Tg1 a Commissione Vigilanza: Radio Rai, redazioni già accorpate: un disastro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 settembre 2014 11:25 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2014 11:26
Tg1 a Commissione Vigilanza: Radio Rai, redazioni già accorpate: un disastro

Tg1 a Commissione Vigilanza: Radio Rai, redazioni già accorpate: un disastro

ROMA — Un “durissimo scontro” è in corso tra la redazione del Tg1 e il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, sul progetto di accorpamento dell’informazione Rai in due super direzioni che Gubitosi chiama Newsroom e che urlano contro il buon senso e il senso comune. I malvagi dicono che servono solo a compensare Monica Maggioni, cui il posto attuale di direttrice di Rai News, quello che fu di Corradino Mineo, non basta, del fatto di non aver potuto piazzarla alla guida del Tg1, saldamente retta da un inattaccabile Mario Orfeo.

È il secondo caso importante dopo una sollevazione identica del Tg3, sempre sulle stesse tematiche, sottolinea Paolo Conti sul Corriere della Sera.

In una lettera aperta alla commissione di Vigilanza Rai (come aveva già fatto il Tg3 il 10 settembre), la rdazione del Tg1 afferma:

“Il piano proposto dal direttore generale è un suicidio industriale assistito. Senza la prioritaria riforma della governance della Rai, si mortifica il pluralismo, tendendo verso un’offerta informativa unica (qualcosa che ricorda il “pensiero unico”) tra l’altro perdente in termini di marketing.
“Il modello della prospettata Testata unica si rifà all’esperienza dell’unificazione della radiofonia, che ha prodotto un drammatico fallimento, con il tracollo degli ascolti e la perdita della leadership sul mercato, con un danno economico e di ruolo del servizio pubblico.
“Il Tg1 rappresenta il brand più forte. Non deve morire perché la storia non si cancella. La nostra offerta informativa viene premiata dal pubblico, con lo share in crescita.

I redattori del principale Tg Rai, il Tg1, nota Paolo Conti,

“invitano la commissione di Vigilanza a un Open day a Saxa Rubra «per verificare sul campo il modello informativo, per confrontarsi con i giornalisti del servizio pubblico, per raccogliere idee sulla riforma di sistema della Rai insieme ai Comitati di redazione e all’Usigrai», il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico.
“Infine il Tg1 ha sollecitato il direttore generale «che ha parlato di dipendenti tutti legati alla politica, a fare i nomi, dicendo chi ha sponsorizzato chi, a partire dalle nomine da lui proposte. A dire chi lo ha indicato alla guida della Rai, e perché. Soprattutto a scusarsi, perché per lo stesso principio da lui enunciato non avrebbe dovuto accettare l’incarico»”.

Paolo Conti ricorda la sbandierata riforma di Luigi Gubitosi, che si può solo giustificare col fatto che di giornali e affini e informazione in genere può avere certamente l’esperienza di uno spettatore o lettore ma nulla di più. Gubitosi, insieme è una delle tante eredità lasciate alla povera Italia da Mario Monti, mandata alla Rai insieme con la presidentessa Anna Maria Tarantola, esperienza di lavoro un posto in Banca d’Italia, quella che fa il controcanto a Laura Boldrini sulla sconcezza di Miss Italia, sulla lunghezza delle gonne e su questo livello di problemi.

Luigi Gubiutosi, riassume Paolo Conti,

“ha varato un piano di riforma dell’informazione che punta a un risparmio del 20% nei costi vivi redazionali. Il direttore generale ha previsto la creazione di due uniche strutture: Newsroom 1, che di fatto accorperà Tg1-Tg2-Rai Parlamento, e Newsroom 2, che riunirà Tg3-Rai News-Tgr-Cciss-meteo-Web.
La prospettiva ha provocato la levata di scudi dell’Usigrai e la lettera aperta del Tg3 alla commissione di Vigilanza, la stessa strada scelta ora dal Tg1.
Così si leggeva nel documento: «Il piano più che avere un obiettivo economico sembra averne uno politico: gli accorpamenti delle varie testate, in assenza di una riforma della governance, consegnerebbero alla politica un potere quasi assoluto sull’informazione del servizio pubblico»”.