Turismo, lo spreco da 90 mln dei fondi: indagine su Promuovitalia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Ottobre 2014 9:39 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2014 9:40
Turismo, lo spreco da 90 mln dei fondi: indagine su Promuovitalia

Turismo, lo spreco da 90 mln dei fondi: indagine su Promuovitalia

ROMA – Abuso d’ufficio e fatture false sono al centro dell’indagine sugli enti di promozione turistica del Ministero dei Beni Culturali. L’inchiesta Finanziamenti destinati alle Regioni per investire in mestieri innovativi e sui giovani: gestiti da Promuovitalia e finiti in parte nelle tasche di imprese amiche che usavano manodopera a basso costo. Nel mirino il braccio operativo dell’Enit, in liquidazione, al centro di tre indagini della procura di Roma.

Scrivono Daniele Autieri e Roberta Rei su Repubblica:

Antonio ha 62 anni e fa il cameriere d’albergo a Pompei. Svetlana, una signora russa di 57 anni, lavora in un grosso centro turistico di Reggio Calabria. Maria, raggiunti i 60, è stata arruolata in un ristorante nel cuore di Napoli. A 63 anni, Giuseppe ha realizzato il suo sogno: “studiare” da pasticcere in un bar del comune di San Rufo, in provincia di Napoli. Nomi di fantasia, storie vere che raccontano come sono stati spesi i soldi comunitari destinati alla formazione di professioni innovative nel settore del turismo. Non giovani con una prospettiva di crescita e inserimento lavorativo, ma ex-massaie, disoccupati o pensionati ai quali è stata data una seconda opportunità. La loro è una partita che vale 90 milioni di euro, gestita da Promuovitalia (società pubblica controllata al 100 per cento dall’Enit) e iniziata nel 2005 sotto il cappello del progetto “Sviluppo&Formazione” che prevedeva lo stanziamento di fondi comunitari e dello Stato italiano (ripartiti al 50 per cento) per inserire nel mondo del lavoro le categorie più svantaggiate del Sud.

Ma negli anni i propositi sono naufragati, alimentando una fucina di manodopera a basso costo, sfruttata per far girare gli ingranaggi di imprese amiche. Solo nel 2014 sono oltre 1.000 i tirocinanti impegnati nel progetto e per ciascuno di loro è prevista un’indennità di partecipazione di 750 euro lordi pagata dalla Ue e dallo Stato. L’impresa, da parte sua, non tira fuori un euro, anzi riceve un’indennità di 300 euro come rimborso per il tutoraggio. A beneficiare di questa manodopera sono quindi le aziende, per la maggior parte grosse catene alberghiere del Sud, come il Grand Hotel Baia Verde di Acicastello, in Sicilia, che grazie al progetto ha arruolato ben 7 camerieri. E così, invece di start up, produttori di contenuti digitali, portali web, la selezione delle imprese ha privilegiato bowling, centri estetici, bar, pasticcerie, hotel, ristoranti. Tutti ufficialmente impegnati a formare “figure innovative” così come deve aver fatto l’Istituto superiore di scienze religiose di Reggio Calabria dove, tra volumi in latino e immagini di santi, sono finiti due tirocinanti, un archivista e un addetto al museo, beneficiari dei fondi distribuiti a pioggia dalla generosità di Promuovitalia .

Quello di Reggio è solo un caso su mille, e forse il meno eclatante, pescato all’interno di una giostra di sprechi, clientele e prebende che va avanti da anni e che non accenna a diminuire neanche oggi, dopo che il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ha commissariato l’Enit e messo in liquidazione Promuovitalia, suo braccio operativo. Tutta la storia è scritta in un documento riservato (di cui Repubblica è in possesso) che certifica come negli ultimi anni sono stati spesi i soldi dell’Unione europea per circa 10.000 tirocini formativi. Denari che arrivano a Promuovitalia insieme ai fondi dello Stato italiano e che vengono poi dirottati a beneficio dei tirocinanti, scelti insieme all’azienda che li formerà. Questo solo in teoria. Perché oggi, a fronte dell’errato utilizzo dei fondi, è reale il rischio che l’Unione decertifichi la spesa e che si sfili dalla concessione della sua parte, lasciando allo Stato italiano l’intero peso finanziario dello stanziamento.

I soldi dell’Ue sono finiti in tanti rivoli e il ventaglio degli sprechi e delle clientele ha coinvolto ogni voce di spesa, compresi gli affitti per i tirocinanti fuorisede. Nella gestione tutta personale dei soldi pubblici accade infatti che un dirigente di Promuovitalia dirotti un piccolo esercito di tirocinanti nella sua Piacenza riuscendo a farli alloggiare nelle case intestate a sua madre. Un gioco facile, in parte continuato anche dopo il decesso della signora, che funziona in questo modo: lo Stato e l’Ue pagano l’alloggio ai giovani provenienti da altre province per essere formati, e ad incassare c’è lo stesso dirigente che gestisce il progetto. L’uomo si chiama Antonino Bussandri ed è oggi indagato nell’ambito di uno dei filoni d’inchiesta aperto su Promuovitalia. Il dirigente dovrà giustificare agli uomini della Guardia di Finanza i circa 360mila euro guadagnati negli anni grazie all’affitto degli appartamenti. La strana vicenda è stata peraltro denunciata oltre un anno fa al consiglio di amministrazione dell’azienda, senza però che questo sia intervenuto per prendere provvedimenti o sanzionare il manager. Anzi, il dirigente che aveva sporto denuncia è stato prima ridimensionato nei poteri e in seconda battuta licenziato (…)