La Spagna taglia le tasse per famiglie e imprese

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Giugno 2014 8:42 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2014 8:42
Il principe Felipe e la principessa Letizia (Foto Lapresse)

Il principe Felipe e la principessa Letizia (Foto Lapresse)

ROMA “Il regno di Felipe VI – scrive Luca Veronese del Sole 24 Ore – inizia in Spagna con un taglio alle tasse. E mentre, nel tentativo di sostenere la ripresa, il governo di Mariano Rajoy riduce l’imposizione sulle imprese e sulle famiglie, da Bruxelles i ministri finanziari europei tornano a raccomandare a Madrid di alzare l’Iva insistendo sulla necessità di rimettere in ordine i conti pubblici”.

L’articolo completo:

Il Consiglio dei ministri, riunito ieri per la prima volta dopo la proclamazione del nuovo re, ha approvato il taglio dell’Irpef e dell’imposta sulle società, per complessivi 7,6 miliardi di euro, che entreranno in vigore in maniera progressiva fra il 2015 e il 2016.

«È una riforma strutturale che prevede un calo generale delle imposte per tutti: dipendenti, imprese e famiglie. Una riforma che punta, dopo tutti gli sforzi delle imprese a fronte della crisi, non solo a compensare i sacrifici, ma anche a rendere più dinamica la crescita e la creazione di posti di lavoro», ha detto la vicepremier, Soraya Sanz de Santamaria.
Per l’Irpef, il governo spagnolo calcola che la riforma comporterà una riduzione media della tassazione dell’8% già nel 2015 per arrivare al 12,5% tra due anni. Sanz de Santamaria ha spiegato che «per i cittadini che hanno un reddito inferiore ai 24mila euro annui, cioè il 62% dei contribuenti, il taglio nel 2016 arriverà al 23,5% per cento. Con una certa enfasi anche il ministro del Bilancio, Cristobal Montoro ha annunciato che «venti milioni di spagnoli avranno circa cinque miliardi di euro di reddito aggiuntivo a disposizione» e che «questo avrà un effetto positivo sul Pil pari allo 0,55% da qui al 2016». Montoro ha confermato che gli scaglioni relativi all’Irpef saranno ridotti da sette a cinque: per il più basso l’aliquota passerà dal 24% al 20% per poi scendere al 19% nel 2016, mentre per il più alto si passerà in due anni dall’attuale 52% al 45 per cento. Le nuove regole fiscali dunque entreranno in vigore in due fasi e con tutta probabilità la loro attuazione (oltre che la loro rimodulazione) dipenderà anche dall’evoluzione della ripresa economica in corso nei prossimi mesi.
L’economia iberica è uscita dalla recessione, sfruttando soprattutto il traino delle esportazioni, e quest’anno secondo le stime della commissione europea dovrebbe crescere almeno dell’1,1% per poi avanzare ancora del 2,1% nel 2015. Ma la crisi si fa ancora sentire nella popolazione, i consumi stentano a ripartire in un Paese nel quale il tasso di disoccupazione resta vicino al 26 per cento «I contribuenti potranno vedere i vantaggi fiscali nelle loro tasche a partire dal prossimo gennaio», hanno spiegato i due ministri.
Il governo spagnolo ieri ha anche confermato il taglio delle tasse a carico delle imprese che più volte era stato annunciato nelle scorse settimane. «In questo caso – ha spiegato Montoro – l’obiettivo ultimo è rafforzare la crescita e stimolare la creazione di nuovi posti di lavoro». L’aliquota nominale sui redditi societari sarà ridotta dal 30% al 28% nel 2015 per poi passare in modo definitivo al 25% tra due anni, annullando ogni differenza di trattamento tra grandi, medie e piccole imprese. Per avvicinare il dato nominale a quello reale verranno eliminati quasi tutti gli sgravi mentre sarà mantenuta la deduzione per le spese di ricerca e sviluppo. Per le piccole e medie imprese tuttavia la riforma prevede la possibilità di creare due tipi di accantonamenti ai quali verranno applicate aliquote di imposta ridotte: il primo riguarda il fondo di livellamento in vista di possibili difficoltà economiche future (tassato al 22,5%) e il secondo si riferisce invece al fondo di capitalizzazione (aliquota al 20%). «Abbiamo voluto promuovere l’autofinanziamento e dare un contributo a una maggiore solidità finanziaria delle imprese», ha spiegato Montoro.
Non è invece arrivata alcuna risposta alle richieste della Ue e della stessa Banca di Spagna per un aumemto delle aliquote Iva. Il governo spagnolo si è limitato ad alcune modifiche relative ad alcuni prodotti sanitari, per adeguare le aliquote a una sentenza del tribunale di Lussemburgo.
Secondo i sindacati e l’opposizione socialista, la riforma fiscale del governo Rajoy è in gran parte una manovra decisa dal partito popolare per riconquistare consenso in vista delle prossime elezioni politiche del 2015. Alcuni economisti vedono invece un rischio nelle stime di crescita «troppo ottimistiche» che accompagnano la riforma e che rendono incerte assieme alle entrate fiscali anche il risanamento di bilancio. Il deficit quest’anno dovrebbe scendere al 5,6% del Pil, con il debito pubblico in aumento verso il 100% del Pil.

Libero:

Dopo aver chiesto e ottenuto dalla Commissione europea un rinvio nel processo di riduzione del deficit pubblico (molto più alto di quello italiano), dopo aver riformato radicalmente il mercato del lavoro, la Spagna si appresta a metter mano al sistema fiscale. Ieri il governo presieduto da Mariano Rajoy (Partito popolare) ha annunciato un progetto di legge che prevede un calo delle imposte sui redditi e le società a partire dal 2015, mentre ha anche scartato un aumento dell’Iva a seguito delle pressioni da parte del- l’Ue.

Il portavoce del governo di Madrid, Soraya Saenz de Santamaria, ha affermato che «si tratta di una riforma strutturale che prevede un calo generale delle imposte per tutti: dipendenti, imprese e famiglie. Una riforma che punta, dopo tutti gli sforzi delle imprese spagnole a fronte della crisi, non solo a compensare i sacrifici, ma anche a rendere più dinamica la crescita e la creazione di posti di lavoro». Le imposte sui redditi dovrebbero diminuire del 12,5% in media a partire dal 2015, ha precisato Saenz de Santamaria, mentre a fine maggio il premier Mariano Rajoy ha reso noto un calo della tassazione sulle imprese dal 30% al 25%.