Stefano Cucchi, il legale dei medici: “Sei consulenze diverse, non si poteva condannare nessuno”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Novembre 2014 9:00 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2014 9:00
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano (Ansa)

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano (Ansa)

ROMA – La morte di Stefano Cucchi? È un enigma secondo Giovanni Luigi Guazzotti, legale di Stefania Corbi, medico dell’ospedale Pertini dove fu ricoverato e dove morì il trentunenne cinque anni fa, dopo essere stato arrestato per droga.

L’intervista di Flavia Amabile della Stampa:

E quindi tutti assolti. Che cosa è cambiato dalla sentenza di primo grado?
«Aspetteremo le motivazioni della sentenza per poterlo dire. Di sicuro i medici non sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo e di abbandono di incapace. Il motivo posso presumerlo ma per il momento non posso dirlo».
Assolti i poliziotti in primo grado, assolti i medici in secondo grado. Com’è morto, quindi, Stefano Cucchi?
«È proprio questa la domanda che ci siamo posti come difensori. È il grande enigma di questo processo. Abbiamo presentato sei consulenze in primo grado e una perizia. Sono giunte tutte a conclusioni diverse. È evidente che non esiste certezza su che cosa è successo, quindi come si può dire che i medici sono responsabili di omicidio colposo? Come si possono condannare delle persone? È chiaro che viene meno la responsabilità penale».
La famiglia non intende arrendersi. Che cosa prevedete che accadrà ora?
«Non saprei. Bisognerà aspettare che escano le motivazioni della sentenza, quindi è probabile che la Procura prenderà delle misure ma in questo momento è ancora presto per parlare di quello che accadrà. Oggi ci limitiamo a registrare questa decisione che riconosce la nostra difesa e che, per la mia cliente, è la fine di un terribile incubo che è durato fin troppo tempo».
C’è un altro incubo che non finirà mai. Che cosa si sente di dire alla famiglia di un ragazzo vittima di una morte che dopo due gradi di giudizio non ha colpevoli?
«L’abbiamo detto anche durante il processo: da parte nostra c’è grande solidarietà alla famiglia vittima di una vicenda su cui, forse, c’è stata una gestione complessa finita su binari non proprio corretti».
Vuol dire che ci sono stati errori da parte di qualcuno che non sono i medici?
«Bisogna aspettare le motivazioni per capire e parlare».
Voi, però, avete una tesi che avete sostenuto in aula.
«Durante il processo ci siamo difesi da un’accusa molto grave, quella di abbandono di incapace. Per persone che operano in ambito sanitario è quanto di più disdicevole possa essere detto. Oltre a quest’accusa ce n’erano altre di minore importanza ma non meno disdicevoli per dei medici, tutte intorno all’ipotesi di un complotto ai danni di Stefano Cucchi, dal favoreggiamento al rifiuto d’atti d’ufficio, all’omissione di referto. L’imputazione peggiore è stata poi derubricata ad omicidio colposo e oggi del tutto cancellata con l’assoluzione».