Svuota carceri, dall’arresto al processo: condannati e subito rimessi in libertà

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Luglio 2014 10:40 | Ultimo aggiornamento: 25 Luglio 2014 10:41
Svuota carceri, dall’arresto al processo: condannati e subito rimessi in libertà

Svuota carceri, dall’arresto al processo: condannati e subito rimessi in libertà

ROMA – Scippi, furti, estorsioni, violenze, molestie. Episodi di delinquenza spicciola e continuata, che sembrano avere un unico punto di raccordo: la stazione Termini. Basta farsi un giro nelle le aule di tribunale per capirlo: dai parcheggi alle biglietterie, dai sotterranei della metropolitana ai binari, lo scalo ferroviario più grande d’Italia è quotidianamente sotto scacco.

Solo ieri, 24 luglio, nella cittadella giudiziaria di piazzale Clodio, almeno tre processi riguardavano arresti recentissimi avvenuti a Termini, e sul banco degli imputati c’erano gruppi di cittadini stranieri accusati, a seconda delle posizioni, di violenza sessuale e furto. Sono stati tutti quanti rimessi in libertà e, come prevede la legge che punisce i reati di lieve entità, sono stati sottoposti alla misura cautelare più lieve: l’obbligo di firma.

Scrivono Michela Allegri e Adelaide Pierucci sul Messaggero:

Ma andiamo con ordine. Il primo a presentarsi di fronte al giudice è un romeno trentacinquenne fermato due giorni fa. E’ stato pizzicato mentre palpeggiava giovani turiste nei pressi della stazione. Le manette sono scattate dopo l’allarme dato da Michela, una ragazza che è corsa dai carabinieri denunciando di essere stata vittima di attenzioni troppo spinte.

Erano le tre di pomeriggio, la giovane passeggiava tra gli scaffali della libreria ”Borri Books”, che si trova all’interno dello scalo. Il trentacinquenne si è avvicinato a lei, l’ha bloccata contro la vetrina del negozio e le ha tastato il fondoschiena. Dopo il racconto di Michela, i militari si sono messi subito alla ricerca dello straniero. Non ci è voluto molto tempo per identificarlo: era a poche centinaia di metri dall’ingresso della stazione, dal lato di piazza dei Cinquecento, e stava molestando alcune passanti. Nello specifico, come si legge nel verbale d’arresto, attuava la classica tattica della ”mano morta”, lasciando le braccia a penzoloni e palpando senza ritegno chiunque gli passasse accanto. Il romeno è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale di lieve entità, ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato e ieri è stato condannato a 6 mesi. Il giudice, però, ha deciso di sottoporre l’uomo ad una misura cautelare morbida: è tornato in libertà, ma sconterà la pena presentandosi periodicamente dalla polizia giudiziaria.

Sul banco degli imputati è poi stato il turno di tre rom, colti in flagranza mentre tentavano di sfilare il portafoglio dalle tasche di turisti accalcati nei sotterranei della metro. Una delle vittime, una danese in viaggio a Roma con amici, qualche giorno fa stava salendo sul vagone quando si è ritrovata la mano di una donna infilata nel marsupio e un uomo piazzato di fronte a sbarrarle la via. Alcuni pendolari, vista la scena, hanno fatto scattare l’inseguimento, culminato con l’arresto di Carly Delic, 19 anni, romeno di origini croate, e Natasa Osmanovic, 20 anni, rom bosniaca, finiti in manette per furto con destrezza. Processati per direttissima, i due arrestati, assistiti dall’avvocato Luca Guerra, sono stati rimessi in libertà con un solo obbligo: andare a firmare una volta al giorno nella caserma vicina al campo di via Nomentana (…)