; Papa Francesco; Napolitano: “No alla crisi”. Rassegna stampa e prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2013 9:50 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2013 9:50

ROMA – Obama spinge, gelo con Putin. Il Corriere della Sera: “Gelo tra Obama e Putin, uno di fronte all’altro ieri nel primo giorno del G20 di San Pietroburgo in cui si è parlato di economia e dell’attacco contro la Siria. Per gli Stati Uniti, pronti all’offensiva contro Assad, «l’Onu è ostaggio di Mosca». Il presidente Usa: prima punire Damasco, poi avviare il dialogo politico. Il premier italiano Enrico Letta: l’Italia non è più sorvegliata speciale. E papa Francesco scrive una lettera ai Grandi: evitate l’intervento. Preghiera e diplomazia: è la doppia strategia del Pontefice.”

Obama-Putin, in scena il Grande Freddo. L’articolo a firma di Massimo Gaggi:

“Obama ha deciso di aspettare, ma per ottenere un voto di sostegno del Congresso all’azione militare, non perché creda alle aperture. Cancellata la prevista visita di Obama al Cremlino, a San Pietroburgo è andata così in scena il duello a distanza tra i due leader. Con Putin che non si scompone per la freddezza americana («Obama non è stato eletto per essere accondiscendente con i russi e lo stesso vale, a parti invertite, per me: siamo leader nazionali, non amici»), ma poi lo ripaga mandando il suo portavoce Vladmir Peskov, a giudicare, in un’affollatissima conferenza stampa, le attività spionistiche antiterrorismo della NSA americana, gravi quanto il terrorismo. E a condannare l’eventuale attacco in Siria come una grave violazione del diritto internazionale. Aggiungendo che tutti i Paesi emergenti vedono in questa rappresaglia il rischio di ripercussioni negative per l’economia mondiale. Con la sessione pomeridiana alla Strelna, la sede del G-20, dedicata ai del rilancio economico, al lavoro e alla lotta all’elusione fiscale, il momento del confronto sulla Siria è arrivato all’ora di cena, negli sfarzosi saloni di Peterhof, la Versailles russa che fu residenza estiva dello zar Pietro il Grande. Putin sognava di isolare il «guerriero» Obama ormai vicino a lanciare un attacco unilaterale contro il regime di Damasco, così come al G-8 di tre mesi fa era stato il presidente russo a restare isolato nella difesa del dittatore di Damasco. Ma nella cena dei Venti, Obama ha trovato il sostegno non solo della Francia, ma anche di altri Paesi interessati all’intervento come Turchia e Arabia Saudita. Putin ha lasciato spazio al segretario Onu, Ban Ki-moon, per il quale le armi chimiche sono state usate: un crimine che va sanzionato ma nella cornice di una soluzione politica. Replica di Obama e Hollande: prima lo «strike», una punizione circoscritta per Assad, poi Ginevra 2, un altro tentativo di conferenza di pace.”

Lettera di Papa Francesco ai leader G20: «Evitare il massacro in Siria». L’articolo del Corriere della Sera:

“«Purtroppo – scrive Bergoglio nel messaggio indirizzato a Vladimir Putin in quanto presidente di turno – duole constatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo». I leader del G20, invoca Francesco, «non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze a una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perchè aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare». Perché «è un dovere morale di tutti i governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese».”

Napolitano al Pdl: niente crisi. La Stampa: “Napolitano ribadisce che una crisi politica sarebbe rischiosissima per il Paese e confida nell’impegno di Berlusconi a sostegno dell’esecutivo. Venti di guerra dal Pdl, Schifani lancia l’allarme sulla tenuta del governo. Il Pd: si va avanti.”

