Toni Concina, la storia del profugo dalmata diventato sindaco di Orvieto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 febbraio 2015 11:43 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2015 11:43
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L’articolo del Corriere della Sera: “Il profugo dalmata diventato sindaco e il ricordo di Zara”

ROMA – “Noi dalmati siamo sempre stati coesi, non abbiamo mai rotto le scatole a nessuno, avevamo una tradizione veneziana di secoli, massacrata anche fisicamente…e poi non sento di avere niente a che vedere con la popolazione e la situazione di oggi” racconta Toni Concina, profugo dalmata, diploma ad Harvard e dal 2009 fino all’anno scorso, sindaco di Orvieto. L’intervista concessa a Giusi Fasano del Corriere della Sera.

Fortunati vuol dire che li aiutò una coincidenza: «Successe che mia madre nel ‘43 rimase incinta di mia sorella e allora mio padre, che era un ufficiale di complemento, ci mandò nelle Marche, a Sassoferrato, dove saremmo stati più tranquilli. Poi la situazione precipitò e la fine della guerra ci ha colto che eravamo già via dalla nostra terra. Ma gli zii, i miei nonni…quelle loro facce stravolte quando arrivavano, quelle fughe per le vie più impensate…Non siamo più potuti tornare».
Concina ha rimesso piede a Zara una volta soltanto, e l’ha fatto per suo padre che stava morendo. «Me lo chiese lui. Mi disse: “Va’ a vedere la terra, ti prego” e non ho potuto dire di no. È una cosa un po’ patetica, lo so, ma quando arrivai feci quel che fanno i papi, baciai il suolo. Ricordo che non c’erano ancora i telefonini, così cercai un telefono pubblico e chiamai mio padre per dirgli che ero lì, nella nostra città. Si commosse molto». Ogni anno, i ricordi portano polemiche: «C’è chi nega che siano avvenuti i fatti, chi è sicuro che i suoi morti siano più morti degli altri…lasciamo stare. È stata pura ferocia, come quella dell’Isis oggi».