Tangenti terremoto l’Aquila: “Marcio l’intero cestino”. Marco Travaglio

Pubblicato il 12 gennaio 2014 11:44 | Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2014 11:44

 

Tangenti terremoto l'Aquila: "Marcio l'intero cestino". Marco Travaglio

Mssimo Cialente. Si è dimesso da sindaco sull’onda dello scandalo per le tangenti all’Aquila

“L’intero cestino è marcio”

sostiene Marco Travaglio in un editoriale pieno di sdegno dopo lo scandalo delle tangenti dell’Aquila.

Non chiarisce se il cestino comprende solo le mele dell’Abruzzo o è l’intero sistema politico amministrativo che succhia il sangue dell’Italia come una gigantesca piattola. Ma si capisce e si condivide lo sdegno,anzi la disperazione:

“L’assessore aquilano di centrosinistra Ermanno Lisi che, di fronte alla sua città in macerie, definisce il terremoto che l’ha distrutta

una “botta di culo” per “le possibilità miliardarie” di “tutte ‘ste opere che ci stanno” e che “farsele scappa’ mo’ è da fessi, è l’ultima battuta della vita… o te fai li soldi mo’… o hai finito”,

non è un fungo velenoso spuntato dal nulla. È la punta più avanzata di un sistema che chiamare corruzione è un pietoso eufemismo. […]

Non stiamo parlando di reati (per quelli c’è la giustizia, che con l’arrivo del procuratore Fausto Cardella è in buone mani anche all’Aquila). Ma di un’antropologia mostruosa che nessuno può dire di non aver notato.

Che pena il sindaco Massimo Cialente, quello che garantiva vigilanza costante sugli appalti e sfilava con la fascia tricolore alla testa dei terremotati puntando il dito contro i governi che lesinavano aiuti, e non riusciva neppure a liberarsi di politici, professionisti e faccendieri come il capo dell’ufficio Viabilità del suo Comune che affidava lavori alla ditta del suocero.

Marco Travaglio si lancia in un pezzo di retorica anti capitalista un po’ fuori luogo, perché avidità e corruzione nascono con l’uomo e prosperavano anche quando nessuno nemmeno sospettava che ci sarebbero mai stati capitalismo e industria. Travaglio certamente ha letto qualche libro oltre a verbali e sentenze e non può non sapere che sempre c’è stato qualcuno, dai tempi di Caino,

“che, ai livelli più alti come in quelli più bassi, pensa di poter fare soldi con i soldi e intanto annienta sentimenti, amicizie, affetti, famiglie, cultura, vite umane. Vite che, quando si spengono, vengono misurate anch’esse in denaro, col registratore di cassa, dunque non valgono più nulla”.

La conclusione, amara, è però da condividere. Che poi il cambiamento possa venire dai descamisados di Beppe Grillo è un po’ più discutibile. Siamo al

“fallimento di un Paese ormai inutile, addirittura dannoso. Quello che si illudeva di chiudere il berlusconismo come fosse una parentesi e non lo specchio, […] una certa Italia che Berlusconi ha soltanto sdoganato e resa orgogliosa della sua mostruosità, ma che gli preesisteva e gli sopravviverà: nelle classi dirigenti di destra di centro di sinistra, ma anche in vaste aree della “società civile”.

“Ogni squalo che fa soldi sulla pelle della gente, ogni pirata che ruba sugli appalti, ogni vampiro che succhia il sangue ai morti del terremoto si regge sul silenzio complice di decine, centinaia di persone. Che, fatta la somma, sono milioni. Troppe per sperare in un cambiamento imminente. Ma non troppe per rinunciare a prepararlo subito”.