Susanna Camusso: “Lo sciopero generale? Non basta più per tutti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2013 11:36 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2013 11:36
Susanna Camusso: "Lo sciopero generale? Non basta più per tutti"

Susanna Camusso: “Lo sciopero generale? Non basta più per tutti”

ROMA – “Nell’attuale quadro economico e sociale non è più sufficiente evocare lo sciopero generale come unica modalità in cui si determina il conflitto sul tema del lavoro”, a parlare è Susanna Camusso,  leader della Cgil.

Scrive Rita Querzé per il Corriere della Sera:

Tradotto, i punti deboli dello sciopero generale in tempi di crisi sono soprattutto tre. Uno: per i disoccupati l’astensione dal lavoro dei privilegiati che un’occupazione ce l’hanno può sembrare una beffa. Due: non è questo il momento di mettere in difficoltà le aziende e rendere ancora più precari posti che di fatto sono già traballanti per colpa della crisi. Tre: anche chi è assunto spesso ha meno soldi in tasca perché gli straordinari e i bonus sono diventati una rarità, e così una giornata in meno a fine mese rischia di pesare troppo sui bilanci delle famiglie.
Che fare allora? Nel sindacato rosso ci si interroga. «La Cgil di scioperi generali ne ha fatti molti, bisogna verificare la possibilità di attuare forme di protesta altrettanto efficaci e non esclusive, che abbiano la capacità di unificare il mondo del lavoro», indica la via Camusso.
Come dire: dobbiamo trovare il modo di rappresentare anche chi il lavoro non ce l’ha. Un’esigenza che si fa sempre più pressante. La Cgia di Mestre, associazione che rappresenta il mondo dell’artigianato, ha calcolato che dall’inizio della crisi a oggi (quindi dal 2008) siano scomparse 415 mila partite Iva. Il limite tra lavoro dipendente e autonomo è sempre più sfumato. E le proteste selvagge dei Forconi o dei tranvieri a Genova e a Firenze sfidano anche il sindacato rosso. Per non parlare dei messaggi che arrivano dal Pd di Matteo Renzi, che in materia di lavoro non ha nessuna intenzione di chiedere «permesso» alla Cgil.
D’altra parte il primo sciopero generale nazionale in Italia è datato settembre 1904. Da allora sono passati più di cent’anni. Durante l’ultima protesta indetta a metà novembre da Cgil, Cisl e Uil qualcosa ha cominciato a scricchiolare. Il segretario generale della Cisl della Lombardia, Gigi Petteni, prima di fare sciopero ha voluto consultare i suoi dirigenti. Poco convinto? «Un conto sono gli scioperi per i contratti, un altro quelli generali in cui a volte ti trovi a bloccare aziende in cui sindacato e proprietà stanno collaborando», risponde Petteni. Che aggiunge: «In Cisl si discute molto di questi temi, anche se non sempre con una capacità di sintesi condivisa». D’altra parte anche la Cisl siciliana ha organizzato proteste di sabato per evitare di bloccare la produzione.
Nei prossimi giorni gli appuntamenti in cui il sindacato confederale si dovrà misurare sul tema dello sciopero non mancheranno. Primo fra tutti: il prossimo 16 dicembre con l’astensione dal lavoro degli autoferrotranvieri, da sei anni senza contratto. Poche settimane fa il sindacato autonomo ha rubato la scena a quello confederale con proteste selvagge a Genova e a Firenze. Il rischio che il copione si ripeta è tutt’altro che remoto.