Sorgenia. Cir uscirà dal capitale. Il disastro sulle braccia delle banche

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 luglio 2014 11:15 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2014 11:15
Sorgenia. Cir uscirà dal capitale. Il disastro sulle braccia delle banche

Sorgenia. Cir uscirà dal capitale. Il disastro sulle braccia delle banche

ROMA – Finalmente c’è accordo su Sorgenia, il gruppo energetico controllato al 53% da Cir e al 47% da Verbund che verrà salvato dalle banche creditrici per 1,853 miliardi più 101 milioni di factoring e 267 milioni di garanzie. Martedì 22 luglio presso lo studio legale Lombardi Molinari Segni, consulente degli istituti, si sono riuniti i rappresentanti delle banche guidate da Mps per la firma dello standstill (impegno a non rivolgersi al giudice per ottenere i propri crediti) e per l’accordo con i soci attuali organizzato su tre punti.

Scrive il Messaggero:

Mercoledì pomeriggio gli ad delle sei principali banche incontreranno a Milano Andrea Mangoni, il manager che resterà al timone di Sorgenia sotto l’egida delle banche.

Due le novità salienti contenute nella mole di carte inerenti il patto fra banche, società e azionisti che si concluderà, in ottobre, con l’omologa dell’accordo ex art. 182 bis della legge fallimentare, dopo la quale gli istituti convertiranno 600 milioni di crediti in capitale in cambio del 98% del gruppo.

Il 2% doveva restare a Cir e Verbund, ma i due soci hanno deciso di uscire di scena cedendo per un valore simbolico (1 euro) la quota agli istituti.

E questa è una delle novità scaturite nelle ultime settimane che ha un valore non tanto sostanziale vista l’esiguità del pacchetto, quanto segnaletica perchè taglia definitivamente il cordone ombelicale fra il gruppo De Benedetti e la società di energia.
L’altra, minore, riguarda i termini della ristrutturazione dei finanziamenti delle controllate Sorgenia Power e Sorgenia Puglia: i 753 milioni di debiti di Power verranno riscadenzati sempre al 2025 ma con un term out option, cioè una clausola che allunga di due anni (2027) il rimborso a condizione che i versamenti precedenti siano regolari. E la stessa clausola biennale vale anche per i 172 milioni di Sorgenia Puglia, rischedulati al 2021 con possibilità di slittamento al 2023.

Ma a parte i due fatti nuovi, per il resto il salvataggio arriva in porto con una coda di un paio di settimane dovute ad alcune divergenze con due banche: Portigon e Bnp Paribas, restie a partecipare al nuovo contratto di fornitura fra Sorgenia ed Eni che sostituisce il precedente di take or pay, cioè la clausola che obbliga l’acquirente (Sorgenia) a corrispondere comunque, interamente o parzialmente, il prezzo di una quantità minima di gas fissata dal contratto anche nell’eventualità che il gas non venga ritirato da Eni.
Le banche dovranno garantire il nuovo contratto e saranno controgarantite da Cir – fino a quando sarà nel capitale – nella misura della sua quota di oggi.

La liberazione della garanzia con l’Eni è uno dei tre punti dell’accordo banche-soci.

Gli altri due riguardano la manleva agli attuali amministratori su azioni di responsabilità e l’earn out, cioè la clausola che assicura a Cir e Verbund di ristorarsi nella misura del 10% del ricavato dalla vendita di Sorgenia, dopo, però, che saranno state rimborsate le banche per 400 milioni più gli interessi. Su quanto eccederà i 400 milioni e interessi, a parte il 10% destinato ai due soci attuali, gli istituti potranno beneficiare del 90%.

Infine, oggi verrà siglato lo standstill valido fino al 31 ottobre: accanto all’impegno di non rivolgersi al giudice, gli istituti dovranno garantire i finanziamenti in corso.