I timori della Chiesa. La fuga dei cristiani dal Medio Oriente. L’articolo a firma di Claudio Gallo:

“Mentre la nostra vita procede distratta verso l’insignificanza, (copyright Cornelius Castoriadis) intere parti del mondo s’inabissano per sempre. Alla fine degli Anni Novanta lo scrittore britannico William Darlymple, nel suo miglior libro «Dalla montagna sacra», lanciò un potente grido di allarme: i cristiani stanno scomparendo dalla culla del cristianesimo. Adesso, sedici anni dopo, quel quadro desolato è notevolmente peggiorato: ci sono stati l’esodo dall’Iraq, la marea di Al Qaeda nell’Africa occidentale, gli esiti disastrosi delle pseudoprimavere arabe che, partite con le bandiere democratiche, sono spesso finite con quelle verdi o nere degli estremisti musulmani. Persino un personaggio poco amante dei movimenti sociali come re Abdallah di Giordania dice adesso che bisogna salvaguardare la specie in estinzione dei cristiani, «perché hanno sempre esercitato un ruolo chiave nelle società arabe». Se si alza il cofano dell’ormai defunto nazionalismo arabo, si scopre che a far girare il motore erano i cristiani. L’idea di una società laica che si diffuse per il Medio Oriente come una buona novella veniva inevitabilmente da loro. Ma da subito si accorsero di non poter fare affidamento sul cosiddetto occidente. «I cristiani dell’Ovest non hanno mai fatto nulla per noi», dice nel libro di Dalrymple il figlio di un vecchio prete di Tur Abdin, monastero in Turchia dove si parla il Siriaco (Turoyo o Suroyo, aramaico moderno), uno dei pochi posti al mondo dove se Gesù ritornasse sarebbe capito.”

Il Quirinale: no a una crisi rischiosa. L’articolo a firma di Raffaello Masci:

“«Napolitano confida non sia aperta una rischiosa crisi». Le agenzie battono questa stringata notizia poco prima delle sette di sera, ed è il segnale che l’allarme è arrivato fin sul Colle. Nessuna dichiarazione ufficiale. Si dice ribadisce solo come il Capo dello Stato, «avendo già messo in massima evidenza che l’insorgere di una crisi precipiterebbe il Paese in gravissimi rischi, conservi fiducia nelle ripetute dichiarazioni di Berlusconi in base alle quali il Governo continua ad avere il sostegno della forza da lui guidata». Un messaggio che vuole essere pacificatore dopo una giornata di turbolenza estrema tra i due maggiori partiti della maggioranza. Che si fosse giunti ormai ai ferri corti in questo duello che dura da settimane, e che ruota intorno alla vicenda di Silvio Berlusconi e della sua possibile estromissione dal Senato, lo ha fatto capire al mattino il capogruppo del Pdl, Renato Schifani, parlando a Radioanchio: «Vedo l’avvicinarsi di un momento di crisi. Quando si convive in un’alleanza devono vigere le regole del reciproco rispetto» e dal Pd «non riscontriamo questo atteggiamento». Ma se il governo cade «non sarà responsabilità del Pdl ma di chi arroccandosi su posizione politiche anteporrà questi interessi all’interpretazione di una norma (la legge Severino, ndr) che necessità di approfondimenti». Il coro che si innalza dal centrodestra rafforza questa linea. Maurizio Gasparri: «Se non ci sarà in Giunta una valutazione serena è chiaro che la situazione porterà a epiloghi inevitabili». Fabrizio Cicchitto: «Non auspichiamo il tanto peggio tanto meglio perché non reputiamo che lo sbocco migliore di tutta questa difficile situazione sia la crisi» ma, l’agibilità politica di Berlusconi va garantita. E così Daniela Santanché, Deborah Bergamini, Daniele Capezzone, Osvaldo Napoli, altri.”

Anche i lettiani tentati da Renzi “Ma solo se sostiene il governo”. L’articolo a firma di Carlo Bertini:

