Stefano Perotti: 250 milioni da direzioni lavoro, sistemò anche il figlio a Lupi

Pubblicato il 18 Marzo 2015 10:14 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2015 10:14
Stefano Perotti: 250 milioni per direzioni lavoro, sistemò il figlio di Lupi

Maurizo Lupi grande sponsor di Stefano Perotti, che gli ha sistemato il figlio Luca

FIRENZE – ROMA – Come funzionava il sistema di potere, affari, appalti, consulenze e miliardi che aveva a perno Ercole Incalza e Stefano Perotti? Guido Ruotolo sulla Stampa di Torino prova a farci capire qualcosa. Che Stefano Perotti, quello che ha sistemato presso il cognato Giorgio Mor il figlio di Maurizio Lupi, Luca, fosse “il Re Mida delle direzioni lavoro”, scrive Guido Ruotolo, non sono 

“mica dicerie, sospetti, millanterie. È lui stesso che ne parla esplicitamente al telefono: «Quindi se io ho fatto negli ultimi 15 anni 25 miliardi di opere…».
Siamo nel luglio scorso, 25 miliardi di opere equivalgono a un utile di almeno 250 milioni. Scrive il gip:
«Nel caso in esame una direzione dei lavori nei fatti così configurata ha assunto, grazie a un collaudato sodalizio criminale, la funzione di mero strumento per far transitare su società e soggetti privati enormi somme di denaro (per compensi non inferiori all’1% dell’importo dei lavori appaltati, ma in molti casi fino addirittura al 3%) prive di sostanziale giustificazione, quanto alle prestazioni professionali realmente rese, ed inquadrabili piuttosto nel prezzo di una dazione corruttiva».
Lupi il ministro si spende perché Perotti conquisti anche la direzione dei lavori per il nuovo terminal del porto di Olbia. Commissario protettore dell’Autorità portuale è l’ex senatore Pdl Fedele Sanciu; responsabile unico del procedimento, Bastiano Deledda.
Perotti e i suoi lavorano per «inserire nel bando di gara criteri selettivi per la partecipazione, calibrati per far vincere le proprie società. Ma a un certo punto il commissario portuale si mette di traverso, perché vuole affidare i lavori a uno studio diverso. Franco Cavallo chiama Fedele Sanciu: «Sono l’amico di Maurizio… Lupi… Ci siamo già incontrati in passato, in barca, c’era anche il ministro… Verrò a trovarla». Sempre il 31 ottobre 2013, Cavallo richiama Sanciu che subito premette: «Mi ha telefonato il ministro…».

Si trova l’intesa. Perotti deve ottenere l’assegnazione ma in cambio deve «caricarsi un direttore artistico». Si tratta di Willem Brouwer, «quello che inizialmente era prospettato da Bastiano Deledda come il suo potenziale concorrente. Ancora oggi il bando della gara non è stato pubblicato, il commissario Sanciu e lo stesso ministro Lupi sono finiti indagati a Tempio Pausania. Oggi si svolgeranno gli interrogatori di garanzia degli arrestati. Le difese annunciano che solleveranno la questione della competenza territoriale. Tra un mese, gli indagati torneranno in libertà. Fino ad allora, la Procura si giocherà altre carte. Per ora coperte”.

Cristiana Mangani, su Messaggero di Roma ribadisce:

“Il legame tra Lupi, Incalza e Perotti, si rinnova per la realizzazione del terminal Crociere del porto di Olbia. Gli inquirenti spiegano i sistemi adottati dal gruppo per pilotare il bando di gara per la progettazione definitiva e la realizzazione del progetto. Compaiono anche i nomi di due sardi, Fedele Sanciu, ex senatore Pdl ed ex commissario dell’Autorità portuale del nord Sardegna, e Bastiano Deledda, responsabile del procedimento relativo alla gara. Nell’ordinanza viene tracciato un quadro completo dei rapporti, le tante mail, gli interessamenti, e qualche telefonata di troppo del ministro Lupi. Il tutto con l’intervento di un altro personaggio dal ruolo misterioso, Francesco Cavallo, mediatore di affari, stipendiato da Perotti con 7 mila euro al mese.

E di personaggi ”interessanti“, questa inchiesta sembra averne diversi. Uno è Giulio Burchi, ex presidente del cda della società Italferr Spa, attualmente con diversi incarichi importanti in società partecipate a capitale misto. Burchi potrebbe essere la chiave di volta dell’indagine. Dalle intercettazioni sembra detestare Perotti, Incalza e il sistema di favori. Tanto che quando Perotti e soci stanno per aggiudicarsi anche un lavoro in Libia, sbotta: «Adesso sulle infrastrutture basta, ho fatto un dossier, tutto un dossier per la Serracchiani».

