Travaglio interpreta Berlusconi: “Il bonifico annulla la tangente”

Pubblicato il 15 Aprile 2012 11:58 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2012 11:58

Marco Travaglio sul Fatto quotidiano, commenta la spiegazione data da Berlusconi dei soldi elargiti, durante il processo Ruby, a Nicole Minetti e alle gemelle De Vivo. Titolo, senza accento pour cause, Lelemosina”.

Scrive Travaglio: “I bonifici di B. alla Minetti e alle gemelle Eleonora e Imma De Vivo non sono, come potrebbe apparire a un occhio prevenuto, tangenti a tre testimoni nei suoi processi. Ma elemosine, atti di liberalità del noto filantropo a “persone danneggiate da chi ha condotto le indagini”. […] I 257 mila euro all’igienista dentale altro non sono che “un aiuto in un momento di difficoltà”: “Quali altre risorse poteva avere la Minetti per opporsi alla poderosa macchina giudiziaria”, a parte il modesto stipendio di 12 mila euro che le versiamo ogni mese in veste di rappresentante del popolo lombardo? Il caso delle De Vivo (72 mila euro) è ancor più lacrimevole: “Le due ragazze mi hanno messo al corrente di una situazione molto triste di indigenza per l’incursione della magistratura nella loro vita familiare. Dove mai avrebbero potuto trovare un lavoro dopo lo scandalo costruito contro di me?”. Stiamo parlando di due tipe pagate dai contribuenti per partecipare all ’ Isola dei famosi su Rai 2, poi ospiti fisse delle “cene eleganti”, dunque candidate (e scandidate per tener buona Veronica) alle Europee 2009, quindi lanciatissime in Rai da Quelli che il calcio a La vita in diretta, ergo ricoverate in un malsano trilocale di via Olgettina affittato dal rag. Spinelli. Purtroppo, nonostante la professionalità evidente a tutti, ebbero la carriera stroncata dalle toghe rosse”.

Ancora: “Anche David Mills, Gianpi Tarantini e Lele Mora se la passavano male, soprattutto quando dovevano parlare di B. ai giudici: fu così che il filantropo mise mano al portafogli e ne estrasse ora 600 mila dollari, ora 5-600 mila euro, ora 2 milioni. È fatto così”

Così che “Ruby, dopo i primi bonifici, si scordò quel che aveva confidato alle amiche, cioè di aver fatto sesso con B. Invece Imma De Vivo, rimasta a secco, sembrava ricordare meglio quando, il 25. 9. 2010, disse a un’amica: “È diventato pure brutto. Deve solo sganciare. Speriamo che sia più generoso. Io non gli regalo un cazzo”. E così la Minetti, che l’ 11. 1. 2011 scrisse alla Faggioli: “Adesso fa finta di non ricevere chiamate, ma quando si cagherà addosso per Ruby si ricorderà di noi… Non me ne fotte un cazzo se è presidente del Consiglio. È un vecchio e basta. Si comporta da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido”. Chissà se gli aiutini del filantropo faranno effetto anche sulla loro memoria quando, fra breve, saranno chiamate a testimoniare contro B. in tribunale”.

Notare “l’innocenza di quei versamenti, provata dal fatto che “ho usato il bonifico bancario, soldi trasparenti e tracciabili, proprio perché non ho nulla da nascondere”. Eccola, la legge anti-corruzione modello B.: se uno paga tangenti via bonifico, non può essere un corruttore perché, se lo fosse, userebbe i contanti o un conto estero. Teoria copiata dall’arringa di Alberto Sordi in Buonanotte avvocato: “Ma guardatelo! Il mio cliente ha la faccia da ladro! Nessuno con quella faccia farebbe il ladro. Per rubare ci vuole la faccia onesta. Chiedo l’assoluzione perché la faccia non costituisce reato”.