Rodotà vs Scalfari, lite su Repubblica: “Candidato M5S, ma resto di sinistra”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Aprile 2013 10:10 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2013 14:24
Rodotà-Scalfari, lite su Repubblica: "Candidato M5s, ma resto di sinistra"

Stefano Rodotà (Foto LaPresse)

ROMA – “Sono e resto un uomo di sinistra”, dichiara Stefano Rodotà in una lettera a Repubblica. La lettera è una risposta a Eugenio Scalfari, che aveva criticato in un precedente articolo la candidatura al Quirinale di Rodotà con il Movimento 5 stelle. Una lettera in cui Rodotà precisa la sua posizione politica di sinistra, ma in cui difende l’ipotesi ormai sfumata di un governo M5s-Pd. Anche in questa occasione Scalfari replica: “Cosa avrebbero fatto M5s con l’Europa?”. Per il giornalista sarebbe stato un governo in cui “la speculazione avrebbe giocato a palla e l’Europa avrebbe severamente sanzionato”.

Perché un uomo di sinistra, politico, docente universitario e giornalista, che per gli attivisti del Movimento 5 stelle corrisponde all’ideale di “casta” che combattono, accetta di essere un loro candidato? Queste le parole di Scalfari apparse su Repubblica qualche tempo fa e che hanno scatenato la reazione di Rodotà del 22 aprile:

“Conosco Stefano Rodotà da quasi sessant’anni. Entrò nel Partito radicale fondato nel 1956 dagli “amici del Mondo” e da allora ci furono tra noi sentimenti di amicizia e collaborazione. È stato più volte parlamentare militando nei partiti post-comunisti e, prima, tra gli indipendenti di sinistra associati al Pci. Fu poi presidente del Pds e vicepresidente della Camera, ebbe incarichi nelle istituzioni culturali europee e infine presiedette l’autorità che tutela la privatezza delle persone. Ha scritto molti libri di diritto, è docente universitario, ha lanciato il referendum sull’acqua pubblica e collabora al nostro giornale fin dal primo numero scrivendo sui temi che più lo interessano.

I grillini, nelle loro “quirinarie” su Internet, l’hanno scoperto e piazzato al terzo posto d’una loro lista di candidabili al Quirinale, dopo la Gabanelli e Gino Strada. I due che lo precedevano hanno ringraziato ma rifiutato, lui ha ringraziato e accettato. Il resto è noto.

Rodotà si è pubblicamente rammaricato perché il Partito democratico e i vecchi amici non l’hanno contattato. Essendo tra questi ultimi debbo dire che neanche lui ha contattato me. Che cosa avrei potuto dirgli? Gli avrei detto che non capisco perché una persona delle sue idee e della sua formazione politica, giuridica e culturale, potesse diventare candidato grillino per la massima autorità della Repubblica. Il Movimento 5 Stelle, come è noto, vuole abbattere l’intera architettura costituzionale esistente, considera l’Europa una parola vuota e pericolosa, ritiene che i partiti e tutti quelli che vi aderiscono siano ladri da mandare in galera o a casa «a calci nel culo». Come puoi, caro Stefano, esser diventato il simbolo d’un movimento che impedisce ai suoi parlamentari di parlare con i giornalisti e rispondere alle domande? Anzi: che considera tutti i giornalisti come servi di loschi padroni? In politica, come in tutte le cose della vita, ci vuole il cuore, la fantasia, il coraggio, ma anche il cervello e la ragione […]”.

L’Italia l’hanno fatta Mazzini, Cavour e Garibaldi, diversissimi tra loro ma oggettivamente complementari. E se vogliamo giocare alla torre e si deve scegliere tra Gramsci e Togliatti, scelgo Gramsci. E se debbo scegliere tra Andreotti e Moro scelgo Moro. Tra Togliatti e Berlinguer scelgo Berlinguer. Infine scelgo Napolitano perché, purtroppo per noi, non trovo altro nome da contrapporgli. Ti chiedo scusa, caro Stefano, con tutto l’affetto e la stima che ho verso di te, ma il nome Rodotà in questo caso non mi è venuto in mente”.

La replica di Rodotà a Scalfari è secca: “Sono e resto un uomo di sinistra”. E ad una lettera a Repubblica affida le precisazioni necessarie a “ristabilire la verità dei fatti”. In primis Rodotà precisa di non essersi schierato verso i vecchi amici del partito, ma verso gli esponenti del Pd che non lo hanno mai considerato:

“Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza della Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima.

Sulla candidatura “inaccettabile” perché proposta da Beppe Grillo, Rodotà scrive:

“È infantile, in primo luogo, adottare questo criterio, che denota in un partito l’esistenza di un soggetto fragile, insicuro, timoroso di perdere una identità peraltro mai conquistata”.

