Solo un sogno quelle riforme finanziate con i fantastilioni, Francesco Forte sul Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 febbraio 2014 11:44 | Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2014 11:44
Solo un sogno quelle riforme finanziate con i fantastilioni, Francesco Forte sul Giornale

Solo un sogno quelle riforme finanziate con i fantastilioni, Francesco Forte sul Giornale

ROMA – “Solo un sogno quelle riforme finanziate con i fantastilioni” scrive Francesco Forte (ex responsabile economico del PSI) sul Giornale:

Nel suo discorso alla Came­ra, Matteo Renzi ha un po’ ridimensionato i fan­tastilioni di cui aveva costellato quello fatto nel suo esordio al Se­nato. Ma di fantastilioni vaganti nel cielo di Renzi ne sono rimasti ancora un bel po’. La cifra totale di miliardi che aveva evocato fra nuove spese e minori entrate si ag­girava sui 130 miliardi annui che, lui assicurava, non sarebbero sta­ti messi insieme con un program­ma pluriennale, come quelli dei precedenti governi, ma subito. I suoi fantastilioni riguardavano soprattutto tre argomenti: il cu­neo fiscale fra costi del lavoro di­pendente e retribuzioni, i paga­menti dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni e le piccole opere pubbliche,in parti­colarequelledell’ediliziascolasti­ca.

Per il cuneo fiscale aveva fatto volare un fantastilione di entità misteriosa,costituito dall’impor­to a due cifre. Trattandosi di cu­neo fiscale da tagliare era chiaro che le due cifre si riferivano a mi­liardi, non a milioni, ma non era chiaroseriguardasserounnume­ro o una percentuale e, in questa seconda ipotesi, a quale percen­tuale. Ammettendo che essa si ap­plicasse all’intero cuneo fiscale costituitodall’Irpef,daicontribu­ti sociali e dall’Irap gravanti a va­rio titolo sulle buste paga, che è di circa 320 miliardi, il fantastilione renziano sarebbe stato di 64 mi­liardi, se le due cifre fossero il 20 per cento. Poteva ridursi a 32 se es­se fossero state il 10 per cento. È sempre un grosso importo, il 2% del Pil.Se le«due cifre»invece,fos­sero state un valore assoluto, si sa­rebbe trattato di 20 miliardi o di un fantastilioncino di 10, comun­que una bella cifra.
Ora, alla Camera il premier ha chiarito che non si tratta di una percentuale ma di un numero as­soluto. Si vaga sempre fra 10 mi­liardi, lo 0,63 del Pil e 20 lo 1,25% del Pil. Non si sa che cosa ne dica il ministro dell’Economia incari­cat­o di trovare la copertura Ma re­stano ancora i maggiori fantasti­lioni, quelli che il premier con vo­ce diventata improvvisamente perentoria ha assicurato che do­vrebbero servire a smaltire «tut­ti » i debiti pregressi del governo centrale, di quelli regionali (es­senzialmente sanità) e di quelli lo­cali. Il totale, in miliardi, di questi arretrati, dovuti alle imprese e ai lavoratori autonomi dai tre livelli di governo è difficile da quantifi­care perché si tratta, in gran par­te, di debiti fuori bilancio. Cioè non iscritti nelle contabilità degli scorsi anni né in quelle di questo esercizio perché ancora privi (spesso volutamente) di tutte le firme necessarie per trasformarli in crediti certi ed esigibili.
Questi crediti-quando non sal­dati nell’anno­vanno a ingrossa­re i cosiddetti residui passivi. Si sti­ma che fra debiti fuori bilancio edebiti segnati nei residui passivi nei bilanci pubblici di quest’an­no si tratti di ben 70 miliardi. L’im­porto si desume da una relazione del ministero dell’Economia ri­guardante il nuovo strumento fi­nanziario della legge di Stabilità del 2014 consistente nella garan­zia della Cassa depositi e prestiti sulle anticipazioni bancarie che verrebbero concesse a fronte di fatture non ancora pagate, ma an­che per la eventuale ristruttur­a­zione del debito assunto dalle Pa con le banche. Ciò consentireb­be pagamenti per 70 miliardi. Il provvedimento è fermo per man­canza di decreto attuativo, ma la sua attuazione incontra tre osta­coli, diversi dalla mancanza delle firme dei «cattivi burocrati». La Cassa depositi e prestiti non ha mai operato in questo campo e c’è il rischio che garantisca credi­ti che non potrà recuperare dai debitori perché non dovuti, con perdite per essa gravose che ne minano la reputazione e la solidi­tà. Secondo. Se tanti di questi mi­liardi vanno ai rimborsi in que­stione, ce ne saranno meno per i crediti agli investimenti e per le garanzie al credito agevolato alle imprese. Terzo e soprattutto: iscrivendo a bilancio questi debi­ti, non aumenta il deficit attuale, perché essi riguardano esercizi passati, ma aumenta il debito pubblico che ha già superato il 130% del Pil. E 70 miliardi sono 4,5 punti di Pil . Non possiamo permetterci di superare il 135% di debiti sul Pil. Dovremmo dedi­carc­i a far crescere il Pil con rifor­me reali, non a far volare nel cielo fantastilioni.

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