Transnistria, lo Stato che non esiste

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Novembre 2014 15:04 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2014 15:04
Transnistria, lo Stato che non esiste

Transnistria, lo Stato che non esiste

ROMA – “Quando è lo Stato a essere illegale, figuriamoci tutto il resto – scrive Andrea Valdambrini del Fatto Quotidiano –  Ed è proprio il caso di dirlo parlando della Transnistria, una striscia di terra abitata da poco più di mezzo milione di persone che corre per 400 chilometri a est del fiume Dniester tra il confine orientale della Moldavia e le province russofone del sud dell’Ucraina. Ufficialmente la Transnistria dovrebbe essere una provincia autonoma della Moldavia, appunto. Ma in realtà è un territorio filo-russo separatista, una scheggia impazzita dell’ex impero sovietico sopravvissuto alla sua dissoluzione”.

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Ha la sua capitale, Tiraspol, la sua moneta legata al rublo, la sua fetta di armata rossa, un inno e una bandiera a strisce rosse e verde con falce e martello che fanno pensare quasi a uno scherzo della storia in stile Goodbye Lenin ed emette documenti e passaporti proprio come uno Stato sovrano.

LA MOLDAVIA, che politicamente guarda all’Europa, considera il governo di Tiraspol illegittimo, un covo di terroristi sostenuti dai russi che in realtà, invece di esser venuti a occupare, come nella vicina Crimea, non se ne sono mai andati. La comunità internazionale non lo riconosce. Eppure questo Stato, per quanto illegale, esiste davvero. E soprattutto ha delle regole tutte sue. Per esempio quelle che, come ha rivelato la puntata di Report dedicata al caso Moncler, ne fanno il paradiso della delocalizzazione dei marchi di lusso grazie a bassi salari e finto made in Moldavia su cui le autorità europee sembrano chiudere un occhio. Il contrabbando di alcol, per esempio, è una delle attività più lucrative per Tiraspol, che esporta vini, cognac e altri superalcolici sia in Russia che nell’Unione europea grazie alla combinazione di grande quantità e prezzi molto competitivi, quelli che fanno anche la fortuna di una distilleria (in questo caso legale), la storica Kvint di Tiraspol, che da sola produce 10 milioni di litri all’anno di vodka.

SUL CONTRABBANDO lo Stato che non c’è, a dispetto delle sue dimensioni ridotte, non sembra essere secondo a nessuno. Insieme a Russia e Ucraina, la Transnistria è un paradiso per l’export di sigarette contraffatte, che spesso viaggiano verso occidente attraverso la rotta rumena. Non meno rilevante il capitolo che riguarda il traffico di armi. Il sito di giornalismo investigativo rumeno Journalistic Investigation Center riporta una serie di episodi, rivelati da Wikileaks, in cui le autorità di Bucarest avrebbero chiesto spiegazioni alla Russia riguardo al ruolo giocato da quest’ultima nel permettere il passaggio di armi in Romania (e quindi Unione europea) attraverso la confinante Moldavia, senza mai ottenere risposta. Insomma, anche se il volume complessivo del contrabbando (alcol, sigarette e armi) non è mai stato esattamente quantificato dalle autorità di polizia internazionali, la Transnistria è comunemente considerata uno dei principali centri del malaffare del continente. Ma la fortuna di questo non-Stato è più nella geografia che nella storia. Tiraspol si trova in fondo a soli 170 chilometri dal confine orientale dell’Unione europea, il che rende facile l’export dei prodotti di contrabbando. La sua economia dipende quasi interamente dal gas russo, ed è Mosca a garantire protezione al territorio separatista da ben 23 anni con circa 1500 militari. Se davanti al parlamento di Tiraspol, che si chiama ancora Soviet Supremo, sovrastato da bandiere con falce e martello, campeggia una gigantesca statua di Lenin, non c’è nulla di romantico. I russi non se ne andranno. E hanno i loro motivi.