Poi c’è l’accusa di incostituzionalità di M5s, che Rodotà nega definendo incostituzionali partiti come la Lega Nord e i “berlusconiani”. Al Pd Rodotà non rinfaccia solo la sua elezione come presidente della Repubblica, ma anche di non aver voluto creare un governo con il Movimento 5 stelle:

“Aggiungo che proprio questa vicenda ha smentito l’immagine di un Movimento tutto autoreferenziale, arroccato. Ha pubblicamente e ripetutamente dichiarato che non ero il candidato del Movimento, ma una personalità (bontà loro) nella quale si riconoscevano per la sua vita e la sua storia, mostrando così di voler aprire un dialogo con una società più larga. La prova è nel fatto che, con sempre maggiore chiarezza, i responsabili parlamentari e lo stesso Grillo hanno esplicitamente detto che la mia elezione li avrebbe resi pienamente disponibili per un via libera a un governo. Questo fatto politico, nuovo rispetto alle posizioni di qualche settimana fa, è stato ignorato, perché disturbava la strategia rovinosa, per sé e per la democrazia italiana, scelta dal Pd.”.

Rodotà ricorda poi a Scalfari che nella rosa dei nomi proposti dai 5 stelle c’erano anche Gustavo Zagrebelsky o di Gian Carlo Caselli o di Emma Bonino o di Romano Prodi. Rodotà non è esponente del movimento, ma uomo di sinistra, e scrive a Scalfari che ora il Pd è 2libero della mia ingombrante presenza:

“E ora, libero della mia ingombrante presenza, forse il Pd dovrebbe seriamente interrogarsi su che cosa sia successo in questi giorni nella società italiana, senza giustificare la sua distrazione con l’alibi del Movimento 5Stelle e con il fantasma della Rete. Non contesto il diritto di Scalfari di dire che mai avrebbe pensato a me di fronte a Napolitano. Forse poteva dirlo in modo meno sprezzante. E può darsi che, scrivendo di non trovare alcun altro nome al posto di Napolitano, non abbia considerato che, così facendo, poneva una pietra tombale sull’intero Pd, ritenuto incapace di esprimere qualsiasi nome per la presidenza della Repubblica. Per conto mio, rimango quello che sono stato, sono e cercherò di rimanere: un uomo della sinistra italiana, che ha sempre voluto lavorare per essa, convinto che la cultura politica della sinistra debba essere proiettata verso il futuro”.

Ma Scalfari non perde tempo e risponde. Prima di tutto nega di non aver sostenuto l’amico e collega Rodotà nella corsa al Quirinale:

“Gli errori da lui rilevati e compiuti da parte del Pd nei suoi confronti, io stesso liho rilevati in due modi.Consigliando a Bersani per il tramite dell’amico Luigi Zanda di prendere contatto con Rodotà affinché ricordasse pubblicamente la sua biografia politica strettamente legata alla sinistra democratica; questo a mio avviso sarebbe stato sufficiente a far convergere i voti del partito su di lui. Evidentemente questo mio suggerimento non fu accolto”.

Poi Scalfari replica al governo Pd-M5s, un governo che non sarebbe forse mai nato:

“Grillo negli ultimi giorni più convulsi ha detto che se il Pd avesse votato per Rodotà, lui avrebbe appoggiato un governo fatto da quel partito ma a distanza di qualche ora ha aggiunto mai per un partito guidato da Bersani. Voleva cioè scegliere lui anche il presidente del Consiglio?”.

Infine la preoccupazione di Scalfari per un governo M5s che avrebbe osteggiato la politica economica necessaria per rimanere in Europa e uscire dalla recessione:

“Se il risultato sarà positivo ai fini dell’uscita dalla recessione ed anche dalla costruzione di un’Europa federale che è a mio avviso indispensabile in un mondo globalizzato, allora questo governo che a Rodotà sembra scellerato riconsegnerà il proprio mandato con un Paese finalmente rafforzato e solido. Chi verrà dopo – sempre che i risultati corrispondano alle aspettative – dovrà lodarlo insieme al Capo dello Stato che l’ha reso possibile ma, per l’esperienza che ho, posso fondatamente supporre che sarà invece ricoperto dai vituperi di chi senza essersi sporcate le mani riceverà un bel dono che non gli sarà costato sicuramente nulla. Ho già detto che mantengo stima e affetto per Rodotà ma penso che, prima che avvenisse l’ultima votazione a Montecitorio, avrebbe dovuto annunciare il suo ritiro come pure penso che i suoi elettori di Cinque stelle avrebbero dovuto almeno alzarsi in piedi invece di restare seduti sui loro scranni. Anche l’educazione fa parte della cultura che evidentemente non c’è”.