Tassa pro-Grecia, l’Italia dovrà trovare altri 15,6 miliardi di euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 luglio 2015 7:18 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2015 13:24
Alexis Tsipras (foto Ansa)

Alexis Tsipras (foto Ansa)

ROMA – “La Grecia rimane (forse) nell’euro e tutti siamo chiamati a contribuire – scrive Giorgio Ponziano di Italia Oggi – Sì perché dietro l’Eurogruppo e la Bce ci sono i contribuenti europei e quindi anche italiani. Niente di male se l’obolo servirà davvero a salvare chi è in difficoltà”.

L’articolo di Italia Oggi: Tra l’altro il terremoto provocato dalla paventata caduta della Grecia avrebbe forse inciso maggiormente sui conti. In ogni caso l’altra faccia della soddisfazione per l’accordo raggiunto a Bruxelles è il fardello che il nostro Paese deve sopportare. L’Italia vanta già un credito verso la Grecia di 65 miliardi di euro ai quali ora se ne aggiungono 15,4. Difficile prevedere se e quando essi ritorneranno nelle casse dello Stato.

L’Ue si è impegnata a dare alla Grecia 86 miliardi attraverso il Fondo salva-Stati a cui l’Italia partecipa per il 17,9%. Quindi dalla debilitata finanza pubblica italiana saranno travasati al Fondo salva-Stati 15,4 miliardi. Toccherà a Matteo Renzi e al suo ministro Pier Carlo Padoan trovarli in un bilancio già martoriato: ci sarà una tassa, addizionale pro-Grecia?

Che sia palese o occulto, vi sarà un prelievo dalle tasche degli italiani: 1.540 euro a testa è quanto ci costa il prestito pregresso. 385 euro è invece il costo del nuovo. Quindi ognuno di noi ora ha un credito verso la Grecia di 1.925 euro e una famiglia di tre persone adulte pagherà per il salvataggio della Grecia 1.155 euro mentre se aggiungiamo il pregresso il suo credito totale arriverà a 5.775 euro.

C’è da stupirsi se si tifa affinché Alexis Tsipras riesca a fare approvare a tamburo battente, come gli ha chiesto l’Europa, le riforme in grado di spingere l’economia greca verso lo sviluppo?

La consolazione è che l’accordo (se andrà in porto) cancellerà i rischi (e i costi) a cui l’Italia avrebbe dovuto far fronte: l’impennata dello spread con maggiori oneri per l’aumento dei tassi calcolati in 11 miliardi, un taglio dello 0,3% alle previsioni di crescita, un ribasso di borsa non inferiore al 5%. Il default della Grecia poteva avere gli stessi effetti di quello (nel 2008) della Lehman Brothers. Allora fu il segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Hank Paulson, a lasciare fallire la banca e provocare un effetto a catena da cui i mercati si risollevarono a fatica. Paulson volle dare una lezione alla spregiudicatezza finanziaria ma si ritrovò con un effetto boomerang. Lo è stato ricordato ad Angela Merkel durante l’estenuante trattativa di Bruxelles, quando sembrava che la Germania volesse dare una lezione alla Grecia, espellendola dalla zona euro per «educare» i riottosi alla politica di austerità e, perché no?, all’egemonia tedesca.

Questo scenario non è scomparso ma si è allontanato e invece dei costi dell’insolvibilità vi sono quelli della solidarietà, accordata con durezza di regole anche a causa del passato comportamento fraudolento: nel 2009 l’allora primo ministro Papandreou ammise per la prima volta che il deficit effettivo ammontava al 12,5% del pil, ossia più di quattro volte di quanto consentito e di quanto era stato fatto credere fino a quel momento all’Ue. Seguì la promessa di riforme incisive per tornare sulla buona strada, che però mai sono state portate a compimento.

La storia del credito dell’Italia alla Grecia incominciò proprio quando le autorità monetarie erano perfettamente consapevoli che quel paese si trovava sull’orlo dell’abisso. Girandosi dall’altra parte, l’Italia versò, nel 2010-2011, nelle casse di Atene (con un accordo bilaterale) 10 miliardi di euro, accettandone l’improbabile restituzione nel 2020. Non bastasse, nello stesso periodo il ministero dell’Economia mise 23,3 miliardi nel Fondo europeo di stabilità finanziaria, a cui ne aggiunse altri 14,2 nel 2012, tutti finiti nelle tasche greche. L’Europa ribussò più avanti, quando fu costituito il fondo della Bce e delle banche centrali nazionali: altri 7 miliardi, che sono serviti a comprare 25 miliardi di buoni del tesoro greci che le agenzie di rating hanno definito (quasi) spazzatura. Ma il flusso di denaro non finisce qui e, per esempio, non contabilizzato ma sembra attorno al miliardo, è l’aiuto che la Banca d’Italia ha dato alla liquidità delle banche greche.

C’è da aggiungere che gli aiuti che i Paesi europei hanno dato e daranno alla Grecia provengono in gran parte da obbligazioni o prestiti di varia natura. Ebbene gli interessi su questi prestiti che l’Italia deve pagare sono superiori a quelli praticati alla Germania e alla Francia. Quindi la stessa somma versata alla Grecia (tramite l’Europa) pesa sul debito pubblico italiano più di quanto pesi su quello tedesco e francese.

Una montagna di denaro. Dice l’economista Giacomo Vaciago, ex-docente alla Cattolica di Milano «Sì, una montagna di soldi prestati, poi la borsa con le azioni giù da marzo a oggi, infine lo spread in crescita nei giorni scorsi. L’Italia ne esce comunque danneggiata perché siamo i più vicini alla Grecia e all’Africa». Conferma Tommaso Monacelli, docente di macroeconomia all’Università Bocconi di Milano: «Qualsiasi economista americano si chiede come sia possibile aver impiegato più di 400 miliardi di euro per salvare uno Stato che è grande come il Wyoming. L’evoluzione della vicenda lascia un danno permanente e colossale».

Conclusione: il debito complessivo della Grecia ammonta a 270 miliardi di euro più gli 86 miliardi pattuiti col recente accordo, più altre voci fuori bilancio. Da 356 a 400 miliardi. Poco più del pil Lombardia, che raggiunge i 332 miliardi. L’Italia fa la sua parte ma il debito pubblico sale in ascensore.