Susanna Camusso (Cgil) avverte Letta: “E’ finito il tempo della propaganda”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2013 10:39 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2013 10:39
Susanna Camusso (Cgil) avverte Letta: "E' finito il tempo della propaganda"

Susanna Camusso (LaPresse)

ROMA – Con il governo Letta “il tempo è finito”. Susanna Camusso, leader della Cgil, coglie l’occasione per passare all’attacco. “Intendo dire che è finito il tempo della propaganda, degli annunci e delle promesse. Sta diventando insopportabile l’abitudine di dire una cosa e di farne un’altra. Ci avevano detto che nell’esame della legge di stabilità in Senato ci sarebbe stata attenzione anche al lavoro. Non è accaduto nulla”.

L’intervista su La Stampa a cura di Stefano Lepri:

Il presidente del consiglio dice che tutti i risparmi di spesa andranno a ridurre le tasse sul lavoro.

«Vorremmo che cominciasse a precisare tempi, modi, quantità. Sentiamo che dopo il cambiamento nella maggioranza e le primarie Pd ci sarà un nuovo discorso programmatico. Ho perso il conto: sarà il quarto? E quand’è che si passa dai programmi alla attuazione? Come forze sociali, insieme con Cisl e Uil e con la Confindustria, in settembre avevamo avanzato richieste unitarie per rilanciare l’economia. Niente. Abbiamo la sensazione che i politici parlino molto di loro stessi e fra loro, invece di parlare alla gente di come risolvere i problemi. C’è il concreto rischio che il rancore e il risentimento che ormai si percepiscono ci portino verso una vera emergenza democratica. Il Paese è disorientato: pensi a un lavoratore che sta per ricevere la tredicesima e non sa che cosa potrà fare con quei soldi, quanti ne dovrà mettere da parte ad esempio per pagare quel pezzo di Imu che non è abolito…».

Ma se l’Imu lei ha appena dichiarato che era meglio tenerla tutta…

«Cambiandola per proteggere meglio le fasce più deboli. Con questo ritornello che bisogna abbassare le tasse poi si finisce che vengono abbassate ad alcuni e scaricate su altri. Siamo al punto che ad imposte progressive, che fanno pagare di più ai ricchi si sostituiscono imposte che gravano su chi ha meno, per esempio anche sugli affittuari. E se tiriamo le somme alla fine la pressione tributaria aumenta. Siamo prigionieri di un falso mito, che l’unica cosa utile per la ripresa sia calare le tasse: ne risulta un vero imbroglio. E’ scandaloso che le rendite finanziarie si continui a tassarle al 20%, mentre l’aliquota più bassa sul lavoro dipendente è il 23%».

In concreto come Cgil che cosa volete?

«Siamo coscienti che il bilancio pubblico è messo male, e non chiediamo la luna: chiediamo misure per lo sviluppo, a partire da meno tasse su lavoro e pensioni. Inoltre, nel suo primo discorso programmatico il presidente del consiglio aveva promesso un nuovo provvedimento per alcune migliaia di lavoratori “esodati” non coperti dalle precedenti misure; non l’abbiamo ancora visto. Peggio, con i criteri restrittivi appena introdotti per la cassa integrazione in deroga, le imprese licenzieranno. Era questo il momento? Vedo che il ministro dell’Economia, nella sua intervista, riconosce che anche con la ripresa per un certo tempo la disoccupazione continuerà ad aumentare. Che vogliamo fare allora con i disoccupati? Insomma tutta questa incertezza non è tollerabile».

Ma a tagliare le spese siete d’accordo? Non sarà mica che i sindacati del pubblico impiego temono anche loro, come i burocrati, la “spending review”?

«Beh, se gli interventi sulle spese significano, come finora, il blocco dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego, nessun recupero di efficienza, più tagli lineari, certo che come sindacato siamo contrari. Se invece si tratta di colpire davvero gli sprechi, come ridurre le trentamila diverse stazioni appaltanti, evitando che in tanti casi si paghino prezzi troppo alti sulle forniture, o di discutere una vera riforma, allora ci stiamo» (…)