Rassegna Stampa

Tirreno Power, si allarga l’inchiesta: verifiche su 400 decessi

Tirreno Power, si allarga l'inchiesta: verifiche su 400 decessi

Tirreno Power, si allarga l’inchiesta: verifiche su 400 decessi

ROMA – La Tirreno Power è controllata al 50% da Gaz de France (Gdf-Suez) e partecipata al 39% da Sorgenia del Gruppo Cir della famiglia De Benedetti, insieme alle utility Iren ed Hera, che ne detengono indirettamente il 5,5% a testa.

Indagato – scrive Repubblica – per disastro ambientale dalla procura di Savona Giovanni Gosio, ex direttore generale della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, chiamato a rispondere sulle emissioni degli impianti. La magistratura cerca di capire se queste possano avere una correlazione con l’incremento della mortalità.

L’articolo di Repubblica:

Secondo uno studio elaborato dai consulenti della Procura sulla popolazione residente, emergerebbero dati sui decessi e sulle patologie che potrebbero essere collegati all’attività della centrale termoelettrica. Oltre 400 le persone decedute tra i 1700 adulti che nel tempo sono stati ricoverati per malattie respiratorie e cardiovascolari. Anche se uno studio dell’Arpal avrebbe accertato che le ricadute al suolo di “particolato” sarebbero entro i limiti di legge.
Gosio, 61 anni, si è dimesso due settimane fa: «Per aver concluso il piano industriale» la motivazione dell’azienda. Le sue dimissioni, però, servirebbero ad escludere l’eventuale possibilità di inquinamento delle prove. Gosio è il secondo indagato; l’altro è il direttore dello stabilimento, Pasquale D’Elia. Sotto inchiesta anche un terzo dirigente di cui al momento non si conosce l’identità.
Nello scorso novembre l’azienda aveva presentato la sua “operazione trasparenza” rendendo pubblici, in rete, i dati delle emissioni. «Non ci formalizziamo di fronte all’inchiesta della procura — aveva detto l’ingegner Enrico Erulo, direttore Affari generali — Siamo consapevoli delle preoccupazioni delle persone che vivono in questa zona, ma il nostro impegno è sempre stato quello di fare impresa nel rispetto dell’ambiente ». Per gli ambientalisti, però, rimane sempre in sospeso quello da loro ritenuto un “ricatto occupazionale” (l’ipotesi chiusura) mentre già dal 2007 è in discussione con gli enti locali un progetto di ampliamento dell’impianto.
«In futuro — aveva infatti aggiunto Erulo — se verrà meno il rapporto di fiducia con il territorio Tirreno Power potrebbe anche prendere in considerazione di valutare altri siti per il prosieguo della sua attività. Sappiamo comunque che in gran parte di questa zona si è favorevoli al progetto di investimento, che porterebbe rilevanti benefici anche ambientali». La “Rete savonese fermiamo il carbone”, che raccoglie i principali comitati di residenti, ha però insistito sulle sue posizioni. Nel mirino soprattutto le deroghe alle emissioni concesse dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) ministeriale: «Clamorosamente superiori a quelle previste dalla normativa — hanno sostenuto in uno degli ultimi comunicati — Tanto per fare un esempio, per il monossido di carbonio è stato concesso un limite in concentrazione di ben cinque volte superiore al massimo previsto. Da anni chiediamo perché non risultino controlli pubblici sulle emissioni, ma solo dati forniti dalla stessa azienda».
«Tutti noi in centrale lavoriamo e in questa zona viviamo — ha più volte sottolineato l’ingegner Erulo — Possiamo affermare che vengono rispettate le leggi fatte per tutelare l’ambiente. Lo studio commissionato dalla Regione Liguria ad Asl2 e Ist di Genova, riguardante l’intero territorio provinciale, presentato nel 2008, aveva fornito dati tranquillizzanti non rilevando anomalie significative».
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