Statali, Madia: “Arrivate 39mila mail, faremo riforma migliore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Giugno 2014 10:57 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2014 10:57
Statali, Madia: "Arrivate 39mila mail, faremo riforma migliore"

Marianna Madia (Ansa)

ROMA – Governo epistolare. Dopo il cancelletto dei Tweet, la chiocciola dell’email. Scrivi e ti sarà risposto, prima o poi. E se finora nessuno è riuscito a ricevere neanche un generico “le faremo sapere” da matteo@governo.it  , e i 4.400 sindaci che hanno scritto a scuola@governo.it   attendono ancora i soldi per l’edilizia scolastica, da ieri i dipendenti pubblici hanno avuto il loro responso.

L’annunciata rivoluzione della Pa era arrivata nell’ultimo giorno di aprile. Nessun decreto, ma un insolito appello ai dipendenti pubblici. “Sarà per noi importante leggere le vostre considerazioni, le vostre proposte, i vostri suggerimenti. Scriveteci all’indirizzo rivoluzio  ne@governo.it  ”, firmato, il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia. Detto fatto: 39.343 email.

Scrive Carlo Di Foggia sul Fatto Quotidiano:

UNA “RISPOSTA straordinaria”, che ovviamente il governo non ha solo letto, ma ha analizzato, “con strumenti di text mining, tecniche e algoritmi della statistica”, non solo per cercare di “classificare i messaggi” ma anche individuarne “il sentiment”. Risultato? “Un rapporto quasi di 4 a 1 dei termini che definiscono positività e accordo rispetto a quelli che manifestano disaccordo e opposizione”. E ci mancherebbe. “Ora possiamo varare, all’appuntamento previsto del 13 giugno, una riforma migliore e ancora più incisiva”, spiegava ieri la Madia. Tutto questo al netto degli inevitabili incidenti di percorso, che nel comunicato vengono definiti “mail suscitate da petizioni organizzate”. Tipo le diecimila che supplicavano: “Renzi rinnova il mio contratto” (quello degli statali è fermo dal 2010 e lo sarà almeno fino al 2017). Cioè lo stesso slogan usato da Cgil, Cisl e Uil per contestare la riforma.

NELLA CONFERENZA di fine aprile, presentando le 44 linee guida, Renzi glissò sul rapporto con i sindacati. La risposta sta nella scelta di inviare una lettera direttamente ai lavoratori. Che, con un rapporto di uno a tre (ci sono anche 3300 mail che hanno come oggetto “Sblocco contratti), gli hanno ribadito il concetto. “C’è forse l’idea che il tramite del sindacato sia vincolante e imprescindibile ?”, si chiedeva il premier a fine aprile, aggiungendo: “Sono sicuro che molti saranno d’accordo sulla riduzione del 50 per cento dei permessi sindacali”. E guarda caso, così è stato: “Prevalenti sono le posizioni favorevoli alla misura proposta”, si legge nel comunicato”. Non solo, ci sono molte richieste per “riduzioni di entità anche maggiore (75-100%)”, e ancora: “Unitamente al diffuso consenso sulla riduzione dei permessi, è stata richiesta anche l’abolizione del distacco sindacale”.

MA UN DIFFUSO consenso si registra su gran parte delle 44 linee guida proposte dal governo, a cominciare dai tre slogan – “la lotta agli sprechi, il rinnovamento generazionale della Pa, e gli Open Data” – che ovviamente “prevalgono di gran lunga” su tutti gli altri temi. Con una premonizione, il governo ha anticipato tutti i punti che stanno a cuore ai cittadini. A ottenere un “riscontro molto positivo” anche l’abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio (la possibilità di lavorare fino a due anni dopo l’età del collocamento a riposo). E non potrebbe essere altrimenti , visto che così “si libererebbero oltre 10.000 posti per giovani” (lo dice il governo); l’agevolazione del part-time; l’abolizione delle fasce per la dirigenza, con carriere a termine; e l’eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle camere di commercio (il premier voleva cancellarle del tutto con il Documento di economia e Finanza). Quando si parla di licenziamenti, invece, il consenso si incrina, emergono “sensibilità” e “preoccupazioni”, come sulla possibilità di licenziare il dirigente che rimane privo di incarico oltre un termine, noostante gli stessi dipendenti denuncino “la scarsa efficacia delle valutazioni della performance” dei loro superiori e la volontà di “conteninere i loro compensi” (…)