Tfr in busta paga. Matteo Renzi frena, Giorgio Squinzi ha mollato a metà strada

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 ottobre 2014 10:21 | Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2014 10:21
Tfr in busta paga. Matteo Renzi frena, Giorgio Squinzi ha mollato a metà strada

Matteo Renzi e Giorgio Squinzi (Foto LaPresse)

ROMA – Tfr in busta paga, Matteo Renzi frena. Ha capito che regalare ai lavoratori dipendenti soldi che sono già loro non è una idea molto gradita.

“Non posso colpire le aziende privandole di liquidità, so bene che è il settore industriale a trainare la ripresa e dunque va aiutato e sostenuto. Non colpito”,

avrebbe detto Matteo Renzi ai suoi collaboratori per spiegare la probabile frenata sul trattamento di fine rapporto (Tfr) in busta paga, a quanto riferisce Alberto Gentili sul Messaggero di Roma.

L’intenzione era nobile:

“Un progetto nato a Palazzo Chigi per tentare di rilanciare i consumi e superare la recessione”

spiega Alberto Gentili, ma già abortito:

“A consigliare prudenza a Matteo Renzi, ora che il governo deve andare alla guerra sulla riforma del lavoro, non è solo l’altolà del capo degli industriali Giorgio Squinzi. Accade che nelle ultime ore a palazzo Chigi hanno messo a fuoco quando sia difficile garantire una «liquidità alternativa» alle aziende. Come sia tutt’altro che facile spingere l’Abi a girare alle piccole e medie imprese i soldi che dovrebbero arrivare dalla Banca centrale europea. «I soldi di Draghi», li aveva definiti Renzi.

Dalla cronaca di Alberto Gentili non esce benissimo il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi:

“C’è l’amarezza per la «retromarcia» di Squinzi. «Confindustria ci aveva fatto capire di essere d’accordo e per questo eravamo andati avanti», spiega un consigliere economico di Renzi, «ora invece solleva il problema di liquidità delle piccole e medie imprese. A questo punto cerchiamo di trovare una soluzione alternativa di finanziamento. Se non la troviamo, com’è probabile, ci fermiamo. Questa cosa si fa solo se è a costo zero per le aziende»”.

Il travaglio di Confindustria e del suo presidente Squinzi deve essere forte. è la seconda volta in pochi giorni che Giorgio Squinzi cambia le carte in tavola. Era successo sull’art. 18 alla leader della Cgil Susanna Camusso, si amavano come copain e poi lui l’ha scaricata.

C’è poi una ragione di tecnica e strategia politica, avverte Alberto Gentili:

“Evitare di trovarsi contro sia i sindacati che gli industriali. «In queste ore siamo alla prese con la difficile partita della riforma dell’articolo 18, per la quale abbiamo bisogno del sostegno degli imprenditori», sostengono a palazzo Chigi. «E visto che Squinzi scopre di essere contrario all’anticipo del Tfr, meglio rinviare. Il rischio è quello di ritrovarci sotto il fuoco incrociato di Confindustria e sindacati»”.