Umberto Veronesi, lettera al Corriere: “La marijuana è nociva ma lo spaccio mafioso di più”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 luglio 2015 10:26 | Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2015 10:26
(foto Ansa)

(foto Ansa)

ROMA – “La marijuana è nociva ma lo spaccio mafioso di più” spiega e scrive Umberto Veronesi dalla pagine del Corriere della Sera. Per Veronesi “sicuramente la marijuana è dannosa per la salute” ma il vero problema è contrastare il traffico internazionale.

La lettera di Umberto Veronesi al Corriere della Sera:  (…) Il nostro Parlamento non è solo e isolato, come accennavo, nell’affrontare questo tema e i dati disponibili sono coerenti nel confermare che il proibizionismo non diminuisce il consumo di cannabis e aumenta la criminalità che ne controlla il mercato. Abbiamo anche l’esempio concreto di cosa succede invece se dal divieto si passa alla liberalizzazione, come è avvenuto nello Stato del Colorado, che nel gennaio 2014 ha autorizzato il consumo di cannabis ad uso ricreativo. Recentemente il Dipartimento di polizia del Colorado ha ufficialmente dichiarato che in un anno il tasso di criminalità è sceso del 5,6 per cento, mentre il consumo non è aumentato. In proporzioni diverse, l’esperienza in questo Stato di oltre 5 milioni di abitanti, ricalca la vicenda nazionale Usa degli anni 20 in tema di alcol, quando il National Prohibition Act fu annullato perché il mercato nero e la criminalità che lo gestiva in toto erano diventati incontrollabili e il tasso di alcolismo rimaneva inalterato nel Paese.

Del resto oggi siamo di fronte a una svolta culturale a livello mondiale. A fine 2013 l’Uruguay è stato il primo Paese al mondo a legalizzare la produzione, distribuzione e vendita della cannabis. A gennaio 2014, subito dopo il Colorado, anche lo Stato di Washington ha liberalizzato la cannabis. A luglio 2014 il New York Times ha preso una posizione decisa a favore della legalizzazione della marijuana, cambiando, con gran coraggio, la sua linea da sempre favorevole alla proibizione. A novembre 2014 in Oregon, Alaska e California si è tenuto un referendum che ha nell’insieme decretato la fine del proibizionismo.

Per non perderci in teorie basta anche riflettere sulla questione del fumo di sigarette. Il tabagismo è riconosciuto fra i più gravi problemi socio sanitari internazionali. Eppure le sigarette non si proibiscono, anzi nel nostro Paese sono Monopolio di Stato. Non è sfuggito in questo caso ai governi che il mercato che nascerebbe da un divieto avrebbe proporzioni planetarie e sarebbe interamente nelle potenti mani della criminalità. Se non riusciamo a dissuadere i nostri figli dal fumare sigarette e spinelli, almeno non buttiamoli nelle braccia delle mafie.