Tasse da 10 miliardi? manovra 16 o 25? Tesoro, sogni di flessibilità, a noi…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Settembre 2014 13:26 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2014 13:27
Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – Ci aspettano nuove o maggiori tasse per 8 – 10 miliardi di euro. La verità traspare dal fumo dei sogni del Governo,  come li riferisce Valentina Conte su Repubblica, ricordandoci, con un pizzico di crudeltà, che la cifra corrisponde all’onere sui conti dello Stato del bonus degli 80 euro per il 2015.

La guerra a Beppe Grillo, prioritaria mission di Matteo Renzi, la paghiamo noi così come abbiamo pagato salata la guerra pre elettorale (per fortuna senza elezioni) di Berlusconi sull’Imu. Loro si scannano e alla fine il carciofo, come per l’ortolano, tocca a noi.
Valentina Conte riporta le speranze di Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia e sospira:
“L’ipotesi di una moratoria biennale sul Six pack, la possibilità cioè per l’Italia di non dover incidere brutalmente col bisturi sui conti 2014-2015, risparmierebbe al Paese di certo una legge di Stabilità lacrime e sangue. Nessuna procedura di infrazione, dunque, se il deficit strutturale non è “close to balance”, vicino allo zero, il prossimo anno. Nessuna bacchettata se il percorso di riduzione del debito pubblico parte nel 2016, dodici mesi dopo. Più margini per fare politiche espansive e provare a rianimare il paziente, dopo la cura da cavallo. E cioè a far ripartire la crescita”.
Come in quel vecchio Carosello con Paolo Pinelli nella parte di Ercolino, i cui sogni erano crudelmente interrotti alle 7 dalla sveglia, così Valentina Conte ci pone sotto gli occhi l’alternativa che potrebbe presto trasformarsi in una amara realtà:
“Una maxi manovra da 25 miliardi, ad ottobre l’Italia potrebbe evitare altri tagli draconiani o maggiori tasse per 8-10 miliardi”.
Enrico Zanetti parla:
“Un accordo di questo tipo sarebbe un aiuto importante, è evidente. Eviteremmo i rischi di infrazione. Resteremmo sotto il 3% nel rapporto deficit/ Pil. La manovra sarebbe meno complicata, da 15-16 miliardi anziché 23-25, coperta dalla spending review. E saremmo in grado di mantenere tutte le promesse, come il bonus, oltre a scongiurare tagli alle detrazioni fiscali. Non dover fare la correzione da almeno mezzo punto di Pil aiuterebbe, certo. Oltre alla moratoria, è anche tempo di rivedere, nelle sedi tecniche europee, il Pil potenziale dell’Italia. Così com’è — pari a zero — ci penalizza e rende gravosi gli aggiustamenti dei disavanzi strutturali”.
Stefano Fassina, ex viceministro pd dell’Economia, ha messo però in guardia:
“Sarebbe sbagliato vedere la moratoria come una concessione da scambiare ad esempio con minori tutele per i lavoratori. [La verità è che quell’obiettivo di riduzione dello 0,5% annuo del deficit strutturale, cioè al netto del ciclo economico avverso] è assolutamente irrealistico, in uno scenario di recessione come l’odierno”.
Tra l’altro, integra Valentina Conte, quel limite fu fissato con un’inflazione al 2%, mentre ora l’Eurozona si avvia alla deflazione. Questo rende Stefano Fassina drastico:
“Il Six pack non si applica punto. E non per concessione, ma perché il quadro è diverso”.
Ammesso che poi Angela Merkel conceda un po’ di elasticità, Luigi Guiso, economista e docente al Luigi Einaudi Institute for Economics and Finance, mette in guardia:
“Se ci concederanno davvero questo margine, l’impatto sarà minimale sulla recessione. Attenzione poi a non farne un uso cattivo. Il bonus da 80 euro doveva essere finanziato con tagli alla spesa. Allentare questo processo e magari usare la nuova flessibilità per coprire quello sconto fiscale potrebbe essere controproducente. Lo sconto ci toglie qualche castagna dal fuoco nell’immediato, certo non ci aiuta a uscire dalla crisi”.