Tangenti Rai-Mediaset-Palazzo Chigi. “Mazzette per nozze Aquilani-Quattrociocche”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Giugno 2015 9:09 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2015 9:09
Tangenti Rai-Mediaset-Palazzo Chigi. "Mazzette per nozze Aquilani-Quattrociocche"

Tangenti Rai-Mediaset-Palazzo Chigi. “Mazzette per nozze Aquilani-Quattrociocche”

ROMA – Assunzioni a parenti di dirigenti della Rai. Regali come pianoforti e vacanze ai funzionari della presidenza del Consiglio. C’è anche questo nelle carte dell’inchiesta per una presunta maxi corruzione che vede indagate 44 persone tra funzionari e dirigenti di Rai, Mediaset, La7, Infront e presidenza del Consiglio. Al centro dell’indagine c’è David Biancifiori, imprenditore che si occupa di forniture tecniche per servizi radiotelevisivi. Imprenditore che, come spiega sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini  “pagando uno dei responsabili tecnici, erano riusciti ad accaparrarsi persino una parte delle forniture per il Festival di Sanremo del 2013”.

Sempre secondo gli investigatori, scrive Sarzanini, David e Danilo Biancifiori “quando si è trattato di convincere un impiegato Rai che gestiva lavori molto remunerativi, non hanno esitato a pagare le apparecchiature per il matrimonio della figlia, l’attrice Michela Quattrociocche con il calciatore Alberto Aquilani”.

Così Sarzanini presenta i due al centro dell’indagine:

Era una coppia a quanto pare infallibile, quella composta dai fratelli David e Danilo Biancifiori che con le loro società «Di and lighting and Truck» e «Dibi Technology» sembrano aver ottenuto il monopolio delle gare nel loro settore. Tanto che nel 2009, quando a Palazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi, avevano vinto un appalto da 9 milioni di euro. A leggere l’accusa del pubblico ministero Paolo Ielo lo hanno ottenuto versando tangenti a Roberto Gasparotti, responsabile dell’immagine dell’allora presidente del Consiglio e avrebbero addirittura scritto il capitolato negli uffici della loro azienda. Ieri sono state effettuate 44 perquisizioni dalla Guardia di Finanza che è entrata in tutte le società televisive e nelle case dei funzionari, ma anche a Palazzo Chigi per acquisire la documentazione dei lavori assegnati nel 2009.

Gli affari, i due, li facevano anche con Palazzo Chigi.

Proprio nell’aprile di quell’anno i fratelli si aggiudicano «la fornitura di un servizio di assistenza e manutenzione hardware e di personale specializzato per il buon finanziamento delle tecnologie audio-video della presidenza del Consiglio dei Ministri». Secondo le indagini del Nucleo tributario guidato dal colonnello Cosimo Di Gesù, a «truccare» la gara sarebbe stato anche Antonio Ragusa, all’epoca capo Dipartimento delle risorse strumentali, già coinvolto anche in altre indagini, che avrebbe ottenuto versamenti in contante e vacanze in alberghi di lusso. Scrive il magistrato nel capo d’imputazione: «La gara veniva totalmente pilotata, essendo invitate solo le società indicate da David Biancifiori con l’accordo e l’avallo di Ragusa e Gasparotti, e recandosi Maurizio Papitto, responsabile dei servizi informatici di Palazzo Chigi, presso le società di Biancifiori per preparare con un suo dipendente il capitolato che meglio li potesse favorire». Molto attivo anche Gianni Mastropietro, funzionario della Presidenza, ricompensato con «l’assunzione di quattro nipoti, del fratello, della figlia, nonché di somme di denaro in contanti». Lunga lista di utilità anche per il responsabile degli eventi di Palazzo Chigi Massimo Schettini: «Denaro in contante, un pianoforte da 6 mila euro, buoni benzina, un iPad, telefoni cellulari, il rifacimento dell’impianto elettrico a casa».

Infine il capitolo “nozze di Aquilani”. Sempre Sarzanini:

Non badavano a spese gli imprenditori e per ricompensare Cesare Quattrociocche della sua disponibilità, «gli riconoscevano consistenti somme in denaro e la messa a disposizione di tecnologia per la realizzazione dell’evento del matrimonio della figlia». Con i dipendenti di La7 i due imprenditori «si sarebbero appropriati di risorse dell’azienda televisiva e della Telecom ottenute mediante sovrafatturazioni da parte delle società del Gruppo Biancifiori, le quali emettevano sistematicamente, nel corso degli appalti loro affidati, fatture per servizi e forniture mai prestate e comunque per importi superiori a quelli dovuti, per poi spartire l’illecito surplus di guadagno». Il calcolo della Guardia di Finanza parla di emissione di documenti contabili contraffatti per oltre 45 milioni di euro in quattro anni, ma il conto è ancora provvisorio. Lo stesso meccanismo sarebbe stato utilizzato con i funzionari di Mediaset e di Infront, l’azienda che si occupa tra l’altro di diritti e sponsorizzazioni del calcio, e di «Sponsport»: tra i dipendenti finiti sotto inchiesta anche un tal Roberto Corrotto.