Umberto Veronesi annuncia la successione alla guida dell’Istituto da lui fondato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 settembre 2014 10:03 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2014 10:03
Umberto Veronesi annuncia la successione

Umberto Veronesi (LaPresse)

ROMA – “Avanti i giovani: ho deciso di lasciare la direzione scientifica come atto d’amore e responsabilità verso lo Ieo, l’Istituto europeo di oncologia che ho fondato vent’anni fa. Il mio contratto scadeva del dicembre 2016, ma ho preferito anticipare. In modo di avere più tempo per trasferire le mie conoscenze e confidare qualche segreto ai miei collaboratori…”. Umberto Veronesi, 89 anni a novembre, l’oncologo più famoso d’Italia, racconta con grande serenità la storica decisione che meditava da tempo: lasciare il suo incarico a una squadra di sostituti.

Non proprio giovanissimi, in realtà: Roberto Orecchia, 62 anni, attuale direttore della Radioterapia, come direttore scientifico, lo scienziato Pier Giuseppe Pelicci, 58 anni, come direttore della ricerca, a cui si aggiungerà una terza figura, ancora da nominare, esperto in studi traslazionali, che faccia da ponte tra ricerca e clinica.

L’intervista di Carlo Brambilla su Repubblica:

Professor Veronesi, facciamo un po’ di dietrologia. Perché ha deciso di lasciare la direzione scientifica dello Ieo prima del tempo? Qualcuno voleva lei mollasse?

«Non credo. Forse ci sarà qualcuno contento che io lasci l’incarico, ma certamente non qui dentro, non allo Ieo. Sono tranquillo. Sto bene e ho superato felicemente qualche problema avuto nei mesi scorsi alla colonna vertebrale. Ho preferito anticipare il mio ritiro per rispetto all’Istituto. Avrei potuto rimanere. Non preoccuparmi del dopo. Ma la filosofia del “dopo di me il diluvio” non mi appartiene. Sarebbe stata un errore».

Lei ha due figli, famosi chirurghi con incarichi importanti all’interno dello Ieo. Paolo, direttore dell’Unità di chirurgia senologica e Giulia, direttore dell’Unità di ricerca diagnosi precoce del tumore al polmone. Non ha pensato a loro per la successione?

«No. Non è una carica ereditaria che si trasmette di padre in figlio ».

Chi sarà il terzo componente della squadra direttiva, con Orecchia e Pelicci?

«Non abbiamo ancora deciso. Mi piacerebbe pensare a un ricercatore italiano che attualmente lavora negli Stati Uniti. In modo da dare un segnale sul ritorno dei cervelli in Italia».

Quali sono le nuove frontiere scientifiche nella guerra al cancro a cui lei, come direttore emerito dello Ieo, si impegnerà?

«La grande sfida futura sarà quella di riuscire a diagnosticare i tumori prima che si manifestino. Per esempio attraverso lo studio del Dna tumorale circolante. Ogni tumore lascia circolare nelle cellule frammenti di Dna. Seguendo queste tracce potremo scoprire il tumore prima e curarlo con maggiore efficacia. E penso ai grandi sviluppi futuri della terapia protonica, che utilizza fasci di protoni particolarmente efficaci per colpire il tumore. Penso alla frontiera dei nuovi farmaci».

Cosa si può fare sul fronte dell’umanizzazione della medicina?

«La filosofia dello Ieo, a cui tengo in modo particolare, è quella di porre il paziente al centro. È fondamentale che i medici imparino ad ascoltare a lungo. Per quella che io chiamo “medicina narrativa”: tu medico devi imparare a stare zitto, non devi mai essere frettoloso o credere di avere capito subito. Il rapporto con il paziente è fondamentale. Sta alla base di qualsiasi scelta terapeutica. Lo continuerò a ripetere » (…)