Sue altre chicche sul potere di Incalza e i favori a Perotti. «In Italia i general contractor sono imprese, quindi quando l’impresa nomina il suo direttore dei lavori viene meno il controllo sull’appalto. Le imprese sono obbligate a nominare direttori dei lavori di gradimento. Vedi, Incalza ha fatto nominare Perotti anche sui prossimi allunaggi, no?».

E Burchi, pur stigmatizzando il sistema, ammette che lo ha fatto arricchire. «Pensiamoci, forse si sta bene in questo Paese qua – riflette – perché nei paesi dove ci sono le regole secondo me si sta molto peggio. Io ti dico la verità, qualche compromesso l’ho fatto come tutti, però i soldi che ho guadagnato a stare in questo Paese di merda deregolarizzato, non li avrei mai guadagnati in Inghilterra o in America».

Tra figli e parenti compare il nome di Alberto Donati, genero di Incalza, per una mega consulenza. Ed è a margine della grande opera che riguarda la direzione dei lavori per la realizzazione della tratta Genova-Milano Terzo valico di Giovi che Donati riesce a ottenere 692 mila euro dal 2006 al 2010, ”compensi per prestazioni professionali”. Di lui si era già parlato nello scandalo del G8 perché suo suocero, manager di Infrastrutture, era stato sfiorato dall’inchiesta.

La ragione? L’architetto Angelo Zampolini aveva pagato una caparra per un appartamento nel centro di Roma, finito poi alla figlia di Incalza, moglie di Donati. E visto il ruolo del funzionario, la circostanza era finita agli atti. Ma non è il solo episodio per cui la cricca ritorna anche in questa inchiesta. Due indagati, infatti, parlando tra di loro di altri restauri citano quelli che Anemone avrebbe fatto alla casa del cardinal Tarcisio Bertone, ex segretario di Stato del Papa. Ristrutturazioni di un certo rilievo, forse benedette da un altro ex super potente delle Infrastrutture, Angelo Balducci”.

Che tipo fosse Stefano Perotti lo tratteggia Franca Selvatici su Repubblica:

“Perottino è tutto carino e mogio così, ma quando gli vai attorno al vil denaro diventa una bestia». Così Giulio Burchi, ex presidente di Italferr, ironizza su Stefano Perotti, l’ingegnere pigliatutto, il re delle direzioni lavori, che ha gestito appalti per almeno 25 miliardi di euro (lo sostiene un suo stretto collaboratore).
Stefano Perotti, 57 anni, è figlio d’arte. Suo padre, Massimo Perotti, fu il più giovane ingegnere impegnato con compiti dirigenziali nella costruzione dell’Autosole, dal 1974 al 1980 fu direttore generale dell’Anas e poi presidente e commissario liquidatore della Cassa del Mezzogiorno. Fu arrestato per concussione nel 1985 ma negò con forza di aver mai ricevuto né tanto meno sollecitato tangenti.
Ora suo figlio, che abita a Firenze, si trova in guai molto simili, anche se a differenza del padre ha scelto di lavorare come imprenditore privato, seppure con solidissimi agganci con la politica. Agli atti dell’inchiesta c’è una conversazione del 28 novembre 2013 fra sua moglie Christine Mor e il figlio Philippe, che non si sentiva all’altezza del padre.
Lei lo conforta: «Papà oltretutto se guadagna bene e tanto è anche perché ci sono state delle coincidenze. Papà è bravo. Però papà ha avuto delle coincidenze fortunate di entrare nel mondo della politica grazie a suo padre, ok? Grazie ad un certo giro della politica, lavori pubblici, eccetera».
Il 30 novembre Lupi e il figlio Luca hanno partecipato alla maratona di Firenze e la notte precedente sono stati ospiti di Perotti. Che, oltre al padre, conosce molto bene anche il figlio perché lo ha fatto assumere dal cognato e lo ha piazzato a lavorare in un cantiere Eni. Si rende conto della delicatezza della situazione ma spiega al cognato: «A lui gli dobbiamo dare la sicurezza». Come al solito, è l’informatissimo Giulio Burchi a inquadrare la situazione: «Mi hanno detto che il nostro Perottibus ha vinto anche la gara, che ha fatto un ribasso pazzesco, ha vinto, beh, la Pedemontana Veneta Lombarda, ha vinto il palazzo nuovo dell’Eni a San Donato e c’ha quattro giovani ingegneri e sai uno di cognome come si chiama? Un giovane ingegnere neolaureato. Lupi. Ma guarda i casi della vita!! Eh». Ancora più chiaro in un’altra conversazione: «Tu sai che Perotti e il ministro sono non intimi, di più, perché lui ha assunto anche il figlio, per star sicuro che non gli mancasse qualche incarico di direzione lavori, siccome ne ha soli 17, li hanno contati, ha assunto anche il figlio di Lupi, no?»