Il Sole 24 Ore: “Bondi fa causa ai Riva per 500 milioni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Novembre 2013 12:52 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2013 12:52
L'Ilva di Taranto

L’Ilva di Taranto (foto Lapresse)

TARANTO – Enrico Bondi, il commissario dell’Ilva, fa causa ai Riva per 500 milioni. Ad annunciarlo è il Sole 24 Ore che scrive: “Bondi ha avviato un’azione di risarcimento da 484 milioni di euro contro la capogruppo Riva Fire, che nonostante il sequestro resta ancora appieno nell’orbita della famiglia di acciaieri”.

Ecco l’articolo di Paolo Bricco:

L’accusa è giuridicamente pesante e – nell’etica degli affari – infamante. Per diciassette anni – dal 1995 – l’Ilva è stata usata dai Riva come un bancomat. In linguaggio giuridico Riva Fire – come società – e i Riva – in quanto amministratori della capogruppo e in alcuni casi anche dell’Ilva – avrebbero attuato un esercizio abusivo delle attività di direzione e di coordinamento della controllata che ha come attività principale l’acciaieria di Taranto, violando i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale.
In pratica i Riva avrebbero distolto dall’Ilva soldi veri, che adesso Bondi e i suoi collaboratori quantificano in poco meno di mezzo miliardo di euro, trasferendo negli anni questa cifra in Riva Fire attraverso un contratto di “assistenza tecnica e di servizi”, stipulato fra le due società nel 1999. L’Ilva, società eminentemente manifatturiera, non disponeva di tutte le competenze, tecniche e nel rapporto con il mercato, per funzionare bene. Dunque, per diciassette anni ha acquisito questi servizi dalla controllante, Riva Fire, pagando dei prezzi che ora vengono ritenuti non corretti. Questo accordo infra-gruppo risulta in continuità con un altro contratto, risalente al 1995, anno della privatizzazione con cui l’Iri cedette alla famiglia milanese un pezzo di Italsider.
Ieri l’Ilva ha depositato la richiesta di risarcimento nella sezione specializzata in diritto dell’impresa del Tribunale di Milano, guidata dal magistrato Marianna Galiotto. La richiesta è stata formulata in via autonoma dall’Ilva nell’ambito di un giudizio civile promosso dalla Valbruna Nederland (la famiglia Amenduni, socia di minoranza di Ilva), che non era per nulla persuasa dei flussi di denaro in uscita dalla controllata verso la capogruppo. Bondi, assistito dall’avvocato Giuseppe Lombardi e dal professor Lotario Dittrich, muove pesantemente contro i Riva, dopo avere compiuto verifiche sulla non congruità dei meccanismi finanziari e industriali congegnati da questi ultimi. E, nel farlo, si appoggia a una relazione tecnica predisposta da PricewaterhouseCoopers Advisory.
La richiesta di risarcimento danni viene rivolta a quasi tutto l’albero genealogico dei Riva: Fabio Arturo (latitante in Inghilterra, a Londra il 14 gennaio prossimo l’ultima udienza per l’estradizione), Nicola (ultimo presidente dell’Ilva, prima di Bruno Ferrante), Angelo Massimo, Claudio, Daniele, Emilio Massimo, il fondatore Emilio e il fratello Cesare Federico, per i quali oggi, proprio a Milano, si tiene la prima udienza preliminare per evasione fiscale.
Dunque, ancora una volta, Bondi mostra tutta la sua attitudine chirurgica nei turn-around che viene chiamato a guidare. Non solo dedicandosi alla ristrutturazione industriale e al risanamento della finanza di impresa, che nel caso dell’Ilva stanno avvenendo con una gradualità condizionata dai problemi regolamentari e dai mille inciampi di un ambiente esterno (istituzionale ed economico) contraddistinto da una prudenza quasi paralizzante. Ma anche esibendo una speciale capacità di identificare le zone d’ombra e di colpire le aree di mala gestio nelle pieghe di una finanza “straordinaria” ambigua e non proprio corretta. Senza timidezze. Come nel caso di Parmalat, quando ha recuperato dalle banche, che lo avevano chiamato a Collecchio, poco più di due miliardi di euro.
Peraltro, l’azione di Bondi verso i Riva, che prima del commissariamento dell’Ilva da parte del Governo lo avevano nominato amministratore delegato, sembra orientata su più fronti. L’atto depositato ieri a Milano annuncia, infatti, altri passi. A quanto appreso dal Sole 24 Ore, questo documento esplicita l’intenzione di Bondi di riservarsi, dopo che si saranno ultimati gli accertamenti ancora in corso, anche da parte della magistratura, di avviare tutte le iniziative indispensabili a ottenere il risarcimento dei danni subiti dall’Ilva per effetto della gestione del gruppo Riva. Attenzione: questo vale pure per i ritardi accumulati dall’Ilva nell’attuazione delle prescrizioni a tutela dell’ambiente e del diritto alla salute. La partita, dunque, è soltanto all’inizio.