Tetti stipendi Camera, da gennaio il barbiere prende “solo” 99mila € l’anno…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 settembre 2014 12:54 | Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2014 12:55
Tetti stipendi Camera, da gennaio il barbiere prende "solo" 99mila € l'anno...

Tetti stipendi Camera, da gennaio il barbiere prende “solo” 99mila € l’anno…

ROMA – Il barbiere della Camera da gennaio prenderà “solo” 99mila euro l’anno. E il segretario della Camera “appena” 360mila euro, ma pur sempre 120mila euro in più del Capo dello Stato. Questo l’effetto sugli stipendi dei dipendenti della Camera con il nuovo tetto fissato dal governo e che ridurrà i compensi gradualmente fino al 2018. I sindacati al momento sono ottimisti e sperano che il taglio agli stipendi di Camera e Senato sia bocciato dalla magistratura. Se i tagli andranno avanti, però, si avranno risparmi per 100 milioni di euro.

Diodato Pirone sul Messaggero spiega:

“I presidenti delle due Camere Pietro Grasso (Senato) e Laura Boldrini (Camera) hanno deciso di porre fine alla fase di confronto con i 21 sindacati dei circa 2.200 dipendenti delle Camere e hanno dato mandato alle vicepresidenti Valeria Fedeli (Senato) e Marina Sereni (Camera), che presiedono gli organismi di governo del personale, e che in tutti questi mesi hanno superato mille ostacoli, di procedere senza indugio”.

Dal 1 ottobre partirà dunque la manovra:

“Si perché se da una parte la manovra che partirà domani è una roba obiettivamente epocale per strutture un po’ arrugginite come le due Camere, dall’altra balza subito agli occhi una prima enorme ingiustizia: mentre il capo della Polizia oppure il direttore delle Entrate (che fino al 2011 guadagnavano oltre 600 mila euro annui) si sono visti ridurre di punto in bianco le loro buste paghe, per i dipendenti delle camere si procederà con i guanti gialli: gli stipendi diminuiranno gradualmente per toccare il tetto solo nel 2018”.

Entro i prossimi 4 anni gli stipendi saranno ridotti, ma pur sempre oltre il tetto dei 240mila euro l’anno per le cariche pubbliche:

“Inoltre lo stesso tetto – per gli stipendi più alti delle Camere – di fatto sarà superiore ai 240 mila euro poiché nel calcolo non sono compresi i contributi e alcune indennità. Traduzione: lo stipendio del Segretario Generale della Camera scenderà, si, dagli stratosferici 480 mila euro circa attuali, ma non abbatterà il muro della rispettabilissima somma di 360 mila euro lordi. E non prima del 2018. Si tratta di 120 mila euro in più di quanto lo Stato italiano riconosce al Presidente della Repubblica”.

La proposta, continua il Messaggero, prevede sei differenti tetti:

“La proposta di Camera e Senato infatti propone ben sei tetti per ognuna della principali ”categorie” dei dipendenti delle due strutture. I lavoratori che già superano queste soglie scenderanno gradualmente al loro livello. Chi oggi guadagna di meno non potrà superarli in futuro. Quali sono questi tetti? Questo è il bello: le cifre restano da sogno per la stragrande maggioranza degli italiani. Per gli assistenti e gli operatori tecnici (cioè i lavoratori che hanno compiti importanti ma relativamente semplici) il tetto massimo sarà di 99 mila euro lordi rispetto ai 136.000 previsti oggi dopo 40 anni di contribuzione. A questa ”categoria” appartengono anche i barbieri della Camera che, dunque, vanno a rimetterci ben 37 mila euro”.

Pirone tira poi le somme di stipendi e risparmi:

“Per i collaboratori tecnici si prevede un tetto di 106.000 euro contro gli attuali 152.000. I segretari scendono da quota 156.000 a 115.000 euro. Le retribuzione dei documentaristi (in sostanza dei quadri) non potrà superare i 166.000 euro mentre oggi possono arrivare a 238.000 euro. Infine i consiglieri parlamentari, la professionalità a più alto valore aggiunto, non potranno sforare quota 240.000 contro gli attuali 358.000.
Va sottolineato che la sforbiciata è studiata con accuratezza e non sarà uguale per tutti i super-stipendi. Per quanto possa suscitare ironia ed amarezza, viste le stellari cifre in gioco, il complesso meccanismo dei tagli in sostanza prevede che chi guadagna di più, sia pure gradualmente, perderà soldi più velocemente di chi guadagna di meno.

Complessivamente, sommando i risparmi di ognuno dei quattro anni della manovra, Camera e Senato dovrebbero andare a risparmiare un centinaio di milioni. Una somma notevole perché per la prima volta entrambe le strutture hanno ridotto le loro richieste al Tesoro per alcune decine di milioni e ogni euro risparmiato è benvenuto. E i 21 sindacati? Si rivolgeranno alla magistratura. Per loro l’attacco alle retribuzioni in atto è semplicemente illegittimo e pensano che il giudice del lavoro porrà fine ad ogni gioco. Sarà. Ma con un Pil negativo per il terzo anno consecutivo è proprio così assurdo chiedere qualche sacrificio ai superpagati barbieri di Montecitorio?”