Troppe regole, niente sviluppo. Squinzi: “Grande svantaggio Italia è tutto qui”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 febbraio 2014 9:52 | Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2014 9:53
Troppe regole, niente sviluppo. Squinzi: "Grande svantaggio Italia è tutto qui"

Squinzi (LaPresse)

ROMA – “L’Italia è ostaggio di una burocrazia che assorbe le energie vitali di imprese e cittadini e le distoglie da impieghi più produttivi. Bisogna invertire una rotta che altrimenti ci porterà alla deriva e poi al naufragio. La complicazione burocratica è una delle principali cause dello svantaggio competitivo dell’Italia. Uno svantaggio che sento pesante ogni giorno sulla mia pelle di imprenditore”.

Un grido di dolore quello lanciato otto giorni fa dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, di fronte alla Commissione Bicamerale per la Semplificazione.

Scrive Tedoro Chiarelli sulla Stampa:

Come dargli torto, di fronte a casi come quello di Del Conca: 10 mesi per aprire un nuovo stabilimento negli Stati Uniti, 10 anni (e non è ancora finita) per ampliare la fabbrica di San Clemente, nell’entroterra di Rimini. «Per carità – allarga le braccia Mularoni, numero uno del gruppo Del Conca – ci sono adempimenti da rispettare. Ma in tempi umani, altrimenti i treni passano e li perdiamo». Perché un’azienda ha la necessità di programmare lo sviluppo, il mercato non aspetta. E il Paese perde competitività (dato Istat di ieri: siamo ultimi in Europa).

Christian D’Andrea, sindaco di San Clemente, non ci sta, però, a farsi crocifiggere. «Il comune – spiega – è vittima a sua volta di un sistema che va rivisto. La fabbrica della Del Conca sorge in un’area vicino al fiume a massima tutela ambientale in base a una legge regionale. Per fare qualsiasi cosa, anche un progetto di sviluppo, bisogna andare in conferenza dei servizi dove sono coinvolti un mucchio di enti: Regione, Provincia, Comune, Asl, Ente di bacino, Arpal, Sovrintendenza, eccetera. Ognuno dice la sua e chiede le sue belle carte». Se poi manca un foglio, si ferma tutto e si rinvia. E Dio solo sa quanto tempo occorre per rimettere insieme tutti. Così passano i mesi e gli anni: 10 in questo caso. «Ma se la prossima conferenza dei servizi, a marzo, si chiude positivamente, entro fine anno i lavori potrebbero partire». Appunto: se.

Purtroppo di storie di ordinaria follia burocratica come questa è ricco il Belpaese. Una riguarda da vicino proprio Squinzi e lo storico marchio Vinavil che il suo gruppo Mapei controlla. Lo ha ricordato lo stesso presidente degli industriali in Parlamento. Due anni e 10 mesi di attesa per avere la valutazione di impatto ambientale peruna nuova linea produttiva a Ravenna. Nel frattempo importanti commesse sono finite a Monaco. Per autorizzazioni simili nel Canton Ticino sono sufficienti 60 giorni. Gian Luca Rana, figlio del mitico Giovanni, ha raccontato la tempistica per il nuovo stabilimento vicino a Chicago, Stati Uniti: licenza edilizia in 15 giorni, 48 ore per una variante al progetto, 10 mesi per costruire lo stabilimento. In Italia, per la fabbrica a Verona ci sono voluti sette anni. Un aneddoto: il funzionario comunale addetto al sopralluogo finale, con lo stabilimento pronto a partire, si è fatto aspettare tre settimane. Non c’era l’auto di servizio, non poteva utilizzare un taxi o un bus perché non gli sarebbe stato rimborsato, né poteva accettare un’auto della Rana «perché non sta bene». E’ arrivato solo quando i colleghi gli hanno lasciato l’auto di servizio (…)