“Sarà pur vero che «alla base dell’accelerazione di Dario su Renzi c’è la volontà di avvertire il Pdl di stare attenti a rincorrere troppo le urne», come va predicando alla Camera il fedelissimo di Franceschini, Antonello Giacomelli. Fatto sta che a questa accelerazione certo non corrisponde un analogo rompete le righe del premier, che non intende strappare la tela costruita negli anni con Bersani e co. E se nel Pd gira voce che Letta è preoccupato, ma non impaurito dalle minacce perché al Senato si sta già lavorando ad una maggioranza per un suo «bis», forse non è un caso che i suoi uomini siano prudenti sul congresso, che non deve diventare un’altra mina per la stabilità: «Certo non potremmo sostenere Cuperlo, da cui ci separa una distanza in termini di contenuti», ammettono. Ma la linea di Letta sarà quella di non schierarsi per provare a restare «un fattore di coesione del Pd» senza sposare «battaglie divisive e laceranti». Casomai, una delle condizioni per un eventuale sostegno della truppa lettiana al rottamatore sarà il suo grado di difesa del governo, segno che il premier ancora confida che andrà avanti. «Perché è chiaro che se Renzi impostasse la sua battaglia congressuale contro l’esecutivo, non potremmo appoggiarlo…», spiega Marco Meloni, che del pensiero di Letta è uno dei più fedeli interpreti.”

Gioco d’azzardo, governo battuto. L’articolo a firma di Antonio Pitoni:

“A fine seduta Felice Casson prova a gettare acqua sul fuoco, definendolo «un errore di votazione». Ma le parole del senatore del Pd arrivano quando il danno è ormai fatto. E non è roba di poco conto. Da un lato c’è il dato politico del governo battuto a Palazzo Madama su una mozione della Lega Nord, approvata al pari di una mozione unitaria PdPdl-Sc-Sel-Gal che impegna l’esecutivo ad attuare il decreto Balduzzi sulle ludopatie, che vieta per un anno l’apertura di nuovi centri per i giochi d’azzardo elettronico on line e nei luoghi aperti al pubblico. Dall’altro quello economico. Perché si rischia di perdere «6 miliardi di gettito», avverte il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti, annunciando l’intenzione di rimettere la delega sui giochi nelle mani del ministro Saccomanni. Allarme rientrato solo dopo che il titolare di Via XX Settembre ha confermato «piena fiducia» nei confronti del sottosegretario «ricevendone la disponibilità a proseguire nell’incarico».”

Consumi giù, non per il Viagra. L’articolo a firma di Francesco Spini:

“«Il Paese è ancora in recessione, non ne siamo usciti. E checché ne dica il premier Letta, che stimo molto, non è vero che si vede la luce in fondo al tunnel». Davanti ai dati del rapporto Coop 2013 «Consumi & Distribuzione», il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni, non trova ragioni per rifugiarsi in un «facile e ingiustificato ottimismo». Quello che il rapporto descrive, del resto, è un’Italia di famiglie sotto pressione con un reddito disponibile crollato di oltre il 10% in sei anni, con un potere d’acquisto tornato agli Anni 70 e ormai rassegnate «a uno stile di vita all’insegna della rinuncia». Morale: in totale i consumi delle famiglie, dopo il -4,3% del 2012, nel 2013 continueranno a cadere di un altro 2,2%, spiega il vice presidente di AnccCoop, Enrico Migliavacca. In termini di volumi, quelli alimentari dopo il -3,1% del 2012 in questo 2013 scenderanno di un altro -2,2% e di un -0,5% nel 2014. Nel non alimentare andrà peggio. Dal -6,3% del 2012 si passerà quest’anno al -7,5% quest’anno, con un altro -6,1% nel 2014. Si taglia su tutto, il 54% delle famiglie compra solo l’essenziale e dimentica il superfluo. Ma ora calano anche le spese per i figli (-4% complessivamente, coi biscotti e cereali che piombano dell’11%) e quelle per i «vizi». Dall’alcol (-4% per i vini, -5% per gli aperitivi) al fumo (il consumo di sigarette è tornato al 1973) e fino al caffè: -21% nella spesa pro capite rispetto a 6 anni fa. Resta solo il sesso, dove al calo del vendita di profilattici (-3,7% in due anni), sono in controtendenza Viagra e simili (+7,6%) oltre al cosiddetto sexual entertainment: +6,4% nell’ultimo anno. Quanto a spesa pro capite, quella dedicata ai generi alimentari è tornata coi suoi 2.116 euro agli Anni 60. In 40 anni il cibo è sceso dal 35 al 15% dei consumi totali.”